martedì 30 settembre 2014

FACCIAMO IL PUNTO SU : IL ROMANTICISMO



Il Romanticismo fu un vasto movimento di pensiero che caratterizzò le tendenze e le manifestazioni culturali europee della prima metà dell’Ottocento.
La genesi storico-filosofica va ricercata nella crisi dell’Illuminismo e nella delusione che fece seguito in Europa al fallimento degli ideali libertari innescati dalla Rivoluzione francese, fallimento testimoniato dapprima dall’assolutismo dell’Impero napoleonico, poi dal nuovo assetto geopolitico scaturito dalla Restaurazione (Congresso di Vienna, 1814-15).
 In Inghilterra le tendenze preromantiche si manifestano già alla metà del Settecento nella poesia sepolcrale e notturna di autori come EDWARD YOUNG (Pensieri notturni 1774), THOMAS GRAY (Elegia scritta in un cimitero di campagna 1751), HORACE WALPOLE (Il castello di Otranto 1764), JAMES MACPHERSON (I Canti di Ossian, che egli fece passare per antico epos nordico; I Canti di Ossian furono noti in Italia dalla traduzione di Melchiorre Cesarotti). Queste opere narrano storie leggendarie d’amore e di morte che si svolgono sullo sfondo di una natura selvaggia e ostile, pervasa dal gusto del patetico, dell’orrido.
 In Germania chiare tendenze preromantiche si ravvisano nella nascita del movimento STURM UND DRUNG (Tempesta e assalto), fiorito tra il 1770 e il 1785, derivando il titolo dal nome di un dramma di Friedrich Klinger (1752-1831). Tale movimento, che rifiutava il rigido accademismo della poetica neoclassica rivendicando l’assoluta libertà creativa del poeta, ebbe tra i maggiori teorici e sostenitori gli scrittori e filosofi Johann Georg Hamann (1730-88), e Johann Gottfried Herder (1744-1803), i quali delinearono la figura creativa e l'originalità spirituale del “genio” artistico in alternativa alla tradizionale cultura letteraria adagiatasi nelle proprie convenzioni borghesi. Nell’ambito dello Sturm und Drung fecero le prime esperienze poetiche J.Wolfang Ghoete e Friedrich Schiller.
 In Italia tracce di tendenze preromantiche si avvertono alla fine del Settecento nelle opere di G. Parini e di V. Alfieri . Quest’ultimo, in particolare, polemizzando con gli esiti della Rivoluzione francese, aveva rivendicato l’importanza della componente spirituale, la sacralità di valori quali l’individualismo, il titanismo, l’amor di patria e il soggettivismo artistico, in contrapposizione all’egualitarismo, al razionalismo meccanicista, al determinismo della filosofia illuministica.
Attraverso l’opera di questi intellettuali “preromantici” entrano in circolazione ed acquistano forte rilevanza alcuni motivi ed atteggiamenti che vanno contro la letteratura del buon senso e del garbo, contro il classicismo della cultura salottiera e aggraziata dominante tra Settecento e Ottocento.

 Il termine “Romantic” fu usato per la prima volta con connotazione dispregiativa dai razionalisti inglesi alla fine del Seicento in riferimento a narrazioni dal carattere fantastico e irreale. Ancora durante il Settecento razionalista il termine designava cose lontane dalla realtà, incredibili, “romanzesche”. La rivalutazione del vocabolo avviene in Francia per opera di J.J. Rousseau (1712-1778) che lo usò per indicare gli aspetti suggestivi di un paesaggio e le sensazioni patetico-malinconiche che il paesaggio suscitava nell’osservatore.
Questa identificazione tra “romantico” e “pittoresco, malinconico” venne ripresa in seguito d alcuni intellettuali tedeschi, che arricchirono di ulteriori sfumature di significato la parola: questa venne quindi a qualificare l’irrequieta sensibilità dei poeti moderni, che contrapponevano l’innocenza e la forza dei sentimenti alle rigide astrazioni dell’intelletto. I fratelli Schlegel in sede di critica letteraria usarono il termine “Romantico” per indicare la nuova poesia, ingenua , sentimentale ed infinita, contrapposta a quella dotta e stereotipata di imitazione classica. Madame De Stael, infine, col suo libro “De l’Allemagne”, lo diffuse in tutta Europa.

CARATTERI FONDAMENTALI DEL ROMANTICISMO:
 IRRAZIONALISMO, ESALTAZIONE DEL SENTIMENTO, FRATTURA TRA L’IO E IL MONDO
 ESALTAZIONE DELL’INDIVIDUO, INTESO COME ESSERE UNICO E IRRIPETIBILE (ACCENTUATO INDIVIDUALISMO)
 ESALTAZIONE DELL’EROE RIBELLE (TITANISMO)
 ESALTAZIONE DELLE TEMATICHE RELIGIOSE E SPIRITUALISTICHE
 MISTICISMO O PANTEISMO NEI CONFRONTI DELLA NATURA
 RINNOVATO SENSO DI IDENTITA’ NAZIONALE; RISCOPERTA DEL VALORE DELLA STORIA E DELLE TRADIZIONI POPOLARI (STORICISMO)
 L’ ARTE INTESA COME ASSOLUTA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE ; ESALTAZIONE DEL GENIO AL DI FUORI DELLE REGOLE. Nella prospettiva secondo la quale i Romantici intendono il sentimento, l’istinto, la fantasia intese come forze primarie, non soggette alle regole generali della ragione, confluiscono i concetti di “entusiasmo” e di “sublime”: il concetto di sublime è quello che caratterizza l’arte vera, dominata da sentimento, istinto e fantasia, che non produce un limpido diletto, ma al contrario genera un sentimento di smarrimento, struggimento ed inquietudine.

Il Romanticismo, che ebbe il suo centro di irradiamento in Germania, fu un fenomeno a carattere europeo; dunque, ciascuna nazione sviluppò una poetica romantica in conformità alla proprio contesto storico- politico e alla propria tradizione culturale.
In Germania, culla del R., questo movimento ebbe un carattere prevalentemente filosofico-mistico, fondato sulla nuova intuizione della realtà in “fieri” e proteso alla conquista dell’assoluto e dell’infinito: “la poesia romantica è in continuo divenire; anzi questa è la sua vera essenza: che può soltanto divenire, mai essere” (F. Schlegel, Frammenti, 1798).
Oltre ai fratelli Friedrich e August Schlegel, altro teorico tedesco della poesia romantica fu Friedrich Schiller, autore del saggio “ Sulla poesia ingenua e sentimentale” (1796); secondo Schiller la poesia moderna (romantica) si caratterizza essenzialmente come “sentimentale” in opposizione alla poesia “ingenua” e primitiva, che domina presso gli antichi. Mentre la poesia ingenua è “naturale” ed è legata agli oggetti della realtà sensibile attraverso un rapporto diretto, la poesia moderna (romantica, sentimentale) coglie la divaricazione tra reale e ideale, evoca l’indefinito, unifica il visibile e l’invisibile, rispecchia la condizione dilemmatica e drammatica dell’uomo contemporaneo.
Organo di diffusione del Romanticismo tedesco fu la rivista “Athenaeum” fondata e diretta da F.Schlegel.

Il Romanticismo inglese ebbe un carattere panico-nostalgico, volto a fondere l’Io individuale con la natura in un
abbandono fiducioso e totale: la Natura intesa panteisticamente, può essere “letta” come terreno di rivelazione del divino o comunque di forze mistiche e metafisiche. A tal proposito ricordiamo: P.B. Shelley (1792-1822), e la sua celebre "Ode to the west wind"; W. Wordsworth e S. Coleridge, autori delle "Lirycal Ballads" la cui prefazione fu assunta come “ Manifesto” del Romanticismo inglese.
Altri interpreti del Romanticismo inglese furono J. Keats. e G. Byron, cantore degli ideali di Patria, di libertà, di indipendenza.
Il movimento romantico francese, sorto più tardi rispetto a quello tedesco, ebbe tra i maggiori interpreti il poeta Alphonse de Lamartine, con le sue raccolte poetiche, e Victor Hugo. Il Romanticismo francese risentì dei principi della grande rivoluzione ed ebbe un carattere umanitario-sociale, volto all’affratellamento universale ed al riscatto dgli oppressi. Suo manifesto è considerata la prefazione alla tragedia "Cromwell" di V. Hugo.

TEMI DELLA POESIA ROMANTICA
Un dato certo del Romanticismo è che nessun fenomeno si presenta in maniera univoca: tipica della condizione romantica è l’oscillazione di stati d’animo e la frequente ambivalenza degli atteggiamenti e delle posizioni ideologiche. Così, prendendo in esame alcune manifestazioni della cultura romantica, ad esempio la figura del poeta, la concezione della lirica, del dramma o del romanzo, è evidente che dobbiamo segnare una prima distinzione tra le poetiche dell’io e le poetiche della realtà.
 LE POETICHE DELL’IO sono manifestazioni che nascono dall’esigenza dello scrittore di trovar compenso alle proprie frustrazioni, di origine psicologica e sociale e pongono perciò al centro dell’universo artistico la figura del poeta considerato essere unico e irripetibile. Quanto più lo scrittore si sente sradicato dalla società che lo circonda, solo e incompreso, tanto più ne fa la condizione della propria superiorità, l’aureola del proprio martirio ed eroismo. LA FIGURA DEL POETA viene affiancata a quella del sacerdote: egli viene ad essere profeta e guida dell’umanità , diviene un essere capace di cogliere con la forza dell’intuizione e con lo slancio del sentimento le più alte e misteriose verità; un essere che non ha bisogno di imitare la Natura perché la forza vitale della natura si esprime attraverso la sua voce; un essere che guarda alla realtà soltanto per pronunziare parole profetiche e concepire utopie. Nel poeta viene messa nel massimo risalto l’interiorità, lontana dalla perturbazioni della vita e libera di e libera di sprofondare negli abissi più insondabili dell’inconscio o di elevarsi e identificarsi con lo slancio vitale dell’universo.IL TITANISMO ROMANTICO, l’enfasi con cui viene innalzato l’io dello scrittore al di sopra della comune umanità, non si esaurisce nell’autoesaltazione, ma finisce per tradursi in un impegno politico e sociale, tanto che molti poeti romantici si fanno assertori di libertà e difensori dell’indipendenza nazionale. L’esempio più noto del TITANISMO ROMANTICO, al di là delle tracce riscontrabili nelle opere del Foscolo, rimane quello leopardiano della canzone “All’Italia” che raggiunge la massima tensione oratoria nei versi “L’armi, qua l’armi: io solo/combatterò, procomberò sol io./ Dammi, o ciel, che sia foco/ agli italici petti il sangue mio”.
LE POETICHE DELL’IO TROVANO ESPRESSIONE PREVALENTEMENTE NELLA LIRICA.
• Un tema costante nelle liriche romantiche è IL DISAGIO DEL POETA NEL MONDO: il conflitto con la società, il rapporto dell’uomo con la natura ( sentita come madre o come matrigna, come forza benefica o come potenza ostile e misteriosa), il sentimento di solitudine e di infelicità, l’inesorabile scorrere del tempo e il doloroso destino di morte a cui gli uomini non possono sottrarsi.
• Al tema del disagio del poeta è collegato IL TEMA DEL RIFUGIO NELLA INTERIORITA’ (INDIVIDUALISMO) sentita come realtà più pura e più vera di quella materiale e sociale. L’infinito, l’ignoto, il notturno, l’ineffabile, il nulla eterno diventano i poli di attrazione della fantasia poetica che tende a forzare o ad indebolire i limiti dell’esperienza oggettiva e ad abbandonarsi alla voluttà del fiabesco, dello slancio mistico, dell’irrazionale. LA POESIA , L’ARTE, LA BELLEZZA rappresentano ideali superiori, che oppongono il godimento estetico alla triste realtà dell’esistenza.
• Sotto il segno dell’individualismo si pone IL TEMA DEL TITANISMO E DELLA LIBERTA’ POLITICA: temi che ebbero largo corso nel periodo della Restaurazione e attraverso i quali il poeta aspirava ad ergersi a guida del suo popolo, coscienza morale della nazione.
IL TEMA DELL’AMORE inteso come forza travolgente che spesso si scontra con le convenzioni e, in alcuni casi, è destinato a sublimarsi in forme ideali e a trovare una soluzione solo nella morte (Leopardi) o addirittura nel suicidio (Flaubert) Le eroine romantiche sono animate dalla passione e i loro amori sono tormentati e a volte irrealizzabili. Su tutto domina, spesso, l’elemento irrazionale.
• Su tutto domina la figura del POETA la sua sofferenza, i suoi languori, la sua ribellione alle convenzioni e alle leggi codificate, il suo modo di sentire la vita, l’arte e la morte. Nella concezione romantica, LA POESIA e, più in generale, l’ARTE non devono più basarsi sul principio classico di imitazione, né sul principio classicistico del “bello ideale” (arte greco-romana). L’arte e la poesia devono prescindere da tutte le regole della tradizione retorica, da tutti i modelli precostituiti, giudicati piuttosto come gabbie soffocanti di regole, che impediscono il dispiegarsi della verità più profonda dell’arte nemiche della spontaneità e della creatività. L’arte deve rappresentare l’assoluta libertà d’ispirazione e di espressione del poeta : l’arte deve scaturire da un contatto creativo tra l’artista e la natura, che rappresentano i poli distinti di un rapporto dialettico fatto di attrazione, fascino, mistero, dolore, anelito all’infinito.
 LE POETICHE DELLA REALTA’, anch’esse sorte nel solco della cultura romantica, trovarono applicazione prevalentemente nell’opera narrativa, soprattutto nel ROMANZO. Il Romanzo ottocentesco, predilige tematiche di adesione al vero storico; l’opera d’arte deve riprodurre la verità, e lo scrittore ha il dovere non soltanto estetico, ma anche etico, di far agire i suoi personaggi nel quadro complesso della realtà sociale (vedi Victor Hugo, I miserabili; A. Manzoni,I promessi sposi). Il nuovo romanzo ottocentesco, lungi dal limitarsi a tracciare la vicenda psicologica di pochi protagonisti, come nei romanzi epistolari del Settecento (Richardson, Rousseau, Goethe, Foscolo), tende a cogliere la dinamica sempre più complessa della società capitalistica, a descrivere gli intrecci tra il bene e il male, tra le azioni nobili e quelle più basse. Il più grande dei romanzieri europei dell’Ottocento, Honoré De Balzac, riproduce un mosaico di personaggi attinti dalla complessa realtà sociale, espone un inventario di vizi e virtù, rappresenta la storia dei costumi di un’intera civiltà, sempre alla ricerca delle cause che determinano gli effetti sociali.
Cfr. Riccardo Marchese, Letteratura e realtà, vol.3, “Dall’età napoleonica a Verga”.

