lunedì 19 settembre 2016

ETA’ DI CESARE ( 78-44 a.C.) - INQUADRAMENTO STORICO-LETTERARIO (Cfr: L.Perelli, Storia della Letteratura latina, Paravia; G.De Bernardis-A.Sorci, Roma antica, vol.1, Palumbo editore; appunti docente)


Per età di Cesare, intendiamo convenzionalmente l'ultima fase della Repubblica romana, un periodo travagliato e convulso di rivolgimenti, conflitti e trasformazioni che portò, prima con la breve dittatura di Cesare (45-44 a. C.), poi con la conquista del potere da parte di Ottaviano Augusto (31 a. C.: battaglia di Azio contro Marco Antonio).), all'instaurazione di un nuovo regime, monarchico non di nome ma di fatto. Il periodo in cui Giulio Cesare fu protagonista sulla scena politica romana, va dal 60 a.C., anno del primo triumvirato, al 44 a. C., l'anno della sua morte.
Tuttavia, in ambito storico-politico ma anche artistico-letterario, l'epoca che va sotto il nome di “Età di Cesare” ha inizio circa trent'anni prima, a partire dagli anni della I GUERRA CIVILE A ROMA (83-82 a. C.) a cui fece seguito la DITTATURA DI SILLA (82-79 a. C.).
Un elemento fondamentale nel quadro politico dell’età di Cesare è il contrasto fra la fazione che Cicerone chiama degli Optimates (ottimati: i conservatori repubblicani), e quella dei “populares” (i democratici). Molto in generale, possiamo dire che i conservatori difendevano i privilegi dei ceti più elevati economicamente e socialmente, in particolare dell'aristocrazia senatoria gelosa di custodire gli antichi privilegi istituzionali, mentre i «populares» facevano leva sul malcontento di chi era escluso o tenuto ai margini della gestione del potere, per proporre mutamenti e innovazioni. All'attaccamento alla tradizione e ai valori del mos maiorum, di cui i conservatori si propugnavano difensori e sostenitori, si contrapponeva, da parte dei «popolari», una consapevolezza più chiara e più spregiudicata della necessità di modificare l'assetto politico e costituzionale per adeguarlo alle grandi trasformazioni economiche e sociali conseguenti all'espansione dell'impero romano; tali trasformazioni, infatti, avevano provocato la rottura degli equilibri preesistenti, rottura assai pericolosa per le istituzioni. Le strutture dello Stato, formatesi e consolidatesi quando la potenza di Roma era limitata ad un territorio relativamente ristretto, non erano più adeguate ad un vastissimo dominio che si estendeva dalla Spagna all'Asia Minore all'Africa settentrionale.

• PRIMA GUERRA CIVILE A ROMA TRA GAIO MARIO E LUCIO CORNELIO SILLA (83-82 a. C.)
• DITTATURA DI LUCIO CORNELIO SILLA : 82-79 a. C
• I TRIUMVIRATO (60-53 a.C) : GAIO GIULIO CESARE –MARCO LICINIO CRASSO- GNEO POMPEO
• II GUERRA CIVILE TRA CESARE E POMPEO (49-48 a.C.) Vittorie di Cesare contro i Pompeiani a Farsàlo, Tapso e Munda (45 a.C.)
• DITTATURA DI CESARE : 45-44 a.C.
• II TRIUMVIRATO : 43 a. C: MARCO ANTONIO- EMILIO LEPIDO- G.CESARE OTTAVIANO
(Proclamarono il divus Iulius; Liste di proscrizione: assassinio di M.T.Cicerone a Formia 43 a. C.)
• BATTAGLIA DI FILIPPI 42 a.C.: MARCO ANTONIO E OTTAVIANO CONTRO I CESARICIDI
• BATTAGLIA DI AZIO (Grecia) 31 a.C. : OTTAVIANO CONTRO MARCO ANTONIO – CLEOPATRA / Assedio di Alessandria d’Egitto, suicidio di Antonio e Cleopatra (30 a. C.)
• IMPERO DI AUGUSTO (27 a. C.-14 d.C.)

Nell’età di Cesare, Roma è pervasa dalla cultura greca, già fortemente presente in Italia fin dal II sec. A. C., ( basti ricordare i provvedimenti di bando emanati contro i filosofi greci giudicati corruttori, nel 173, nel 161 e nel 155 a. C.; ricordiamo anche l’impegno di Catone il Censore,234-149 a. C., a difesa dei costumi della romanità) che apre nuovi percorsi tematici e stilistici alla letteratura latina. A Roma si diffondono nuovi costumi sociali e nuovi ideali di vita: la vecchia società rude e sobria, fedele alle antiche istituzioni e ai principi etici del mos maiorum, ha ceduto il posto ad una società nuova e culturalmente eterogenea, frutto di un vastissimo impero che comprendeva popoli diversi per razza e cultura; inoltre le ingenti ricchezze pervenute a Roma con le guerre di conquista avevano favorito la nascita, nella classe dirigente romana, di nuove esigenze e di nuovi stili di vita di impronta ellenististica.
La cultura e l’arte dell’età di Cesare (80-44 a. C.) sono, dunque, il riflesso di una società in piena trasformazione, dominata da un contesto politico quanto mai difficile e convulso.
Così come sorgono e si alternano sullo scenario politico grandi personalità : Gaio Mario, L.C. Silla, G.Cesare, Gneo Pompeo, M. T. Cicerone, così fioriscono autorevoli individualità artistiche nonché nuove tendenze letterarie e filosofiche.
Accanto alle tradizionali forme della letteratura latina dell’Età arcaica (240- 78 a.C.):
 LA POESIA EPICA = vedi Gneo Nevio (Capua 275-201 a. C.): Bellum Poenicum, I guerra punica, verso saturnio / Ennio( Magna Grecia 239-169 a. C.): Annales, verso esametro greco;
 LA TRAGEDIA = Livio Andronico (Taranto 280 -200a. C.); Gneo Nevio.
 LA COMMEDIA = Livio Andronico; Gneo Nevio; Plauto ( Sarsina 254-184 a. C), autore di almeno 21 fabulae palliatae; Terenzio (Cartagine 190-160 ca a.C.), autore di 6 fabulae palliatae
si affermano nuove correnti letterarie, nuove forme poetiche, nuovi generi letterari:
 LA LIRICA (poesia d’amore a carattere soggettivo ed intimistico)
 ELEGIA-EPIGRAMMA- EPILLIO
 EPISTOLARIO
 IL MIMO
 E sul piano letterario, LA POESIA NEOTERICA.
I “poetae novi”, come furono sprezzamente definiti da Cicerone, o Neòteroi, ispirandosi alla poesia ellenistica ( III sec. a. C.) e ai poeti greci alessandrini (Callimaco, in primis), elaborarono componimenti molto dotti e raffinati sul piano formale, dal contenuto tenue e delicato, spesso amoroso e soggettivo; tra essi emersero Catullo, Elvio Cinna (Zmyrna), Licinio Calvo. Sul piano politico i poetae novi furono decisi avversari di Cesare.
In realtà, è da evidenziare come già a partire dal II sec. a. C. (eta arcaica) c’era stato qualche sintomo di cambiamento nei gusti e nelle tendenze della cultura romana in direzione filoellenica con la creazione del Circolo degli Scipioni ( Fondato e animato da personalità quali Scipione l’Emiliano, Gaio Lelio, Furio Filo, Publio Terenzio, Caio Lucilio; fra i Greci, Polibio e il filosofo Panezio di Rodi, ideologo del concetto di “humanitas”.Furono sostenitori degli ideali di humanitas, autonomia della persona umana nella scelta delle proprie inclinazioni naturali, otium letterario ).