LA COMUNICAZIONE E I TESTI




 Un TESTO, in generale, è un atto comunicativo che consente ad un EMITTENTE di trasmettere un MESSAGGIO al suo DESTINATARIO. Il testo è costituito, infatti, da un insieme di frasi collegate tra loro da una rete di rapporti.Tra i caratteri fondamentali del testo ricordiamo l'organicità e la compiutezza; il legame con una determinata situazione comunicativa , che dipende sia dagli obiettivi di chi produce il testo (l'emittente, che parla o scrive) sia dalle esigenze di chi riceve ( il ricevente, che ascolta o legge. Un testo può essere orale o scritto (una conversazione, una lezione, un articolo di giornale, una poesia, una romanzo).
Per comunicare, l’emittente utilizzerà un CODICE che può essere verbale o non verbale: i Codici verbali si affidano alle parole. Il Linguaggio verbale è, infatti, un codice organizzato di Segni ( ad es. le lettere dell’alfabeto) che può essere utilizzato sia in forma scritta che in forma orale. I codici non verbali si affidano a segni, che sono immagini, simboli, suoni. Tra i codici non verbali ricordiamo i Codici visivi e i Codici sonori. Vi sono, infine, i Codici misti, che impiegano parole insieme a segni di altro tipo, come il linguaggio dei fumetti - immagini e parole – il linguaggio della pubblicità – immagini, parole, suoni) e un CANALE ( cellulare, internet). L’intera comunicazione si svolgerà in un CONTESTO rispetto al quale il messaggio potrà fare riferimento.



 I protagonisti della comunicazione
Il linguista russo Roman Jakobson (1896-1982) - uno dei grandi padri fondatori della Linguistica moderna insieme al linguista gineverino Ferdinand de Saussurre(1857- 1913) e al filosofo viennese Ludwig Wittgenstein (1898-1951) - ha elaborato uno schema che indica gli elementi costitutivi di un processo linguistico.
Nella elaborazione teorica di R. Jakobson, ciascun processo di comunicazione necessita di 6 elementi:
EMITTENTE -MESSAGGIO - DESTINATARIO - CANALE - CODICE - CONTESTO.

[Oltre a R. Jakobson, ricordiamo in particolare il linguista ginevrino Ferdinand de Saussurre (1857-1913), il filosofo viennese Ludwig Wittgenstein (1898-1951). Ferdinand de Saussurre, agli inizi del 900, ha posto le basi della Linguistica moderna nel suo "Corso di Linguistica Generale" (1916) con l'esposizione teorica di due nodi concettuali: l'opposizione Significante/Significato e l'opposizione Langue/Parole. Questi concetti sono stati e restano alla base di tutti i successivi studi che a partire dalla Linguistica arrivano fino alle più recenti teorie che riguardano le Scienze della comunicazione].



I TESTI SI SUDDIVIDONO IN: TESTI LETTERARI E TESTI NON LETTERARI
 I TESTI NON LETTERARI sono quelli a carattere pratico e pragmatico : sono quelli finalizzati a fornire informazioni al lettore, oppure a convincere e a persuadere (vedi, in particolare: testi descrittivi, espositivi, argomentativi, regolativi);
 I TESTI LETTERARI sono quelli finalizzati a suscitare emozioni, sensazioni, stati d’animo; hanno lo scopo non tanto di persuadere, quanto di intrattenere e dilettare il lettore. Essi si suddividono in TESTI POETICI, TESTI TEATRALI, TESTI NARRATIVI ( FAVOLA E FIABA, NOVELLA, RACCONTO, ROMANZO).

LABORATORIO DI SCRITTURA: LA PARAFRASI

lunedì 22 settembre 2014

LA STORIOGRAFIA E LA BIOGRAFIA



La Storiografia, come molti altri generi letterari antichi, nacque in Grecia in tempi assai antichi, già a partire dal VI sec. a. C. con l’attività letteraria dei cosiddetti logografi, i quali descrivevano i luoghi, gli usi e costumi dei popoli con i quali venivano a contatto nei loro viaggi.
A poco a poco dalla Logografia ebbe origine la Storiografia e ciò avvenne allorché agli interessi puramente etnogeografici (usi, costumi) subentrarono quelli più specificatamente storici. Il primo autore che potremmo definire “storico” è ERODOTO DI ALICARNASSO (484-430 a.C.), definito a tal proposito il “padre” dell genere storiografico.
Dopo Erodoto, il primo grande autore storico greco è TUCIDIDE di Atene (460-400), autore della celebre Guerra del Peloponneso, che con straordinaria capacità di analisi descrive il conflitto che condusse alla distruzione della egemonia ateniese, e quindi alla dissoluzione della Polis. Tucidide è considerato il fondatore del metodo storiografico: attento all’informazione precisa, all’utilizzo diretto delle fonti storiche, all’impiego di una documentazione rigorosa e scientifica basata su documenti originali, all’esposizione di fatti ordinati cronologicamente, all’acuta valutazione del fatto storico e all’inquadramento di esso all’interno di una più ampia visione che riguarda tutta la storia greca.
Dopo Tucidide, in età ellenistica (323- 31 a.C) la storiografia di stampo tucidideo declina e si diffonde piuttosto il genere della Biografia, legata spesso ad opere che raccontano le gesta eroiche di Alessandro Magno.
La Storiografia in senso stretto trovò più tardi un autorevole esponente nel grande storico greco POLIBIO di Megalopoli (II sec. a. C.). Deportato a Roma dopo la Battaglia di Pidna (168 a C.) ed inserito nel Circolo filoellenico degli Scipioni, Polibio fu cultore di una storiografia che, alla stregua dell’ideale tucidideo, fosse attenta all’informazione precisa, all’utilizzo di una documentazione rigorosa e scientifica basata su documenti originali e ben documentati. Per Polibio, come già era accaduto per Tucidide, la Storia e quindi anche l’opera storica, assume un carattere pragmatico ed universale, poiché da essa scaturiscono direttamente validi insegnamenti di natura pratica a carattere politico e civile, la Storia cioè può insegnare all’uomo politico le norme pratiche per giungere al successo.
A ROMA la Storiografia si diffuse come genere letterario a partire dalla conquista di Taranto e della magna Grecia (III sec a.C.), allorché Roma avvertì l’esigenza di far conoscere le sue gesta e la sua posizione di futuro perno politico militare di tutto il bacino mediterraneo.
Le prime forme di Storiografia romana sono di taglio annalistico (Storiografia annalistica: esposizione cronologica degli eventi accaduti nell’anno), sulla base del fatto che già in età arcaica si era diffusa l’abitudine da parte dei Pontefici massimi di stilare una lista nella quale venivano registrati gli eventi più significativi di ciascun anno.
Dopo gli annalisti, tra i quali ricordiamo l’opera di Fabio Pittore, fu Marco Porcio Catone (il Censore, 234- 149 a. C.) a distinguersi nel campo della Storiografia. Intransigente conservatore, noto per la celebre citazione “Ceterum censeo Carthaginem delendam esse”, fu un integerrimo custode della più antica tradizione romana e dei valori del mos maiorum (fides, pietas, industria, integritas,gravitas aequitas, magnitudo animi, frugalitas, virtus guerriera etc…).La sua opera storiografica, nonché il capolavoro della sua produzione letteraria, sono le Origines (174 a. C.), in 7 libri; le Origines rappresentano il primo esempio nel mondo romano di opera storica che, pur procedendo nella esposizione cronologica dei fatti a partire dalla Roma monarchica,non presenta una struttura annalistica. In tutti gli eventi narrati, Catone non fa menzione dei loro protagonisti e quindi instaura una prassi storiografica, successivamente poco fortunata, in controtendenza con la tradizione romana che invece accordava ampio spazio di celebrazione agli eroici protagonisti delle vicende narrate (vedi in seguito Tito Livio).La scelta, singolare, di non menzionare i protagonisti degli eventi va collegata all’esigenza di ascrivere le gesta di Roma e la sua grandezza non tanto al merito dei singoli, bensì alla dedizione e all’eroismo dell’intera collettività, sulla quale grava la salvezza della Res publica. (Storiografia: funzione moralistica)

- Dopo il contributo di Catone il Censore, dovremo aspettare l’età delle guerre civili (I guerra civile 88-81 a C./ II guerra civile 49-46 a.C.) per assistere ad una nuova fase di sviluppo della Storiografia. Infatti, in questo periodo sono Cesare (100-44 a. C.) e Sallustio (86-35 a.C.) a portare il genere letterario della storiografia a livelli di assoluta grandezza attraverso la composizione di celebri opere a carattere monografico.
Cesare fu autore di 2 importanti opere storiche: Commentarii de bello gallico, in 7 libri, riferiti ai 7 anni della guerra gallica dal 58 al 52 a. C.; Commentarii de bello civili, in 3 libri, riferiti alla seconda guerra civile tra Cesare e Pompeo (49-46 a. C.). Il Commentarius in realtà non è uno scritto letterario definito e compiuto, bensì un resoconto essenziale, stringato e compendioso, che successivamente sarebbe diventato un’opera di tipo storico. Anche lo stile si avvale di una prosa sobria e chiara, il tono volutamente distaccato, la narrazione in terza persona. L’intenzione fondamentale di Cesare nelle sue opere storiche è quella di presentare la propria immagine come quella di un condottiero che riesce a far coincidere la gloria personale con il superiore interesse della Repubblica romana, per la quale combatte fieramente e al cui servizio mette tutta la propria perizia militare. Aspetto fondamentale del De bello gallico è che Cesare non manca mai di attribuire parte dei successi militari alla fedeltà delle truppe nella loro collettività, al loro senso di abnegazione e di sacrificio.
Negli stessi anni in cui Cesare compose i suoi Commentarii, a Roma spicca la figura di un altro grande storico amico di Cesare, Gaio Sallustio Sallustio (86-35 a.C.) autore di due opere a carattere monografico: il Bellum Catilinae (De coniuratione Catilinae) e il Bellum Iugurthinum, che raccontano rispettivamente la congiura ordita da Lucio Sergio Catilina, un estremista democratico di origine aristocratica, nel 63 a. c. ai danni della Res publica, e la guerra contro Giugurta (111-105 a. C.), in cui per la prima volta nella storia di Roma si era evidenziata con forza la corruzione dei dirigenti aristocratici. Le opere storiche testimoniano l’interesse di Sallustio per la politica e per le questioni morali che riguardavano la società del tempo. In entrambe le monografie l’autore mette in evidenza il legame tra ricchezza, potere, corruzione, decadimento dei costumi morali (cupiditas imperii, cupiditas pecuniae); in entrambe si scorge l’intento di esaltare celebri personalità del partito democratico, presentati come onesti e animati da nobili ideali e di colpire taluni aristocratici, ritenuti avidi e corrotti.(Storiografia: funzione moralistica)

Dopo la Battaglia di Azio (31 a. C.) e il suicidio di Antonio e Cleopatra, Ottaviano conquista il potere che divenne ufficiale nella seduta del senato del 27 a. C. Con la nascita del Principato di Augusto, si assiste ad una fase di intensa rinascita culturale, nonché di trasformazione dei costumi sociali in direzione di un recupero dei più antichi valori del mos maiorum, gli antiqui ac boni mores che le ultime generazioni avevano trascurato privilegiando disvalori come disvalori come l’ avaritia e la mala ambitio. Ottaviano stesso si fece promotore di una cultura ad indirizzo celebrativo e propagandistico, che celebrasse i fasti e la grandezza dell’impero romano, la sacralità delle proprie origini, l’appartenenza ad una storia antica fatta di gesta memorabili e di grandi eroi.
In questa ottica si colloca la monumentale opera storica di Tito Livio (59 a. C.-17 d. C.): Ab urbe condita libri, in cui l’esaltazione che l’autore fa di un passato insigne e miticamente riproposto risulta funzionale al progetto di restaurazione augustea e contribuisce a conferire all’opera un taglio decisamente epico. L’opera storica di Tito Livio tende ad esaltare la virtù, intesa essenzialmente come virtù eroica: la storia di Tito Livio è stata definita la storia del popolo romano, ma in realtà il popolo come totalità dei cittadini rimane in secondo piano sullo sfondo, mentre emergono le figure di uomini e condottieri dotati di virtù eccezionali. La grandezza e la superiorità di Roma sono determinate dalla presenza di una elite di uomini forti e virtuosi, elite la cui continuità è assicurata da una salda disciplina morale che affonda le sue radici nel rispetto del mos maiorum. L'opera di Tito Livio, con la sua celebrazione delle delle virtù tipicamente romane,risultava in armonia con i temi della propaganda augustea mirante al risanamento morale, al recupero degli antichi valori religiosi, al ristabilimento dell'ordine e della pace all'interno dello Stato. Dell’immensa opera che doveva comprendere 142 libri o forse 150, sono rimasti 35 libri: la prima decade, La terza, la quarta e metà della quinta. (Storia e storiografia: funzione celebrativa, funzione educativa).
In età Giulio-claudia la Storiografia, come tutti i generi letterari, risentì non poco del clima liberticida instaurato dai Principes, per cui o aderì ai dettami della restaurazione morale già avviata in età augustea, schierandosi dalla parte del potere e diventando un efficace strumento propagandistico (vedi Virgilio, l’Eneide; Tito Livio, Ab urbe condita;), oppure percorse strade alternative, finendo col subire talvolta anche una durissima repressione.
Più tardi, in età di Traiano, spicca l’opera storica di Tacito (55-120 d.C.), autore degli “Annales” (16 libri, struttura annalistica) che trattano del periodo intercorrente tra la morte di Augusto (14 d. C.) e la fine di Nerone (68 d. C.); a noi sono pervenuti i primi sei libri sul principato di Tiberio, e i libri da metà dell’XI a metà del XVI che si riferiscono parte al regno di Claudio, parte a quello di Nerone, fino al 66 d. C.
Tacito rappresenta il maggiore storiografo dell’età di Traiano e forse di tutta la letteratura latina; egli saluta con ottimismo l’avvento del principato traianeo, dopo gli anni bui della tirannide di Domiziano (Dinastia Flavia). Con la sua attività di storiografo, Tacito rileva dapprima la degenerazione dell’istituzione imperiale in età flavia (vedi le Historiae), successivamente va a ricercarne le cause fino al tempo di Augusto (dinastia Giulio-claudia). L’attività storiografica di Tacito, tuttavia, non mira a delegittimare la figura imperiale: egli riconosce nell’Impero la sola forma di governo ormai possibile a Roma, e avanza la necessità di promuovere tra i cittadini una rinnovata fase di progresso civile. Tacito è legato al costume e alla memoria della repubblica aristocratica, coltivando un ideale etico-politico che gli consente di attribuire alla Storiografia una funzione moralistica: il conservatorismo moralistico di Tacito si risolve nel mito nostalgico di un passato antichissimo incorrotto.

Dopo l’età di Traiano la Storiografia entra in una crisi inarrestabile e spesso finisce col ridursi a semplice Biografia*. Da tutto il periodo tardo antico emerge solo la figura di Ammiano Marcellino (330-400 d. C.), il quale tentò con la sua opera Rerum gestarum libri XXXI di tracciare un quadro complessivo della crisi dell’Impero individuando, come già aveva fatto Tacito nel II sec. d.C., una matrice moralistica, senza attribuire il giusto peso a nuove cause endogene ed esogene, come la diffusione del Cristianesimo e l’intensificarsi delle invasioni barbariche.
LA BIOGRAFIA
La Biografia è un sottogenere della Storiografia; al pari della Storiografia, la Biografia si occupa di Storia, tuttavia, mentre la Storiografia tratta fatti accaduti in maniera generale e complessiva, la Biografia ha come oggetto la descrizione della vita di personaggi illustri presentata sotto il profilo dell’indagine curiosa e minuziosa sul comportamento, sui gusti, sulle gesta, sul carattere dei protagonisti della storia.


FACCIAMO IL PUNTO SU: L’ ETA’ NAPOLEONICA



Il periodo storico tra la rivoluzione francese (1789) e il Congresso di Vienna (1814-15) può essere definito:
 ETA’ NEOCLASSICA O PREROMANTICA
 ETA’ NAPOLEONICA

Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 – Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821) ottenne il consolato a vita il 2 agosto 1802 grazie ai numerosi successi militari; provvide a far approvare una nuova Costituzione che prevedeva la perdita di ogni forma di democrazia; il 2 dicembre 1804 fu incoronato Imperatore a Parigi dal papa Pio VII. Il 2 dicembre 1804 nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, fu celebrata la cerimonia di incoronazione: dopo che le insegne imperiali furono benedette da papa Pio VII, Napoleone incoronò prima se stesso imperatore dei Francesi, e quindi imperatrice sua moglie Giuseppina di Beauharnais.
PRIMA FASE : 1796-1799
A partire dal 1796 Napoleone Bonaparte inizia la campagna militare in Italia:
creazione della Repubblica transpadana (Lombardia), della Repubblica cispadana (Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia), cessione del Veneto all’Austria con il Trattato di Campoformio (18 ottobre 1797), instaurazione della Repubblica partenopea, della Repubblica romana con la fuga del Papa in Toscana. Caduta delle Repubbliche giacobine riconquistate dall’esercito di Ferdinando IV di Borbone in collaborazione con l’ammiraglio Nelson.
SECONDA FASE : 1800-1805
Proclamazione della seconda Repubblica cisalpina allargata territorialmente a spese del Piemonte e del Veneto (ancora sotto il dominio austriaco); ricostituzione della Repubblica ligure; nascita della Repubblica italiana (1802) con capitale Milano.
TERZA FASE : 1805-1814
Napoleone Bonaparte si proclama re d’Italia; fallimento dell’impresa napoleonica in Russia (1812). Con la disfatta di Lipsia (1813) e quella di Waterloo (1814) crolla definitivamente l’ Impero napoleonico e l’Italia torna sotto l’egemonia austriaca. Napoleone fu esiliato dapprima all’isola d’Elba (maggio 1814), poi all’isola di sant’Elena, dove morì il 5 maggio 1821.
Il 19 luglio 1821, poco dopo aver appreso la notizia della morte di Napoleone, Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte risonanza in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe.
« Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro,così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile orma di pie' mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà. »
(da Il cinque maggio di Alessandro Manzoni)




 L’ETÀ NAPOLEONICA sotto il profilo artistico-letterario assume il nome di NEOCLASSICISMO.
Nella storia della cultura il termine “classico” fa riferimento al patrimonio culturale pagano, greco-romano; per Classicismo intendiamo un movimento di studio, di ammirazione ed imitazione delle opere antiche considerate modello insuperabile di perfezione stilistica e formale, ma anche patrimonio di integrità morale, di onestà e rettitudine. Ciò che è definito “bello” per i Neoclassici deve essere anche “buono”, deve cioè trasmettere ideali elevati, valori etici e non soltanto estetici.
L’aggettivo “classico” deriva dal latino classis(=classe) che in età monarchica indicava le 5 classi sociali in cui erano divisi i cittadini romani in base al censo; Aulo Gellio nel II sec. d.C. definisce classicusFavorirono lo sviluppo del Neoclassicismo:

le scoperte archeologiche di Ercolano e di Pompei
i contributi teorici di alcuni grandi studiosi del passato, tra i quali l’archeologo tedesco J.Winckelmann (1717-1768). Questi nella sua celebre Storia dell’arte dell’antichità (1764)aveva indicato nell’arte greca il punto più alto, di massima perfezione, mai raggiunto dall’uomo nel campo dell’espressione figurativa: il bello è visto come il risultato di un processo di graduale epurazione e selezione della natura e degli elementi fisici ; ciò a cui l’artista deve tendere è una bellezza ideale che si compone di elementi naturali, ma che allo stesso tempo li trascende per assumere una dimensione che va al di là della realtà fisica e della temporalità storica. La bellezza ideale per il W. è una bellezza non esistente in natura, intesa come suprema armonia di forme, tanto più pure, quanto meno risentono del mondo sensibile e passionale. L’esempio mirabile della bellezza ideale per il W. Sono le sculture classiche di Fidia (490 a. C.), sculture che rispecchiano lo spirito puro e apollineo della cultura greca.
In ambito artistico, Roma e Parigi rappresentarono le due capitali dell’Europa neoclassica, mentre i massimi rappresentati del Neoclassicismo furono lo scultore A. Canova (1757-1822, Amore e psiche, Le tre grazie, Paolina Bonaparte Borghese) e Jacques-Louis David (1748-1825).
 L’altro aspetto della letteratura italiana dell’età napoleonica è rappresentato da un atteggiamento preromantico. Vi sono infatti poeti e scrittori, come Ugo Foscolo e Ippolito Pindemonte che, sotto l’incalzare degli avvenimenti storici (il fallimento degli ideali libertari Rivoluzione francese, il dispotismo della dominazione napoleonica e il comportamento vessatorio e piratesco delle truppe francesi), avevano intuito il fallimento degli ideali illuministici, il declino inesorabile dell’ottimismo illuministico, riconoscendo i segni precorritori della futura età romantica:
 l’istanza di anteporre le esigenze dello spirito e del sentimento a quelle della ragione esaltata dagli Illuministi;
 la necessità di anteporre il valore dell’individuo come soggetto unico e irripetibile rispetto all’egualitarismo illuministico;
 la necessità di esaltare il valore della religione contrapposta all’ateismo e al materialismo illuministico;
 l’atteggiamento storicistico volto a rivalutare la storia passata, vista non più come epoca di barbarie, come condizione di oppressione e di dolore subentrata ad uno stato primitivo di felicità naturale, ma come momento indispensabile per comprendere le ragioni del presente;
 il senso drammatico della vita, intesa come perenne conflitto tra l’ideale e il reale, come contrasto tra le aspirazioni dell’anima alla felicità assoluta e la realtà angusta, banale e limitata in cui l’uomo si dibatte quotidianamente; ciò è contrapposto al facile e illusorio ottimismo illuministico.
 il valore della Patria e della Nazione intesa come comunanza di lingua, religione, tradizioni, storia, usi e costumi, contrapposto al concetto illuministico di Cosmopolitismo.
In effetti la dominazione napoleonica e gli eccessi compiuti dalle sue “armate liberatrici” aveva avuto l’effetto di risvegliare la coscienza nazionale dei popoli sottomessi e di farli insorgere per combattere ed ottenere la liberta e l’indipendenza: non senza ragione la battaglia di Lipsia (1813) fu chiamata la “battaglia delle nazioni”; anche in Italia la dominazione napoleonica, dopo i primi illusori entusiasmi, ebbe per effetto il risveglio della coscienza nazionale e diede l’avvio al Risorgimento: molti in Italia furono i liberali delusi per i saccheggi e le violenze, per le condizioni di vassallaggio delle repubbliche giacobine prima, e dei regni e viceregni napoleonici poi (Regno italico, 1805; Regno d’Italia, 1807).
La cultura italiana dell’età napoleonica, come osserva Natalino Sapegno, “presenta, tutte le caratteristiche di un’età di transizione, incerta e sbandata tra il vecchio e il nuovo”. Volendo tracciare un quadro sintetico della cultura italiana dell’età napoleonica, dobbiamo distinguere:
1 La critica dell’astratto dottrinarismo illuministico (ottimismo illuministico);
2 Il neoclassicismo letterario, già pervaso da motivi e da istanze preromantiche;
3 Il riproporsi della questione della lingua,
al fine di combattere il liberismo linguistico del 700 e dare alla nostra lingua un’impronta di maggiore italianità.