 LA SATIRA, il cui iniziatore fu Ennio ( Magna Grecia 239-169 a. C.) in età arcaica, fu un genere letterario che continuò a svilupparsi a Roma fino a raggiungere la massima espressione con
LUCILIO (148 - 102 a. C.?), ritenuto il vero fondatore di questo genere letterario, e successivamente con ORAZIO (età di Augusto), PERSIO E PETRONIO (età imperiale).

STORIA E POESIA IN ETA’ DI CESARE E DI AUGUSTO
Fra i poeti, letterati e storici dell’età di Cesare emergono CATULLO (Verona 84-54 a.C.), LUCREZIO (96- 53 a.C.), CESARE (100-44 a.C.), SALLUSTIO (86-34 a. C.), CORNELIO NEPOTE (100-43 a.C.), CICERONE (106-43 a. C.).
GENERI POETICI IN ETA’ DI CESARE (78-44 A. c.) e di AUGUSTO (27-14 d.C)
 Poesia lirica: Catullo (86 a. C.), Virgilio (70 a. C. ), Orazio (65 a. C)
 Epigramma: Catullo – Marziale (Dinastia flavia)
 Elegia: Catullo, Tibullo(50 a.C.-19 a.C.); Properzio (50 a.C.-15 a.C); Ovidio
 Poesia didascalica: Lucrezio (80-40 a. C.), Virgilio
 Poesia epica (epico-storica): Ennio, Virgilio, Lucano
 Satira: Lucilio, Orazio, Persio, Petronio
 Poesia mitologica: Ovidio
LA STORIOGRAFIA: AUTORI DI OPERE STORICHE
 Cesare (100-44 a.C.): De bello gallico (58-52 a. C.) in 7 libri; De bello civili (49-46 a. C.) in 3 libri
 Cornelio Nepote (100-30 a. C.), cultore dell’aneddotica antica : De viris illustribus in 16 libri: di essi rimane la categoria dei condottieri stranieri (Alcibiade, Annibale ) e due storici latini (Catone il Censore, Pomponio Attico).
 Sallustio (86-35 a. C.): autore di 2 monografie De coniuratione Catilinae, Bellum iugurthinum; Historiae; 2 Epistulae ad Caesarem.
 Tito Livio (59 a. C.-17 d.C.), Tacito (54 d. C.-120 d. C.), Svetonio (70-140 d. C.).



LA STORIOGRAFIA E LA BIOGRAFIA

La Storiografia, come molti altri generi letterari antichi, nacque in Grecia in tempi assai antichi, già a partire dal VI sec. a. C. con l’attività letteraria dei cosiddetti logografi, i quali descrivevano i luoghi, gli usi e costumi dei popoli con i quali venivano a contatto nei loro viaggi.
A poco a poco dalla Logografia ebbe origine la Storiografia e ciò avvenne allorché agli interessi puramente etnogeografici (usi, costumi) subentrarono quelli più specificatamente storici. Il primo autore che potremmo definire “storico” è ERODOTO DI ALICARNASSO (484-430 a.C.), definito a tal proposito il “padre” dell genere storiografico.
Dopo Erodoto, il primo grande autore storico greco è TUCIDIDE di Atene (460-400), autore della celebre Guerra del Peloponneso, che con straordinaria capacità di analisi descrive il conflitto che condusse alla distruzione della egemonia ateniese, e quindi alla dissoluzione della Polis. Tucidide è considerato il fondatore del metodo storiografico: attento all’informazione precisa, all’utilizzo diretto delle fonti storiche, all’impiego di una documentazione rigorosa e scientifica basata su documenti originali, all’esposizione di fatti ordinati cronologicamente, all’acuta valutazione del fatto storico e all’inquadramento di esso all’interno di una più ampia visione che riguarda tutta la storia greca.
Dopo Tucidide, in età ellenistica (323- 31 a.C) la storiografia di stampo tucidideo declina e si diffonde piuttosto il genere della Biografia, legata spesso ad opere che raccontano le gesta eroiche di Alessandro Magno.
La Storiografia in senso stretto trovò più tardi un autorevole esponente nel grande storico greco POLIBIO di Megalopoli (II sec. a. C.). Deportato a Roma dopo la Battaglia di Pidna (168 a C.) ed inserito nel Circolo filoellenico degli Scipioni, Polibio fu cultore di una storiografia che, alla stregua dell’ideale tucidideo, fosse attenta all’informazione precisa, all’utilizzo di una documentazione rigorosa e scientifica basata su documenti originali e ben documentati. Per Polibio, come già era accaduto per Tucidide, la Storia e quindi anche l’opera storica, assume un carattere pragmatico ed universale, poiché da essa scaturiscono direttamente validi insegnamenti di natura pratica a carattere politico e civile, la Storia cioè può insegnare all’uomo politico le norme pratiche per giungere al successo.
A ROMA la Storiografia si diffuse come genere letterario a partire dalla conquista di Taranto e della magna Grecia (III sec a.C.), allorché Roma avvertì l’esigenza di far conoscere le sue gesta e la sua posizione di futuro perno politico militare di tutto il bacino mediterraneo.
Le prime forme di Storiografia romana sono di taglio annalistico (Storiografia annalistica: esposizione cronologica degli eventi accaduti nell’anno), sulla base del fatto che già in età arcaica si era diffusa l’abitudine da parte dei Pontefici massimi di stilare una lista nella quale venivano registrati gli eventi più significativi di ciascun anno.
Dopo gli annalisti, tra i quali ricordiamo l’opera di Fabio Pittore, fu Marco Porcio Catone (il Censore, 234- 149 a. C.) a distinguersi nel campo della Storiografia. Intransigente conservatore, noto per la celebre citazione “Ceterum censeo Carthaginem delendam esse”, fu un integerrimo custode della più antica tradizione romana e dei valori del mos maiorum (fides, pietas, industria, integritas,gravitas aequitas, magnitudo animi, frugalitas, virtus guerriera etc…).La sua opera storiografica, nonché il capolavoro della sua produzione letteraria, sono le Origines (174 a. C.), in 7 libri; le Origines rappresentano il primo esempio nel mondo romano di opera storica che, pur procedendo nella esposizione cronologica dei fatti a partire dalla Roma monarchica,non presenta una struttura annalistica. In tutti gli eventi narrati, Catone non fa menzione dei loro protagonisti e quindi instaura una prassi storiografica, successivamente poco fortunata, in controtendenza con la tradizione romana che invece accordava ampio spazio di celebrazione agli eroici protagonisti delle vicende narrate (vedi in seguito Tito Livio).La scelta, singolare, di non menzionare i protagonisti degli eventi va collegata all’esigenza di ascrivere le gesta di Roma e la sua grandezza non tanto al merito dei singoli, bensì alla dedizione e all’eroismo dell’intera collettività, sulla quale grava la salvezza della Res publica. (Storiografia: funzione moralistica)

- Dopo il contributo di Catone il Censore, dovremo aspettare l’età delle guerre civili (I guerra civile 88-81 a C./ II guerra civile 49-46 a.C.) per assistere ad una nuova fase di sviluppo della Storiografia. Infatti, in questo periodo sono Cesare (100-44 a. C.) e Sallustio (86-35 a.C.) a portare il genere letterario della storiografia a livelli di assoluta grandezza attraverso la composizione di celebri opere a carattere monografico.