UGO FOSCOLO : BREVE STORIA DELLA CRITICA


La critica all’opera di Ugo Foscolo nasce con Francesco De Sanctis (1817 – Napoli, 1883; è stato uno scrittore, critico letterario, politico, Ministro della Pubblica Istruzione e filosofo. Fu il maggior critico e storico della letteratura italiana nel XIX secolo) il quale dedica al poeta uno studio critico “Parabola della personalità foscoliana”, pubblicato in occasione del trasferimento dei resti del poeta in Santa Croce a Firenze. Il De Sanctis inquadra la storia letteraria del Foscolo nell’ambito del periodo storico nel quale il poeta si formò: Foscolo è definito il primo autore che abbia considerato “l’arte come lavoro psicologico”, lasciando intendere che attraverso la lettura delle sue pagine è possibile cogliere l’evoluzione psicologica, morale ed artistica del poeta, sempre alla luce dei complessi e dolorosi avvenimenti storici che segnarono l’Italia alla fine del 700. Il Foscolo appare sulla scena della storia italiana in un momento in cui essa è percorsa da una profonda ansia di rinnovamento (rivoluzione francese, repubbliche giacobine, impero napoleonico, Congresso di Vienna, insofferenza verso l’ancien regime). Sul piano letterario l’età napoleonica era pervasa da un classicismo imperante che educa gli animi all’eroismo plutarchiano, al culto della Grecia antica e della Roma repubblicana, al culto della libertà, della Patria, dell’eroismo. Per il De Sanctis quello del Foscolo non è soltanto un classicismo retorico (tensione costante all’accuratezza formale), una lezione di bello stile, ma si traduce ma anche in una lezione morale, civile, di patriottismo: al “bello estetico” corrisponde sempre una bellezza etica. La Bellezza per il Foscolo è una sorta di Provvidenza laica che solleva gli uomini dall’originario stato ferino alle più alte forme di civiltà ( vedi “ Le Grazie”).
L’opera giovanile del Foscolo, “Le ultime lettere di Jacolo Ortis”, non riscuote un giudizio favorevole del De Sanctis. Agli occhi del critico, l’Ortis costituisce un sorta di “poesia in prosa” , un romanzo privo della maturità stilistica che caratterizzerà le opere successive; Jacopo è l’immagine del Foscolo giovanile, tutto imbevuto dei nuovi ideali libertari che cerca invano di inserirsi nella società per metterli in atto: al momento della prova, tuttavia, Jacopo-Ugo sperimenta il drammatico urto con la realtà, e soccombe. Jacopo è per il De Sanctis un eroe statico, bloccato in partenza (come statico appare l’intero romanzo), sempre al quinto atto di una tragedia, nel senso che il suicidio avviene per lui come un destino ineluttabile. Il De Sanctis definisce lo stato d’animo che domina il romanzo quello di “un suicidio in permanenza”. Così, dice il De Sanctis, mentre l’Alfieri appare come “il poeta dell’illusione”, il Foscolo rappresenta piuttosto “ il poeta del disinganno”. Da quest’atmosfera di suicidio in permanenza, il Foscolo riuscirà a salvarsi grazie all’ "esercizio della vita” che lo porterà ad uscire dal suo isolamento e a calarsi nella vita in atto, con gli amori e le armi, la sua attività di scrittore, critico, docente.
La poesia del Foscolo, attraverso l’illusione e il successivo il disinganno, si arricchirà nel tempo di un nuovo impeto lirico . Le opere successive all’Ortis, i Sonetti, le Odi e soprattutto Dei Sepolcri, rappresentano un esempio di poesia veramente nuova perché in essa “ideale” e “reale” appaiono mirabilmente fusi. Per F. de Sanctis il culmine della poesia foscoliana si realizza nel carme “Dei Sepolcri”, l'opera della piena maturità artistica, che dà l’avvio non solo ad un profondo rinnovamento della poesia, ma anche alla riscoperta ed al rilancio della coscienza nazionale: «...questa prima voce della nuova lirica ha non so che di sacro, come un Inno: perché infine ricostituire la coscienza è ricostituire nell'anima una religione». Nel carme Dei Sepolcri, dice il De Sanctis, il poeta “sviluppa tutte le sue forze, e in quel grado di verità e di misura che è proprio di un ingegno maturo”.
Al contrario dei Sepolcri, Le Grazie raccolgono discordanti giudizi e consensi critici.

Francesco De Sanctis considerò questo carme “l’ultimo fiore del classicismo italiano”il segnale di una fase involutiva dell’arte del Foscolo, che appare svuotata del precedente entusiasmo spirituale, totalmente avulsa dalla realtà e volta a celebrare i più vieti e consueti motivi classici (in Francesco De Sanctis, Parabola della personalità foscoliana, da Saggi critici, Bari, Laterza, 1952, III, pp. 87–109).
Il giudizio critico di De Sanctis sull’opera del Foscolo ha influenzato non poco la critica letteraria successiva.
Nella prima metà del 900 per un posto di rilievo nella storia della critica al Foscolo occupa Eugenio Donadoni (Bergamo 1870 – Milano 1924) con il saggio “Ugo Foscolo, pensatore, critico, poeta”. Il Donadoni studia il Foscolo a partire dal contrasto tra le premesse sensistiche di matrice illuministica e le più intime esigenze del suo spirito, tra intelletto e sentimento: se il materialismo meccanicistico conduceva il poeta a conclusioni deterministiche, le esigenze spirituali gli imponevano di ricercare nuove verità assolute, eterne e metafisiche, oltre i limiti imposti dalla ragione. Il Donadoni, dunque, coglie la genesi filosofica e sentimentale del pensiero del Foscolo nella reazione del poeta al materialismo meccanicista. In questo modo nascono “le illusioni” del Foscolo che rappresentano dei valori autentici, un rifugio sicuro dagli assalti della realtà ostile. Il Donadoni considera il Foscolo un anticipatore della poetica romantica anche in ambito estetico. Un giudizio positivo è rivolto dal Donadoni anche alle Grazie; in esse il Donadoni coglie un neoclassicismo intimo e cosciente, specchio di elevati valori etici, un classicismo diverso rispetto a quello puramente convenzionale e decorativo caratterizzante le opere di V. Monti.
Nel corso del ‘900 anche Benedetto Croce ( Pescasseroli 1866 – Napoli, 1952), filosofo, storico, scrittore e politico italiano, principale ideologo del liberalismo) dedica un contributo critico all’opera di U. Foscolo, apparso sulla rivista “ Critica” nel 1922 (“Critica” è una rivista di letteratura, storia e filosofia diretta da B. Croce nella prima metà dl Novecento).
Egli rileva dapprima gli elementi classici e gli elementi romantici della sua personalità, quindi fa propria la tesi del Donadoni che individua nelle “illusioni” le idee forza che sostengono il Foscolo nel superare il pessimismo del razionalismo illuministico. Dalle illusioni, B. Croce fa derivare i 4 motivi fondamentali della poesia del Foscolo: la Morte, l’Eroismo, la Bellezza, l’Arte. Questi motivi, apparsi confusamente nell’ Ortis, spiccano armoniosamente fusi in un’unitaria atmosfera religiosa ed estetica nei Sepolcri e nelle Grazie. Le Grazie sono giudicate positivamente dal Croce come un poema soltanto apparentemente disorganico e frammentario, in realtà unitario per ispirazione e stile. Nel saggio “Intorno alle Grazie” afferma: “E’ raro trovare una poesia più unitaria di quella delle Grazie, di più unitaria ispirazione e stile, una poesia che canta mirabilmente l’incanto della bellezza, l’incanto della poesia e dell’arte”.

Più recentemente, Mario Fubini (Torino 1900-1977) ha condotto un’indagine sulla personalità e sull’arte del Foscolo (Ugo Foscolo: saggi, studi, note), chiarendo che non si può parlare di un pensiero organico del Foscolo e che bisogna individuare il fondamento della sua poesia nelle contraddizioni della sua vita sentimentale, nella sua dialettica psicologica.
Il critico Luigi Russo ( Caltanissetta 1892 –1961 ) rifiuta la contrapposizione tra la poesia dei “Sepolcri” e quella delle “Grazie”, le quali, a parer suo, rivivono i miti dell’amore, della patria, della bellezza, della caducità della vita, anche se innalzati in un’atmosfera di superiore armonia.
Il culmine della poesia foscoliana, secondo l’opinione dello studioso Francesco Flora (Benevento 1891 – Bologna 1962 ), è rappresentato piuttosto dalle “Grazie” che dai “Sepolcri” in quanto è nelle “Grazie” che il Poeta realizza compiutamente la sua aspirazione artistica di calare nella grazia del mito il suo mondo morale e sentimentale.
La critica della seconda metà del Novecento, più che in un’ interpretazione globale del Foscolo, appare impegnata nello studio di aspetti peculiari dell’opera del Foscolo, quali il Foscolo critico, filologo, traduttore e storico, specialmente del periodo inglese, tutti problemi appena sfiorati dalla precedente critica letteraria e che oggi, analizzati e approfonditi, contribuiscono ad una maggiore e articolata conoscenza della personalità e dell’opera del Foscolo.

LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS (1798-1802, 1816,1817)


Le ultime lettere di Jacopo Ortis, opera giovanile del Foscolo, sono un romanzo epistolare, un genere letterario assai in voga nella seconda metà del Settecento allorché, nel clima culturale preromantico, la lettera meglio si prestava ad esprimere stati d’animo ed effusioni sentimentali; la forma epistolare del romanzo assolve anche ad una funzione centrale per l’economia strutturale dell’opera, sia a livello di contenuto che di stile: essa consente all’opera di assumere un carattere autobiografico, sotto forma di appassionata confessione ad un amico fraterno e solidale; la forma epistolare è inoltre un espediente stilistico che trasmette l’illusione di una stesura dei testi che compongo la raccolta in tempo reale, nel momento in cui gli eventi narrati accadono, in modo da far coincidere il Tempo della Storia con il Tempo del Racconto. L’Ortis rappresenta il primo romanzo moderno in lingua italiana, il primo modello di romanzo psicologico nel quale avviene una perfetta fusione tra la realtà storica e la componente introspettiva (il romanzo settecentesco era basato principalmente sull’elemento avventuroso)
All’indomani del trattato di Campoformio (1797) con il quale il liberatore Napoleone ha ceduto Venezia all’Austria in cambio della Lombardia, Jacopo Ortis, che è un giovane di idee liberali, per sfuggire alle prime persecuzioni del governo austriaco, lascia Venezia e si rifugia sui colli Eugànei, qui conosce Tresa, che vive col padre (il signor T), anche lui profugo politico, e con una sorella piccola, Isabellina, e se ne innamora profondamente. Ma la fanciulla è già promessa sposa ad un altro, Odoardo, un giovane serio, di buona posizione economica e sociale, ma spiritualmente arido. Si tratta di un fidanzamento di convenienza, combinato dal padre di Teresa, ma osteggiato dalla madre, che, per non rendersi complice dell’infelicità della figlia, ha abbandonato la famiglia e vive lontano con una sua sorella. Jacopo, anche se ha la certezza di essere contraccambiato da Teresa, si accorge dell’assurdità del suo amore soprattutto per ragioni politiche, perché si tratta di tempi tristi che scoraggiano il matrimonio. Per liberarsi dal tormento, lascia i colli Eugànei e viaggia per alcune città, Bologna, Firenze, Siena, Milano, ecc. Quando apprende che Teresa si è sposata con Odoardo, corre a Venezia per salutare la madre, quindi ritorna sui colli Eugànei, dove si uccide pugnalandosi al cuore.
Del romanzo abbiamo ben 4 edizioni, anche se le principali sono le prime due : Bologna 1798, Milano 1802, Zurigo 1816, Londra 1817
 I MODELLI LETTERARI per la composizione dell’Ortis sono da considerarsi i “Dolori del giovane Werther” di Goethe(1774), la Nouvelle Eloise di J.J. Rousseau, i romanzi epistolari di Richardson, in particolare la Clarissa. Non meno importante l’influenza di Dante, di Parini, di V. Alfieri.
 La struttura dell’opera è organizzata in forma epistolare: il lettore ricostruisce la storia attraverso le lettere inviate dal protagonista , Jacopo Ortis ad un suo amico, Lorenzo Alderani che risulta essere il destinatario e curatore della raccolta. Le lettere, datate, coprono un arco temporale che va dall’ 11 ottobre 1797 al 25 marzo 1799.
 Il cognome Ortis è quello di un giovane studente universitario di Padova, Gerolamo Ortis, morto suicida per motivi sconosciuti; Il nome Jacopo è quello di Rousseau; Lorenzo Alderani, al quale sono indirizzate quasi tutte le lettere di Jacopo, è il poeta Giovanni Battista Niccolini, amico del Foscolo. Teresa originariamente coincideva con una fanciulla amata realmente dal poeta, Laura; successivamente in essa confluirono amori appassionati e successivi del poeta: Isabella Teotochi Albrizzi, Teresa Pikler-Monti, Antonietta Fagnani-Arese, Isabella Roncioni, che successivamente il poeta indicò come la sola Teresa dell’Ortis.
Il protagonista dell’opera, Jacopo Ortis, è la proiezione del poeta stesso: egli rappresenta l’emblema dell’eroe romantico, giovane e positivo, idealista e generoso, pervaso da passioni irrealizzabili che lo collocano necessariamente in una condizione di emarginazione e di solitudine. E’ evidente che il protagonista , presentato come eroe idealizzato in un mondo cinico, nel quale non c’è posto per ideali di solidarietà e giustizia sociale, sia destinato a soccombere. L’antagonista, Odoardo, un personaggio freddo, calcolatore e mediocre assume le caratteristiche del perfetto antieroe, simbolo di una società borghese arida e priva di slanci ideali, interessata esclusivamente all’ascesa economica.
I TEMI PRINCIPALI dell’Ortis sono, dunque, LA PASSIONE POLITICA E LA PASSIONE AMOROSA: il protagonista si uccide non per nichilismo, ma per amore della Patria e della donna. Entrambi i motivi esprimono i segni evidenti della nascente sensibilità romantica. Jacopo è l’uomo nuovo che con il suo gesto estremo esprime con forza il proprio disagio nel mondo.
 L‘opera ha per sottotitolo i versi danteschi : “Libertà va cercando, ch’è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta (Purg. I, vv.71-72). Questi versi rivelano la natura vera del suicidio di Jacopo Ortis: esso non è negazione della vita, ma è, nella concezione alfieriana, l’affermazione di una suprema libertà interiore che appare come la più alta forma denuncia contro la società del tempo. Il romanzo, così come i primi 8 Sonetti pubblicati a Pisa nel 1802, risente della forte COMPONENTE ALFIERIANA: l’accentuato autobiografismo ed il suo esprimersi mediante contrapposizioni (cuore-ragione; individualità del poeta- società), l’ansia esistenziale, il concetto dell’eroe alfieriano avvolto nella solitudine e sdegnoso della banale quotidianità, il senso dell’immortalità attraverso l’eroicità
 Particolare rilievo all’interno dell’Ortis assume LA NATURA. Nel romanzo assistiamo ad una profonda compenetrazione di spirito tra l’elemento paesaggistico e l’uomo, secondo la particolare caratteristica del classico romanzo dell’ 800; nella tendenza a rendere la Natura partecipe dei sentimenti umani, c’è l’evidente influsso della poesia ossianica e della poesia sepolcrale inglese allora di moda con T. Gray (Elegia scritta in un cimitero di campagna, 1750), ed Edward Young (Pensieri notturni sulla vita, la morte e l’immortalità, 1742-45). La natura in Foscolo si anima, prende vita e si carica dello stato d’animo del personaggio, essa traduce i sentimenti più intimi dell’autore: la Natura, seppur descritta dal Foscolo come DATO REALE, concreto e tangibile, subisce un processo di trasfigurazione ed idealizzazione, fino a tradurre lo stato sentimentale del poeta stesso. In questo modo la realtà si libera della sua connotazione materiale e fisica, trascende il mondo sensibile (la realtà fenomenica) per proiettarsi in una sfera assoluta (il Noumeno). Questa costante tensione all’infinito costituisce il fondamento della poetica del Romanticismo: il Romanticismo non rinnega la realtà sensibile, ma la trascende e la nobilita in un continuo slancio ideale. La piena serenità interiore si traduce nella piena e assoluta armonia dell’individuo con il TUTTO .
 A LIVELLO STILISTICO l’opera appare alquanto disomogenea, con 2 livelli di scrittura: un livello referenziale ( tono colloquiale, meditativo, tipico dell’epistola ) e un livello declamatorio, con toni concitati, con enfasi declamatoria. Lo stesso Foscolo, a proposito dello stile vario dell’”Ortis” dirà che la varietà stilistica presente nel romanzo è compensata dall’impianto tematico unitario (tema politico-amoroso) e dalla presenza dell’IO NARRANTE.
 DALLA CRITICA LETTERARIA, l’Ortis è stato letto a partire da FRANCESCO DE SANCTIS, il quale definisce il romanzo giovanile del F. “poesia in prosa” , privo della maturità stilistica che caratterizzerà le opere successive; Jacopo è un eroe statico, bloccato in partenza (come statico appare l’intero romanzo), sempre al 5 atto di una tragedia, nel senso che il suicidio avviene per lui come un destino ineluttabile.