Cesare fu autore di 2 importanti opere storiche: Commentarii de bello gallico, in 7 libri, riferiti ai 7 anni della guerra gallica dal 58 al 52 a. C.; Commentarii de bello civili, in 3 libri, riferiti alla seconda guerra civile tra Cesare e Pompeo (49-46 a. C.). Il Commentarius in realtà non è uno scritto letterario definito e compiuto, bensì un resoconto essenziale, stringato e compendioso, che successivamente sarebbe diventato un’opera di tipo storico. Anche lo stile si avvale di una prosa sobria e chiara, il tono volutamente distaccato, la narrazione in terza persona. L’intenzione fondamentale di Cesare nelle sue opere storiche è quella di presentare la propria immagine come quella di un condottiero che riesce a far coincidere la gloria personale con il superiore interesse della Repubblica romana, per la quale combatte fieramente e al cui servizio mette tutta la propria perizia militare. Aspetto fondamentale del De bello gallico è che Cesare non manca mai di attribuire parte dei successi militari alla fedeltà delle truppe nella loro collettività, al loro senso di abnegazione e di sacrificio.
Negli stessi anni in cui Cesare compose i suoi Commentarii, a Roma spicca la figura di un altro grande storico amico di Cesare, Gaio Sallustio (86-35 a.C.) autore di due opere a carattere monografico: il Bellum Catilinae (De coniuratione Catilinae) e il Bellum Iugurthinum, che raccontano rispettivamente la congiura ordita da Lucio Sergio Catilina, un estremista democratico di origine aristocratica, nel 63 a. c. ai danni della Res publica, e la guerra contro Giugurta (111-105 a. C.), in cui per la prima volta nella storia di Roma si era evidenziata con forza la corruzione dei dirigenti aristocratici. Le opere storiche testimoniano l’interesse di Sallustio per la politica e per le questioni morali che riguardavano la società del tempo. In entrambe le monografie l’autore mette in evidenza il legame tra ricchezza, potere, corruzione, decadimento dei costumi morali (cupiditas imperii, cupiditas pecuniae); in entrambe si scorge l’intento di esaltare celebri personalità del partito democratico, presentati come onesti e animati da nobili ideali e di colpire taluni aristocratici, ritenuti avidi e corrotti.(Storiografia: funzione moralistica)

Dopo la Battaglia di Azio (31 a. C.) e il suicidio di Antonio e Cleopatra, Ottaviano conquista il potere che divenne ufficiale nella seduta del senato del 27 a. C. Con la nascita del Principato di Augusto, si assiste ad una fase di intensa rinascita culturale, nonché di trasformazione dei costumi sociali in direzione di un recupero dei più antichi valori del mos maiorum, gli antiqui ac boni mores che le ultime generazioni avevano trascurato privilegiando disvalori come disvalori come l’ avaritia e la mala ambitio. Ottaviano stesso si fece promotore di una cultura ad indirizzo celebrativo e propagandistico, che celebrasse i fasti e la grandezza dell’impero romano, la sacralità delle proprie origini, l’appartenenza ad una storia antica fatta di gesta memorabili e di grandi eroi.
In questa ottica si colloca la monumentale opera storica di Tito Livio (59 a. C.-17 a. C.): Ab urbe condita libri, in cui l’esaltazione che l’autore fa di un passato insigne e miticamente riproposto risulta funzionale al progetto di restaurazione augustea e contribuisce a conferire all’opera un taglio decisamente epico. L’opera storica di Tito Livio tende ad esaltare la virtù, intesa essenzialmente come virtù eroica: la storia di Tito Livio è stata definita la storia del popolo romano, ma in realtà il popolo come totalità dei cittadini rimane in secondo piano sullo sfondo, mentre emergono le figure di uomini e condottieri dotati di virtù eccezionali. La grandezza e la superiorità di Roma sono determinate dalla presenza di una elite di uomini forti e virtuosi, elite la cui continuità è assicurata da una salda disciplina morale che affonda le sue radici nel rispetto del mos maiorum. Dell’immensa opera che doveva comprendere 142 libri o forse 150, sono rimasti 35 libri: la prima decade, La terza, la quarta e metà della quinta. (Storia e storiografia: funzione celebrativa, funzione educativa).