UGO FOSCOLO (1778-1827), PARINI (1729-1799) ALFIERI (1740-1803)


Ugo Foscolo nasce Zante (Zacinto) da Diamantina Spathis ed Andrea, di famiglia veneziana. La sua biografia è quella di un anticonformista, del tutto antitetica a quella tradizionale del letterato italiano, servile e cortigiano. Per trovarne una analoga bisogna risalire a Dante Alighieri, perché dal Petrarca al Monti possiamo dire che quasi tutti i letterati per ragioni storiche siano stati al servizio dei potenti. Il nome di battesimo era Niccolò, mutato in Ugo in onore di Ugo di Bassville (giornalista e diplomatico francese, rivoluzionario + 1793; vedi la “Basvilliana” di Vincenzo Monti). Studiò dapprima a Zante, poi a Spalato, finché, a seguito della morte del padre, si trasferì a Venezia dove proseguì gli studi letterari presso l’università di Padova; altri eventi luttuosi segnarono profondamente la vita del Foscolo, contribuendo ad accentuare la sua indole già inquieta, travagliata, pessimista, solitaria e sprezzante: tra questi ricordiamo, in particolare, la morte del fratello Giovanni, suicida per debiti di gioco nel 1801.
 A Venezia si distingue per le sue idee democratiche e spregiudicate, così divenuto inviso al governo conservatore della Republica di Venezia, fugge sui colli Euganei. Alla notizia della discesa di Napoleone Bonaparte in Italia (1796), il poeta, entusiasta degli ideali rivoluzionari, si reca a Bologna (divenuta parte della Repubblica giacobina cispadana) dove si arruola tra i cacciatori a cavallo: è di questo periodo la composizione dell’ “Ode a Bonaparte liberatore”.
 Caduta la Repubblica oligarchica veneta, il Foscolo può finalmente rientrare in patria e collaborare alla costituzione della nuova municipalità giacobina. Tuttavia, nel 1797 viene stipulato TRATTATO DI CAMPOFORMIO che prevedeva la cessione di Venezia all’Austria: Il Foscolo, amareggiato dalla politica napoleonica, abbandona nuovamente Venezia per riparare a Milano. A questo periodo risale la stesura del suo romanzo epistolare a carattere autobiografico “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” (1798; 1802; 1816; 1817)
 Seppur deluso, nel 1799 tornò a combattere al fianco dei Francesi, partecipando anche a numerose azioni militari tra l’Italia e la Francia: le truppe napoleoniche apparivano ancora, agli occhi del poeta, promotrici degli ideali di libertà della Rivoluzione, contrapposti all’assolutismo dell’ ancien regime. Mentre è in Francia, a seguito dell’esercito napoleonico, ha una relazione con l’inglese Fanny Hamilton, da cui nascerà Floriana, la giovane fanciulla che consolerà gli ultimi anni della sua vita.
 Nel 1806 rientra in Italia, a Milano: qui visita Giulia Beccaria, Ippolito Pindemonte, A.Manzoni; scrive il carme Dei Sepolcri, 295 endecasillabi sciolti, pubblicati nel 1807. L’occasione per la composizione del carme è l’Editto di Saint Cloud, entrato in vigore in Francia nel 1804 ed esteso all’Italia nel 1806.
 Nel 1814, dopo a caduta di Napoleone (Lipsia 1813; Waterloo 1814), Foscolo è invitato dall’Austria a collaborare con la nuova amministrazione, in particolare gli è offerta la possibilità di dirigere una rivista letteraria che si chiamerà “Biblioteca italiana”. Il foscolo, per non giurare fedeltà all’Austria, va in esilio a Zurigo, poi a Londra.
 A Londra (1816) il poeta svolge un’intensa attività di critico letterario, collaborando alla stampa inglese e protetto da alcuni aristocratici che lo apprezzarono per la sua fama di letterato e oppositore di Napoleone; successivamente, l’elevato tenore di vita che il poeta si sforzava di condurre determinò crescenti difficoltà economiche : così, perseguitato dai creditori, U. Foscolo morì nel 1827 povero e ammalato in un sobborgo di Londra.
 1871 Le spoglie del Foscolo vengono condotte in S.Croce a Firenze

OPERE

LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS
LE POESIE
DEI SEPOLCRI
LE GRAZIE
NOTIZIA INTORNO A DIDIMO CHIERICO
LE TRAGEDIE
( sul modello alfieriano)

LA PERSONALITÀ DEL FOSCOLO fu sempre animata dal rapporto oppositivo, dal conflitto tra l’aspirazione ad una serenità interiore assoluta, e l’abbandono agli impulsi della passione e del sentimento. Nell’abbandono agli impulsi dello spirito, nella sua perenne inquietudine interiore possiamo cogliere la nuova sensibilità romantica ; nello sforzo di ricercare una dimensione armonica, di equilibrio e dominio dei sentimenti è evidente la componente classicistica. Soltanto nelle sue opere il poeta riuscì a sanare questa dicotomia: le poesie del Foscolo rappresentano , infatti, un insuperabile modello di perfetto equilibrio tra contenuto (romantico) e forma (neoclassica) .
Il Foscolo, nella sua concezione del mondo e della vita segue le dottrine materialistiche del 700, secondo le quali l’universo e tutta la materia sensibile sono il frutto dell’incessante processo di trasformazione della materia. La visione materialistica e meccanicistica della realtà porta il poeta a considerare l’uomo come prigioniero della materia: l’uomo, compiuto il suo ciclo vitale, ritorna con la morte al nulla eterno. La ragione, entusiasticamente esaltata dagli illuministi come fugatrice di tenebre ed indagatrice della verità, da sola non è sufficiente per condurre l’uomo alla conquista della felicità; anzi spesso è proprio la ragione a far comprendere all’uomo i limiti angusti della propria esistenza, a renderlo cosciente nel dolore della frattura insanabile tra le illusioni della giovinezza e il reale/ e l’ideale. E’ questo il momento più acuto del pessimismo foscoliano, rappresentato idealmente dal romanzo giovanile, l’Ortis e dal suicidio del suo protagonista, Jacopo: un suicidio che è allo stesso tempo protesta, ed eroica liberazione: liberazione dal dolore, protesta contro la Natura che ha destinato l’uomo all’infelicità.
U. Foscolo, tuttavia , non soccombe al pessimismo che alimenta la I fase della sua produzione artistica; sebbene i risultati della ragione e la formazione filosofica illuministica conducano l’autore ad una concezione materialistica della vita, i bisogni dello spirito inducono il poeta a trascendere la visione puramente materialistica dell’universo, in un perenne conflitto tra ragione e spirito, tipicamente romantico. La reazione del Foscolo si traduce nella creazione di IDEALI SUPREMI DI VITA, nella fede in VALORI UNIVERSALI, laici ed immanenti: LA BELLEZZA, L’AMORE, LA LIBERTA, LA PATRIA, L’EROISMO, L’ARTE, LA POESIA. Gli ideali foscoliani hanno una vera e propria concretezza nella dimensione morale del poeta, essi costituiscono la fede di cui si serve costantemente il poeta per superare con virile dignità i limiti angusti della ragione, per trascendere le contraddittorietà della realtà contingente. Nel conflitto tra reale /ideale, dinanzi all’urto con la realtà, l’uomo risulterebbe sconfitto senza il ricorso alle ILLUSIONI. LE ILLUSIONI RAPPRESENTANO PER IL FOSCOLO DEI MITI SALVIFICI, DEI VALORI ASSOLUTI CAPACI DI SFIDARE L’ETERNITÀ E LA MORTE, IL NULLA ETERNO: attraverso la POESIA, la più grande delle illusioni, perfino la morte, intesa come fine del rapporto tra le categorie logiche SPAZIO-TEMPO, risulta inerme. LA POESIA E’ ETERNATRICE dei sentimenti umani e l’uomo mortale acquista gloria e immortalità nel ricordo dei posteri (Concezione della poesia esternatrice, che conferisce gloria e immortalità: vedi cultura classica greco-romana; civiltà umanistico-rinascimentale).
Nella sua visione morale-artistica il Foscolo risente inevitabilmente della componente storica, sempre presente nelle sue opere. Non a caso FRANCESCO DE SANCTIS , in un suo contributo critico dedicato ad U.Foscolo, definisce questo il primo autore che abbia considerato “l’arte come lavoro psicologico”, lasciando intendere che attraverso al lettura delle sue pagine è possibile cogliere l’evoluzione psicologica, morale ed artistica del poeta, sempre alla luce dei complessi e dolorosi avvenimenti storici che segnarono l’Italia alla fine del 700. Il Foscolo vive dei medesimi ideali che avevano animato l’Alfieri, ma diversamente da quest’ultimo egli sperimenta l’urto con la triste e deludente realtà del tempo (vedi Napoleone Bonaparte). Così, dice il De Sanctis, mentre l’Alfieri appare come “il poeta dell’illusione”, il Foscolo rappresenta piuttosto “ il poeta del disinganno”. Ed è a partire dall’illusione, attraverso il disinganno, che il Foscolo giunge al pieno contatto con la realtà in tutte le sue sfaccettature; grazie a questo "esercizio della vita” , la poesia del Foscolo si arricchirà nel tempo di un nuovo impeto lirico culminante nei Sepolcri: in questo carme , conclude il De Sanctis il poeta “sviluppa tutte le sue forze, e in quel grado di verità e di misura che è proprio di un ingegno maturo” (in Francesco De Sanctis, Parabola della personalità fosco liana, da Saggi critici, Bari, Laterza, 1952, III, pp. 87–109).