In età Giulio-claudia la Storiografia, come tutti i generi letterari, risentì non poco del clima liberticida instaurato dai Principes, per cui o aderì ai dettami della restaurazione morale già avviata in età augustea, schierandosi dalla parte del potere e diventando un efficace strumento propagandistico (vedi Virgilio, l’Eneide; Tito Livio, Ab urbe condita;), oppure percorse strade alternative, finendo col subire talvolta anche una durissima repressione.
Più tardi, in età di Traiano, spicca l’opera storica di Tacito (55-120 d.C.), autore degli “Annales” (16 libri, struttura annalistica) che trattano del periodo intercorrente tra la morte di Augusto (14 d. C.) e la fine di Nerone (68 d. C.); a noi sono pervenuti i primi sei libri sul principato di Tiberio, e i libri da metà dell’XI a metà del XVI che si riferiscono parte al regno di Claudio, parte a quello di Nerone, fino al 66 d. C.
Tacito rappresenta il maggiore storiografo dell’età di Traiano e forse di tutta la letteratura latina; egli saluta con ottimismo l’avvento del principato traianeo, dopo gli anni bui della tirannide di Domiziano (Dinastia Flavia). Con la sua attività di storiografo, Tacito rileva dapprima la degenerazione dell’istituzione imperiale in età flavia (vedi le Historiae), successivamente va a ricercarne le cause fino al tempo di Augusto (dinastia Giulio-claudia). L’attività storiografica di Tacito, tuttavia, non mira a delegittimare la figura imperiale: egli riconosce nell’Impero la sola forma di governo ormai possibile a Roma, e avanza la necessità di promuovere tra i cittadini una rinnovata fase di progresso civile. Tacito è legato al costume e alla memoria della repubblica aristocratica, coltivando un ideale etico-politico che gli consente di attribuire alla Storiografia una funzione moralistica: il conservatorismo moralistico di Tacito si risolve nel mito nostalgico di un passato antichissimo incorrotto.
Dopo l’età di Traiano la Storiografia entra in una crisi inarrestabile e spesso finisce col ridursi a semplice Biografia*. Da tutto il periodo tardo antico emerge solo la figura di Ammiano Marcellino (330-400 d. C.), il quale tentò con la sua opera Rerum gestarum libri XXXI di tracciare un quadro complessivo della crisi dell’Impero individuando, come già aveva fatto Tacito nel II sec. d.C., una matrice moralistica, senza attribuire il giusto peso a nuove cause endogene ed esogene, come la diffusione del Cristianesimo e l’intensificarsi delle invasioni barbariche.
LA BIOGRAFIA. La Biografia è un sottogenere della Storiografia; al pari della Storiografia, la Biografia si occupa di Storia, tuttavia, mentre la Storiografia tratta fatti accaduti in maniera generale e complessiva, la Biografia ha come oggetto la descrizione della vita di personaggi illustri presentata sotto il profilo dell’indagine curiosa e minuziosa sul comportamento, sui gusti, sulle gesta, sul carattere dei protagonisti della storia.

ANAISI DEL TESTO NARRATIVO. PROGRAMMA DI STUDIO classe I A a.s.2016/17





IL TESTO NARRATIVO è un testo che intende narrare una storia secondo un ordine logico e cronologico che è quello stabilito dal narratore.
ANALISI
A) PRESENTAZIONE SOMMARIA DEL TESTO (titolo, genere letterario, autore, opera da cui il testo è tratto, periodo di composizione).
B) ANALISI DEGLI ASPETTI STRUTTURALI DEL TESTO
LA TRAMA : è la storia presentata da ciascun testo narrativo; la trama si compone di due elementi fondamentali:
LA FABULA: è l’insieme degli avvenimenti che costituiscono la vicenda del testo narrativo, disposti secondo un ordine “naturale”, cioè secondo un ordine logico e cronologico, senza prolessi (anticipazioni) e senza analessi o flashback (richiami al passato). Le analessi e le prolessi alterano il regolare sviluppo dell’ordine narrativo.