La sua formazione culturale risentì dello studio dei classici latini, greci, italiani nonché della lettura degli autori moderni, sia italiani: G.Parini, V.Alfieri, Vincenzo Monti, Melchiorre Cesarotti (traduttore dell’elegia funebre di T.Gray e dei Canti di Ossian dello scrittore inglese James Macpherson), sia stranieri: Edward Young, Thomas Gray, i Canti di Ossian, Laurence Sterne, J. J. Rousseau.

U.Foscolo (1778- 1827), Dei Sepolcri (vv.1-90)



“Omnia migrant, omnia commutat Natura et vertere cogit”; Panteismo: Forza e moto.



La composizione Dei Sepolcri avviene tra l’estate e l’autunno del 1806. i tempi precisi della sua creazione non ci sono noti con sicurezza, ma possiamo dire con sicurezza che l’opera, nel gennaio 1807, era già stata ultimata. Un’ importanza notevole nella stesura del carme dei Sepolcri ebbe l’editto di Sant-Cloud (1804), che vietava le sepolture private nelle chiese e aveva stabilito che i cimiteri fossero posti al di fuori del perimetro cittadino. Questa legislazione, che contrastava improvvisamente con una secolare consuetudine riguardante il culto cristiano dei morti, fu estesa all’Italia nel 1806. ( Nei versi 51 e 53, si nota come il Foscolo abbia introdotto nel carme il riferimento attualizzante alle recenti norme legislative)

L’idea di scrivere I Sepolcri è nata in Ugo Foscolo a seguito di un colloquio, avvenuto nel giugno 1806, avuto con l’amico Ippolito Pindemonte (1753-1828) già autore di un poemetto incompiuto “I Cimiteri “ e con la nobildonna veneziana Isabella Teotochi Albrizzi (1760-1836) riguardante il tema della sepoltura. In questa circostanza il poeta, un po’ per simpatia verso la cultura rivoluzionaria nonché per convinzioni materialistiche e laiche, aveva sostenuto la validità della legislazione francese, che invece i suoi due interlocutori osteggiavano recisamente.
Nell’estate dello stesso anno, impossessatosi del tema poetico del Pindemonte e capovolgendo le sue iniziali posizioni, Foscolo compose Dei Sepocri, senza però ritrattare il punto di vista materialistico e laico.
Il carme Dei Sepolcri si compone di 295 versi di endecasillabi sciolti, cioè svincolati da strutture strofiche e da legami di rima. Si trattava di una forma metrica particolarmente diffusa nella poesia neoclassica (vedi già G. Parini, Il Giorno) che con il suo fluire ininterrotto, privo di partizioni strofiche, rispondeva perfettamente al gusto neoclassico per la linea continua e modulata. Inoltre l’endecasillabo sciolto aveva una lunga tradizione letteraria come metro in cui veniva reso, nelle traduzioni, l’esametro della poesia classica; Foscolo tradurrà in esametri “La chioma di Berenice “ di Catullo.

 IL CARME DEI SEPOLCRI FU REDATTO NELLA FORMA DI UN’EPISTOLA IN VERSI INDIRIZZATA ALL’AMICO IPPOLITO PINDEMONTE, il quale decise a questo punto di interrompere la stesura dei Cimiteri e , quando l’opera fosco liana fu pubblicata, nel 1807, il Pindemonte rispose con un’epistola in endecasillabi sciolti intitolata anch’essa Dei Sepolcri. Fin dal momento della sua pubblicazione, il carme foscoliano aveva suscitato parere contrastanti tra i lettori: molti intellettuali rimasero coltiti dalla eccessiva complessità del testo, dalla sua STRUTTURA LOGICA E ARGOMENTATIVA, tanto che esso fu definito seccamente da Pietro Giordani “ un fumoso enigma”. Per questa ragione il Foscolo ne fece un sommario, in una lettera indirizzata a “Monsieur Guillon”, pubblicata nel 1807 sul “Giornale italiano”, rispondendo così alle critiche di oscurità e di mancanza di un coerente filo conduttore che un letterato francese, AIMÉ GUILLON (1758-1824) aveva rivolto all’opera di Ugo Foscolo sulla stessa rivista.
 Sulla base del sommario redatto dal foscolo è possibile divider il Carme in QUATTRO SEQUENZE (ciascuna articolata in un certo numero di quadri):
1 FUNZIONE SOGGETTIVA E PRIVATA DEI SEPOLCRI (vv.1-90): giustificazione sentimentale
2 IL CULTO DELLE TOMBE NELLE DIVERSE CIVILTà (vv.91-150) : giustificazione storica
3 FUNZIONE CIVILE DEI SEPOLCRI (vv.151-212) : giustificazione patriottica
4 FUNZIONE POETICA DEI SEPOLCRI (vv.213-295) : giustificazione poetica
L’innovazione apportata nel carme riguarda l’intento dimostrativo, il contenuto etico- civile e didascalico che induce il Foscolo a procedere per argomentazioni ed esempi, secondo una struttura logico-argomentativa, cioè per via filosofica; nel testo è evidente inoltre una fortissima carica attualizzante nel rapporto continuamente stabilito, ora in modo implicito ora in modo esplicito, tra passato e presente.






INTRODUZIONE, PARAFRASI

Il carme Dei Sepolcri è costituito da 295 endecasillabi sciolti. La metrica del carme foscoliano comprende l’uso di endecasillabi sciolti con un’inedita funzione argomentativa e filosofica. I frequenti enjambements rafforzano il senso di difficoltà e di densità espressiva già comunicato alla sintassi ricercata, ma allo stesso tempo sottolineano il distendersi del pensiero nel corso della versificazione che assume un andamento fluido e ininterrotto. Dunque, anche la metrica partecipa a questa “innovazione” del Foscolo, che ha creato una poesia che non vuol descrive ma piuttosto ragionare.
Il testo e suddivisibile in quattro parti, secondo il suggerimento offerto dallo stesso autore.
1 LA PRIMA SEQUENZA (vv. 1-90) affronta il tema della FUNZIONE SOGGETTIVA E PRIVATA DEI SEPOLCRI, l’utilità delle tombe e dei riti dedicati ai morti. Dal punto di vista materialistico e laico i sepolcri sono inutili e non riscattano, per chi muore, la perdita della vita: da un punto di vista oggettivo essi non possono mutare una condizione irreversibile. D’importanza fondamentale appare invece la funzione che le tombe svolgono dal punto di vista dei valori soggettivi, perché creano una CORRISPONDENZA DI AMOROSI SENSI FRA VIVI E MORTI, segno della sopravvivenza ideale dell’estinto nel ricordo dei vivi, a condizione però che l’estinto abbia lasciato ai suoi una preziosa eredità d’affetti, tale da annullare l’oblio.
La nuova legislazione francese risulta ingiusta agli occhi del Foscolo perché, al fine di cancellare le differenze sociali e sottolineare l’eguaglianza di natura fra gli uomini, nega di offrire il giusto riconoscimento ai meriti dei migliori. Ed è appunto rispetto a ciò che la legge napoleonica sulle sepolture estesa all’Italia con l’Editto di Saint Cloud svela il proprio carattere assolutamente inumano.
2 LA SECONDA SEQUENZA (vv. 91-150) ha per tema IL CULTO DELLE TOMBE COME ISTITUZIONE. Il Foscolo evidenza come la coscienza del culto dei sepolcri sia alla base di tutte le civiltà, anche se esso ha assunto nelle diverse epoche storiche e nei diversi luoghi forme e manifestazioni rituali differenti. L’usanza di seppellire i morti, infatti, nacque nel momento in cui l’umanità uscì dallo stato ferino per avviarsi verso la civiltà. Da allora, dice il F., il culto dei sepolcri ha assunto un carattere sacrale che si è mantenuto per tutti i secoli successivi.
Il Foscolo passa i rassegna i principali riti legati al culto dei morti che si sono manifestati nel tempo: esprime il suo elogio per l’antichità classica durante la quale le sepolture avvenivano in luoghi aperti e verdeggianti e i cimiteri rappresentavano occasioni di incontro affettivo tra vivi e morti ; così avviene anche in Inghilterra dove i cimiteri hanno la funzione di testimonianza degli affetti familiari e delle memorie civili. Altre forme di sepoltura, come quelle proprie dl Medioevo cristiano sono biasimevoli, poiché incutono il terrore della morte.
3 LA TERZA SEQUENZA (vv. 151-212) ha per tema LA FUNZIONE CIVILE DEI SEPOLCRI. Il Foscolo rileva come le tombe dei grandi personaggi (che si sono distinti per magnanimità, per imprese, per testimonianze lasciate ai posteri) hanno una doppia funzione: incitano gli animi a imprese valorose e rendono sacra la terra che li accoglie. Le tombe dei grandi costituiscono la sede della memoria storica: grazie ad esse si conservano i valori della tradizione che formano il carattere di una nazione e allo stesso tempo si mantiene viva la possibilità che quei valori tornino ad operare nel presente. Così risulta evidente di fronte alle tombe dei grandi in Santa Croce a Firenze (Machiavelli, Michelangelo, Galilei, Alfieri) o davanti ai sepolcri dei caduti nella Battaglia di Maratona in Grecia.
4 LA QUARTA SEQUENZA (vv. 213-295) svolge il tema della FUNZIONE POETICA DEI SEPOLCRI. La funzione memoriale e sacrale delle tombe dei grandi fa sì che ad esse si ispirino i poeti di tutti i tempi per celebrare le grandi imprese degli eroi antichi. Alla poesia, la più grande delle illusioni, spetta il compito di rendere sacre per l’eternità le gesta dei grandi eroi; la poesia, tramandando le antiche imprese goriose, si fa eternatrice della memoria storica che potrà sopravvivere nei posteri anche quando i sepolcri saranno distrutti dalla inesorabile forza del destino di dissoluzione che travolge tutte le cose umane.




martedì 16 settembre 2014

AGLI ALUNNI DI TUTTE LE CLASSI

Nel salutare tutti, nuovi alunni e vecchie conoscenze, approfitto per porgere i miei più cari auguri di buon anno scolastico 2014/15! Invito tutti, come sempre, ad affrontare le difficoltà con fiducia e ottimismo, studiando con impegno e serietà....:)

AGLI ALUNNI DELLA II A


Appio Claudio sbarca in Sicilia
Cum Hiero, Syracusanorum tyrannus, atque Carthaginienses Messanam obsiderent, Appius Claudius, Romanorum consul, a Messanae civibus in auxilium vocatus, ad Siciliam contendit ut urbem obsidione liberaret. Hoc initium primi belli Punici fuit. Consul primo fretum Siculum traiecit nave piscatoria. Tum legati ab Hannone missi, Carthaginensium duce, venerunt ut pacem peterent. Sed consul colloquia de pacis condicionibus recusavit, cum Hiero non desisteret ab oppugnatione.

Un insigne esempio di virtù : Socrate
Socrates, insignis Atheniensis philosophus, sine dubio vir magnae sapientiae et integritatis fuit: ideo admirationem hominum veritatis amantium semper movebit.Vir egregio ingenio, probo animo et mira virtute praeditus, numquam civitatis utilitati favere destitit. Ad rem publicam non accessit, tamen cum necesse fuit in acie strenue pugnavit. A tota Grecia parentes adulescentes Athenas mittebant ut philosophiam discerent: philosophus discipulos doctrina, sed praecipue exemplo, sapientia atque virtute erudiebat. Nullum quidem librum scripsit, neque in schola aut domi docebat, sed per vias et in foro ut gratuito cum omnibus communicaret sapientiae suae fructus. Ideo philosophi fama magis in dies crescebat, sed in invidiam adversariorum incidit dicentium: Socrates adulescentes corrumpit et impius est, quia patrios deos non colit” Ab iniquis iudicibus damnatus, Socrates etiam morte sua insigne virtutis testimonium praebuit: nam etiamsi iniuste condemnatus, ex vinculis effugere recusavit et iniustae poenae subiacere quam legum sanctitatem violare praeoptavit.


Eolo offre ad Ulisse un dono funesto
Post urbis Troiae eversionem, Ulixes cum parva fidelium sociorum manu Asiae litora reliquit et in Graeciam navium cursum direxit. Primum in Thraciae oras pervenit, deinde in Lotophagorum insulam, ubi loti fructus crescebant: hi (questi) fructus patriae et domuum oblivionem hominibus dabant. Attigit posthac Siciliam insulam, fructuum et segetum divitem ; ibi, in opacis specubus, Cyclopes, horrida monstra vivebant. Inde venit in regna Aeoli, ventorum regis. Aeolus Ulixi utrem donavit, ubi omnes venti erant inclusi . Iam Ulixis classis navigabat, iam Ithaca ante oculos erat.

4. Quando ti (te) guardo, o Catilina, tremo con tutta la mente e con tutti gli arti. A Napoli e a Pompei c’era un ricco santuario.

5. Cesare condusse l’instancabile esercito dalla Gallia in Italia, attraverso le Alpi, e giunse nella celebre città di Rimini.


Tenacia e forza d’animo dei Romani
Urbs Roma aeterna erit; semper gentes reget, iustitiam et aequitatem populis dabit, maiorum morem servabit. In periculis et insidiis socii Romam adiuvabunt, auxilium non negabunt, bella una cum Romanis gerent. Si hostes urbem oppugnaverint, Romani eos (li) facile profligabunt;nam civium virtus et militum audacia patriam defendent. Cum Pyrrhus, nobilis Epirotarumrex, in Italiam cum ingenti exercitu venerat et apud Heracleam et Ausculum Romanos vicerat, Romani forti animo clades toleraverant novosque exercitus comparaverunt.

6.Gli uomini primitivi vivevano nelle spelonche, non in sontuose dimore. Gli agricoltori vivono nella salubre campagna.

7.Il generale Annibale, condusse le instancabili truppe di Cartaginesi in Italia, attraverso le Alpi, e giunse al celebre lago Trasimeno.



Severità di Manlio Torquato
Bello Latino T. Manlio Torquatus milites admonuerat, ne proelium cum hostibus committerent. Forte Titus Manlius, consulis filius, inter ceteros exploratores ad hostium stationem accessit; e quibus (dai quali) praefectus equitum consulis filium ad singulare proelium provocavit. Tunc Manlius, imperii patris immemor, in certamen ruit et adversarium occidit. Ubi pater quod (ciò) comperit, statim contionem advocavit et coram exercitu: “Quandoquidem” inquit “contra patris imperium dimicavisti, propter malefacta poenas solves”.

1.Giunto l’esercito nemico, i soldati romani sconfissero i crudeli nemici a Roma, presso il fiume Tevere. Quando stiamo bene, siamo lieti.

2.Nella regione della Frigia, a Troia, Achille pianse poiché era morto il suo amico Patroclo. Tuttavia, accolse le preghiere di Priamo, padre di Ettore, affinché gli restituisse le spoglie.


Il cavallo e l’asino
Asinus quidam, sarcinis onustus, equum rogabat eique dicebat: “Hoc onus mihi grave est; oneris partem aliquam(qualche: accus) vehe et subleva me”. Sed ille asini preces repudiavit. Paulo post asinus labore consumptus in via corruit animamque efflavit. Tunc agitator in equum imposuit omnes sarcinas, quas (che:acc.plur) asinus portabat atque insuper etiam pellem, asino detractam. Tum equus: “O me miserum-inquit- parvulum onus recipere recusavi, nunc me sarcinae omnes, cum pelle comitis, gravant, cuius (di cui) preces tam superbe comtempsi!


1.I condottieri valorosi, allorché combattono in guerra, mostrano un aspetto sicuro, al fine di spaventare i crudeli nemici che avanzano.

2.Giunte le instancabili truppe di Cartaginesi in Italia, attraverso i monti Pirenei e le Alpi, i consoli romani, in breve tempo, opposero i loro ingenti eserciti al fine di sconfiggere Annibale.

Pater familias
Summa erat patris auctoritas temporibus antiquis: tunc dominus erat uxoris, liberorum, servorum, sed postea eius auctoritas fuit minus imperiosa. Domi autem matres sunt dominae: curant liberos et domum gerunt. Non solum maritus, uxor et liberi sed etiam servi pars erant familiae. Servi plurimi sunt. Multi operam praestant domi, in urbe, sed multi vivunt ruri et dediti agris sunt. Pater familias domi suae rex est : habet in liberos patriam potestatem, in servos dominicam potestatem.

1.Giunto l’esercito nemico, i soldati romani sconfissero i crudeli nemici a Roma, presso il fiume Tevere.
2. Nella città di Troia, Achille pianse poiché era morto il suo amico Patroclo. Tuttavia, accolse le preghiere di Priamo, padre di Ettore, affinché restituisse le spoglie.











TRADUCI LE SEGUENTI FORME VERBALI:
mitteris, legerentur, rectae sint, lectus sum, delendus-a-um, rectae essent, amissa sit, amatum iri, aperiuntur, erudientur.

AGLI ALUNNI DELLA V E

TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE 1999
Numerosi bisogni della società trovano oggi una risposta adeguata grazie all'impegno civile e al volontariato di persone, in particolare di giovani, che, individualmente o in forma associata e cooperativa, realizzano interventi integrativi o compensativi di quelli adottati da Enti istituzionali.
Quali, secondo te, le origini e le motivazioni profonde di tali comportamenti?
Affronta la questione con considerazioni suggerite dal tuo percorso di studi e dalle tue personali esperienze.

TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE 2000

Giovanni Verga, in una famosa novella dal titolo Rosso Malpelo, compresa nella raccolta "Vita dei Campi" pubblicata nel 1880, racconta di due ragazzini che lavorano in condizioni disumane in una miniera.
Le cronache odierne mostrano continuamente minori in luoghi di guerra, di fame, di disperazione o utilizzati in lavori faticosi e sottoposti a inaudite crudeltà, nonostante gli appelli e gli interventi delle organizzazioni umanitarie che tentano di arginare questa tragedia. Inquadra il problema ed esponi le tue considerazioni in proposito

TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE 2001
La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, approvata il 10 dicembre 1948 dalle Nazioni Unite, proclama solennemente il valore e la dignità della persona umana e sancisce al tempo stesso la inalienabilità degli universali diritti etico-civili.
La storia dell'ultimo cinquantennio è tuttavia segnata da non poche violazioni di questi principi rimaste impunite.
Quali, a tuo avviso, le ragioni?
Affronta criticamente l'argomento, soffermandoti anche sulla recente creazione del primo Tribunale internazionale dei crimini contro l'umanità ed esprimendo la tua opinione sulla possibilità che questo neonato organismo internazionale possa rappresentare una nuova garanzia in favore di un mondo più giusto.


TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE 2002

Paesi e città d’Italia custodiscono un immenso patrimonio artistico e monumentale che, oltre a rappresentare una importantissima testimonianza della nostra storia, costituisce al tempo stesso una primaria risorsa economica per il turismo e per lo sviluppo del territorio. Affronta la questione anche in relazione all’ambiente in cui vivi, ponendo in evidenza aspetti positivi e negativi che, a tuo giudizio, lo caratterizzano per la cura, la conservazione e la valorizzazione di tale patrimonio.

TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE 2003
«Si dice da parte di alcuni esperti che la forza delle immagini attraverso cui viene oggi veicolata gran parte delle informazioni, rischia, a causa dell'impatto immediato e prevalentemente emozionale, tipico del messaggio visivo, di prendere il sopravvento sul contenuto concettuale del messaggio stesso e sulla riflessione critica del destinatario. Ma si dice anche, da parte opposta, che è proprio la immagine a favorire varie forme di apprendimento, rendendone più efficaci e duraturi i risultati.
Discuti criticamente i due aspetti della questione proposta, avanzando le tue personali considerazioni.»

TIPOLOGIA D - TEMA DI ORDINE GENERALE 2004
Il principio della legalità, valore universalmente condiviso, è spesso oggetto di violazioni che generano disagio sociale e inquietudine soprattutto nei giovani. Sviluppa l'argomento, discutendo sulle forme in cui i vari organismi sociali possono promuovere la cultura della legalità, per formare cittadini consapevoli e aiutare i giovani a scegliere un percorso di vita ispirato ai valori della solidarietà e della giustizia.

PROGRAMMAZIONE DI LATINO 2014-2015 Classe V E - Liceo Scientifico “L. B. Alberti” Minturno


PROTAGONISTI E MODELLI CULTURALI IN ETÀ AUGUSTEA E IN ETÀ IMPERIALE QUADRO STORICO E CULTURALE
L’ età augustea. L’ età giulio-claudia. L età dei Flavi. Il Principato illuminato di Nerva e di Traiano.

TITO LIVIO
La storiografia a Roma in età augustea. Tito Livio: lo storico della celebrazione di Roma. La struttura, il contenuto, i temi delle Storie. Concezione della storia e caratteri della storiografia di Tito Livio.

FEDRO
La vita. Fedro e la tradizione favolistica antica. Caratteristiche strutturali e stilistiche della favole, funzione dei prologhi e degli epiloghi, del simbolismo e dell’allegoria. Fedro e il suo tempo: concezione dell’uomo e della vita. La favola come protesta.

PERSIO
La vita. Persio e il suo tempo: concezione della società, della politica, della cultura contemporanea. Il problema della ricerca del ‘bene’ e della ‘virtù’. I temi delle ‘Satire’. Concezione dell’arte e funzione dell’intellettuale. Stoicismo e pessimismo in Persio. Persio e la tradizione satirica. La lingua e lo stile.

LUCANO
La vita. Il contenuto e i temi del ‘Bellum civile’. la scelta dell’ epica e del tema civile. Lo Stoicismo nel Bellum civile. La poesia di Lucano e lo stile: novità e caratteri del poema, il rapporto con i modelli omerici.

LUCIO ANNEO SENECA
La vita. Dall’ impegno al dissenso. La ‘filosofia’ di Seneca: il percorso verso la virtus e la saggezza. Seneca precursore dell’ esistenzialismo : la noia, il tempo, la morte. Il pensiero politico di Seneca: la figura del principe ideale. Seneca filosofo della scienza. I temi della poetica di Seneca. La lingua e lo stile .

PETRONIO
La vita. Struttura, intreccio, temi del ‘Satyricon’. Il ‘Satyricon’ come ‘romanzo’ dell’ età neroniana. La cena Trimalchione. Petronio e il ‘realismo del distacco’. Petronio e la cultura del tempo. Il ‘ Satyricon’ come metafora politica ed esistenziale. La varietà linguistico-stilistica del Satyricon.

MARZIALE
Marziale: una vita da cliens alla ricerca del successo. Temi e personaggi degli epigrammi di Marziale. Marziale e la cultura del tempo: l’epigramma e il significato di una scelta. Autobiografismo in versi. L’epigramma come affresco del mondo in chiave comico-realistica. La vena rustica e intimistica. La poetica e lo stile.

QUINTILIANO
La vita. L’ Institutio oratoria, summa dell’ars dicendi. Quintiliano e il suo tempo: il conformismo politico e letterario. Quintiliano e la crisi dell’ eloquenza. Tradizione e modernità nella pedagogia di Quintiliano: magister e discipulus, l’apprendimento come gioco. L’ideale del perfetto oratore, vir bonus dicendi peritus. Quintiliano e il canone dell’imitazione. La scrittura di Quintiliano.

PLINIO IL VECCHIO
La vita. L’ attività letteraria. Selezione e organizzazione dei temi. L’ uomo e la natura nella visione pliniana. Plinio il Vecchio e la scienza, limiti della Naturalis Historia nello studio della natura. Stile e linguaggio.


DECIMO GIUNIO GIOVENALE
Giovenale: una vita da emarginato. Protagonisti e temi delle Satire. Giovenale e la tradizione satirica. L’ idealizzazione del passato : il moralismo e l ‘indignatio’ . La poetica e il linguaggio.

CLASSICO

Traduzione e analisi formale e contenutistica DEI TESTI PIÙ SIGNIFICATIVI DELLA CULTURA LATINA, LETTI IN LINGUA E/O IN TRADUZIONE.

Liceo Scientifico “L. B. Alberti” Minturno - PROGRAMMAZIONE DI ITALIANO 2014-2015 Classe V E



Modulo storico culturale/autore
• Modulo A

L’ ETÀ NAPOLEONICA . CARATTERI GENERALI E CONTESTO STORICO CULTURALE.
LA CULTURA ITALIANA DELL’ETA’ NAPOLEONICA: NEOCLASSICISMO E PREROMANTICISMO


UGO FOSCOLO
La vita e le opere. Il pensiero, la funzione della poesia, la storia della critica.
La genesi, la struttura, i temi e i contenuti delle opere ( ‘Ortis’, ‘Sonetti’, ‘Odi’, ‘Le Grazie’ )

Dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis : Tutto è perduto
I Sonetti
Alla sera, A Zacinto, In morte del fratello Giovanni
Dei Sepolcri: genesi, struttura, nuclei concettuali
Dei Sepolcri: Vv 1-90;

DALLA RESTAURAZIONE AL ROMANTICISMO.
Caratteri generali e contesto storico-culturale di riferimento. Nascita del Romanticismo in Germania e Inghilterra, diffusione del Romanticismo in Francia e in Italia. Genesi storico-filosofica, temi centrali della poetica romantica. L’ intellettuale e le contraddizioni dell’ età, la figura dell’eroe romantico. La concezione dell’ arte e della letteratura.
Il Romanticismo in Italia. La polemica classico-romantica
L’articolo di M.me De Stael: Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni

GIACOMO LEOPARDI
La vita e le opere .
La genesi , la struttura, il contenuto delle opere (‘Idilli’, ‘Operette morali’, Canzoni civili, "La Ginestra’)
Lo svolgimento della lirica leopardiana : i Canti
I nuclei tematici nella lirica del Leopardi. La funzione della poesia.

Dai Canti
L’infinito
Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
Il sabato del villaggio
La ginestra (versi scelti)




ALESSANDRO MANZONI

La vita e le opere. Fasi della produzione letteraria. La concezione dell’arte e della letteratura,la poetica del ‘vero’, la figura dell’intellettuale. La genesi, la struttura, il contenuto delle opere(‘Inni sacri, ‘Tragedie’, ‘Odi politiche’).

La Pentecoste
Dall’ Adelchi : Coro dell’atto III “Un volgo senza nome”
Dagli scritti di poetica:
Lettera a Monsieur Chauvet (temi e contenuti) : rapporto tra il “vero” storico e l’invenzione poetica
Lettera al marchese Cesare D’Azeglio sul Romanticismo (temi e contenuti): l'utile per iscopo,il vero per soggetto e l'interessante per mezzo.

Genesi, temi e personaggi dei Promessi Sposi.

REALISMO E NATURALISMO NELLA CULTURA EUROPEA Contesto storico-politico,ambito filosofico, tecnico-scientifico, letterario.
Lo sviluppo del romanzo in Europa. Il romanzo come documento scientifico.
La tradizione del Romanzo realista francese ( G. Flaubert, i fratelli Goncourt, E. Zola, G. de Maupassant).

Fratelli Goncourt, Prefazione di Germinie Lacerteux
E.Zola, Il romanzo sperimentale, L’investigazione scientifica è un dovere

Il Naturalismo francese, il Verismo italiano. Il romanzo realista in Italia come interpretazione e fotografia della vita: Verga e Capuana. Principi fondamentali della poetica verista; i personaggi dell’opera verista.

LA LETTERATURA DELL’ITALIA UNITA’ (1861-1890).
Le coordinate storiche: l’unità imperfetta; la dinamica politica e sociale; intellettuali e istituzioni culturali. Le coordinate geografiche : i centri di diffusione letteraria.

GIOVANNI VERGA
Vita e opere. La genesi, la struttura, temi e contenuti delle Opere ( ‘Novelle’, ‘Malavoglia’ ,‘ Mastro Don Gesualdo’). G. Verga e il suo tempo; L’approdo al Verismo e lo svolgimento dell’ opera verghiana. L’ideologia verghiana. Il Verismo di Verga e il naturalismo zoliano. La tecnica narrativa di G.Verga, lo sperimentalismo linguistico.

G. Verga, Lettera a S.P. Verdura
Prefazione a L'amante di Gramigna
Prefazione ai Malavoglia
Rosso Malpelo, La lupa, La roba

GIOSUE’ CARDUCCI
Fasi e temi della poetica carducciana. La concezione dell’ arte e della letteratura.

Da Rime nuove: Pianto antico; San martino
Da Odi barbare: Nevicata

LA SCAPIGLIATURA MILANESE

Caratteri generali, rapporto artista- società.
Il Manifesto letterario della Scapigliatura: E. Praga, Preludio


LA CRISI DEL POSITIVISMO. IL DECADENTISMO.
D’ANNUNZIO E PASCOLI: DUE MODI DIFFERENTI DI INTERPRETARE LA CRISI DELL’UOMO DOPO L’OTTIMISMO POSITIVISTICO.

L’età del Decadentismo. Caratteri generali e contesto storico-culturale. L’origine del termine “Decadentismo”. Temi della poesia decadente. Stile della poesia decadente. La concezione dell’ arte e della letteratura: l’arte per l’arte (Theophile Gautier). Estetismo e Simbolismo. Concezione del poeta “veggente”. Il rapporto artista- società. Decadentismo e Romanticismo. Decadentismo e Positivismo.

A.Rimbaud, Lettera del veggente
P.Verlaine, Languore
Ch.Baudelaire, L’albatro, Corrispondenze.


GIOVANNI PASCOLI

La vita e le opere. Percorso artistico ed ideologico. Temi della poesia pascoliana: il tema agreste, il tema del nido, la poetica del fanciullino. Lingua e stile in Pascoli, lo sperimentalismo linguistico: fonosimbolismo, plurilinguismo, espressionismo.

Da ‘Myricae’
X Agosto
L’assiuolo

Dai ‘Canti di Castelvecchio’
Nebbia
Dai ‘Poemetti’
Italy
Dalle Prose: Il fanciullino

GABRIELE D’ANNUNZIO
La vita e le opere. G. D' Annunzio e il suo tempo. La produzione letteraria e le fasi della poetica dannunziana. L' estetismo dannunziano. I romanzi del superuomo, Le Laudi.

Laudi, ‘Alcyone’: La pioggia nel pineto
Da ‘Il Piacere’: Andrea Sperelli


L’ETA DELLE AVANGUARDIE E IL FUTURISMO
Crepuscolarismo e Futurismo : caratteri generali e contesto storico di riferimento.

F.T. Marinetti, Il Manifesto letterario del Futurismo,1909; Il Manifesto tecnico della letteratura futurista, 1912 (individuazione di temi e motivi).


I MAESTRI DELLA MODERNITA’ NOVECENTESCA.
SVEVO E PIRANDELLO. LA CRISI DELL’UOMO MODERNO, LA NOVITA’ DEL NARRARE.

Il Romanzo della crisi: contesto storico-culturale di riferimento, temi e contenuti, i protagonisti, le strutture formali. La figura dell’inetto.


IL ROMANZO E LA PSICANALISI: ITALO SVEVO
La vita e le opere. Temi fondamentali della poetica di Svevo: l’inettitudine, l’inconscio, la dissoluzione dell’io.

Da La coscienza di Zeno: Salute e malattia

LUIGI PIRANDELLO
La vita e le opere. Fasi della produzione letteraria. La visione del mondo e la poetica: temi fondamentali. Il relativismo conoscitivo. Il teatro di Pirandello
Da ‘Uno, nessuno e centomila’: Mia moglie e il mio naso
Da ‘Novelle per un anno’: Il treno ha fischiato


LA POESIA ITALIANA TRA LE DUE GUERRE. UNGARETTI, QUASIMODO, MONTALE: MODI DIVERSI DI SENTIRE IL MALE DI VIVERE.

Contesto storico culturale di riferimento. L’ Ermetismo. Sperimentalismo metrico e sintattico.

GIUSEPPE UNGARETTI
Fasi della poetica di Ungaretti, temi delle opere.

Da L’allegria
Veglia
Sono una creatura
San Martino del Carso


Da Il dolore, Non gridate più

SALVATORE QUASIMODO
I temi della poetica di S. Quasimodo
Ed è subito sera


EUGENIO MONTALE
Fasi della poetica di E. Montale, temi delle opere.

Da ‘Ossi di seppia’
Non chiederci la parola
Meriggiare pallido e assorto




Modulo dedicato allo studio della Divina Commedia Modulo B


Dante – Divina Commedia , Purgatorio: Canti I, VI, XI, XII, XVII, XXXIII (Preghiera alla Vergine).

martedì 2 settembre 2014

AGLI ALUNNI DELLE CLASSI I A, III D, IV E

Ecco per voi ancora un elenco di testi scelti ( per lo più classici) che potranno aggiungersi a quelli già letti dall’inizio delle vacanze. Offriranno una buona opportunità di svago e di arricchimento prima del rientro a scuola anche agli alunni che nel corso dell’estate sono stati impegnati nel recupero delle carenze. Buona lettura a tutti! Prof. Cardaropoli



L’OTTOCENTO


A.Cechov, Il duello
C.Boito, Senso e altre novelle
Ch.Bronte, Jane Eyre
Ch.Dickens, Oliver Twist
E. Wallace, L’enigma della candela ritorta; Il mistero delle tre querce
E.A.Poe, Racconti del terrore; Storia di Gordon Pym
E.Bronte, Cime tempestose
E.T.A. Hofmann, Racconti notturni; Gli elisir del diavolo
F.Dostoevskij, L’idiota; I demoni; Racconti; Delitto e castigo, I fratelli Karamazov
F.Tozzi, Tre croci; Con gli occhi chiusi; Giovani e altre novelle
G. de maupassant, Bel - Ami
G. Flaubert, Madame Bovary
G.D’Annunzio, Il Piacere, l’Innocente
G.Deledda, Canne al vento
G.Verga, La lupa ed altre novelle; I Malavoglia; Mastro Don Gesualdo
H. de Balzac, Un tenebroso affare; Eugenie Grandet; Papà Goriot
H.Walpole, Il castello d’Otranto
I.Turgenev, Primo amore; Nido di nobili; Lo spadaccino
J.Austen, Orgoglio e pregiudizio
l.Tolstoj, La sonata a Kreutzer; la morte di Ivan Il’ic; Anna Karenina; Guerra e pace;
M.G.Lewis, Il monaco
M.Shelley, Frankenstein
N.Hawthorne, La lettera scarlatta
O.Wilde, Il ritratto di Dorian Gray; Il delitto di Lord Arthur Savile
R.L.Stevenson, Lo strano caso del dottor Jekill e del dottor Hyde
Stendal, La certosa di Parma; Il rosso e il nero

IL NOVECENTO E OLTRE

A. Camilleri, Gita a Tindari ; La forma dell’acqua; Un mese con Montalbano
A. De Carlo, Treno di panna
A.Baricco, Novecento
B. Fenoglio, Una questione privata; Primavera di bellezza
C. A. Ciampi, Da Livorno al Quirinale; A un giovane italiano
C. Levi , Cristo si è fermato a Eboli
C.E.Gadda, La cognizione del dolore
D. Buzzati , Il deserto dei Tartari; Un amore
D.Maraini, La lunga vita di Marianna Ucria
E. Morante, L'isola di Arturo
E.Biagi, Disonora il padre
E.m. forster, Camera con vista
E.Vittorini, Conversazione in Sicilia
G. Carofiglio, Testimone inconsapevole; Ad occhi chiusi; Ragionevoli dubbi;
G. Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata
G.Bufalino, Diceria dell’untore
G.Orwell, la fattoria degli animali, 1984
G.Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo
Ghassan Kanafani, Ritorno ad Haifa
I. Allende, La casa degli spiriti; Paula
I. Calvino , Il barone rampante; Il cavaliere inesistente; Il visconte dimezzato
I. Calvino , Marcovaldo
I.Montanelli, Il generale della rovere
I.Svevo, La coscienza di Zeno, Senilità; Una vita
J.Fante, Chiedi alla polvere; Un anno terribile
J.Joyce, Gente di Dublino
L.Pirandello, Il fu Mattia Pascal; Uno, nessuno e centomila; La patente e altri racconti
L.Sciascia, A ciascuno il suo; Una storia semplice
L.Sorrenti, L’uomo nero; Immagina i corrvi
M.Tobino, Per le antiche scale
M.Yourcenar, Memorie di Adriano
N.Ginzburg, Caro Michele
P. Levi , Se questo è un uomo
R. Bach, Il gabbiano Jonathan Livingstone
U.Eco, Il nome della rosa; L’isola del giorno prima; La misteriosa fiamma della regina Loana
V.Cerami, Un borghese piccolo, piccolo
V.Wolfe, Mrs Dalloway


PRIME CLASSI

A. Camilleri, Gita a Tindari; La forma dell’acqua; Un mese con Montalbano
A. Christie , Dieci piccoli indiani
A.Baricco, Novecento
A.C.Doyle, Le avventure di S.Holmes
C. A. Ciampi, Da Livorno al Quirinale; A un giovane italiano
C. Levi, Cristo si è fermato a Eboli
Ch.Dickens, Oliver Twist
D. Pennac, La fata Carabina, Il paradiso degli orchi, Storia di un corpo
E.A.Poe, storia di Gordon Pym
Estate in giallo, ed. Newton Compton
F. Uhlman, L’amico ritrovato
G. Carofiglio, Testimone inconsapevole
G. Deledda,Canne al vento
G. Garcia Marquez, Cronaca di una morte annunciata
G.Simenon, Il treno
H. Hesse, Siddharta, Narciso e Boccadoro
I. Allende, Paula; La casa degli spiriti
I. Silone, Fontamara
I.Calvino , Marcovaldo
I.Calvino,Il barone rampante; Il cavaliere inesistente; Il visconte dimezzato
I.Svevo,La coscienza di Zeno
J. D.Salinger, Il giovane Holden
J.R.R. Tolkien, Lo Hobbit
K. Follet, La cruna dell’ago; la caduta dei giganti, L’inverno del mondo
Kh. Hosseini, Il cacciatore di aquiloni
L.Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Uno, nessuno e centomila; La patente e altri racconti
L.Sciascia, A ciascuno il suo; Una storia semplice
L.Sorrenti, L’uomo nero; Immagina i corrvi
M.Yourcenar, Memorie di Adriano
N. Ammaniti, Io non ho paura; Come Dio comanda
P. Giordano,La solitudine dei numeri primi
P. Levi, Se questo è un uomo
P. Mastrocola,
una barca nel bosco; Non so niente di te
R. Bach, Il gabbiano Jonathan Livingstone
S. Benni, Achille piè veloce
Vacanze in giallo, Sellerio editore