L’INTRECCIO è l’ordine con cui il narratore dispone liberamente gli elementi della storia, che possono prescindere dall’ordine logico-temporale-causale della fabula (nei Promessi Sposi l’intreccio è dato dagli avvenimenti che si inseriscono e si sovrappongono alla storia principale tra Renzo e Lucia). In un testo narrativo fabula e intreccio possono coincidere o meno.
LE SEQUENZE: Le sequenze costituiscono le unità narrative del racconto; possono essere tagliate ed esaminate separatamente sulla base dei loro specifici contenuti.
Seuenza 1 (rr.1-5): Non capisco….mille metri; sequenza 2(rr. 6-15): Erano sbarcati…….minimamente infastidito; sequenza 3 (rr 16-37).
LE SEQUENZE POSSONO ESSERE DISTINTE IN:
- Sequenze narrative = sono sequenze dinamiche e fanno procedere la narrazione.
- Sequenze descrittive = sono sequenze statiche e frenano il “ritmo” della narrazione.
- Sequenze Riflessive = sono sequenze statiche e sono utilizzate dal narratore per esprimere il proprio pensiero, mediante delle digressioni personali.
- Sequenze dialogate = corrispondono ai dialoghi all’interno del tessuto narrativo. Possono essere statiche o dinamiche.
- Sequenze miste
STRUTTURA TIPO DEL TESTO NARRATIVO: Ciascun testo narrativo, smontato in sequenze può essere schematizzato e analizzato sulla base della seguente struttura tipo:
- situazione iniziale di equilibrio (righe 1-5): il narratore fornisce al lettore le coordinate essenziali per la collocazione degli eventi nello spazio e nel tempo. Il narratore ci presenta la vita del protagonista nella sua povertà e ignoranza (Cfr. I. Calvino, Il contadino astrologo, in “Fiabe italiane”).
- Rottura dell’equilibrio iniziale (righe 6-19):il narratore introduce un fatto imprevisto, l’irruzione sulla scena di un nuovo personaggio, o altro ancora, scompigliano l’equilibrio iniziale e mettono in moto la vicenda vera e propria. L’equilibrio iniziale viene rotto dal bando del re e dalla decisione di Gàmbara di spacciarsi per astrologo e di mettersi alla ricerca dell’anello.
- Peripezie (righe 20-31): la storia si sviluppa in un crescendo di avvenimenti. Iniziano le peripezie del protagonista che cerca di ingannare chi lo attornia fingendosi astrologo.
- Spannung (righe 32-42)momento di massima tensione narrativa. Il protagonista passa all’azione per far uscire allo scoperto i colpevoli : siamo al momento di Spannung.
- Scioglimento della vicenda e ricomposizione dell’equilibrio iniziale (righe 43-56) superato il momento di massima tensione narrativa, la vicenda si avvia verso la ricostituzione di un nuovo equilibrio. La confessione dei servi allenta la tensione e offre al protagonista la possibilità di raggiungere il suo scopo.
- Conclusione: il narratore descrive la situazione finale. La situazione finale vede Gàmbara ricco e ammirato.
C) I PERSONAGGI : possono essere personaggi reali, quando sono individui realmente esistiti (personaggi storici o dell’attualità), introdotti nel mondo della narrativa; possono essere personaggi immaginari (realistici: con caratteristiche verosimili ; fantastici).
Il personaggio può essere presentato dal narratore; da un altro personaggio; da se stesso. Quando più tecniche sono presenti, parliamo di tecnica mista.
PRESENTAZIONE DIRETTA E PRESENTAZIONE INDIRETTA
Si parla di presentazione diretta se il personaggio è caratterizzato immediatamente, se, cioè il narratore direttamente oppure attraverso altri personaggi o il personaggio medesimo, fornisce subito precise informazioni sulle sue caratteristiche fisiche, psicologiche, culturali creandone un profilo ben delineato. La presentazione diretta è molto usata nella fiaba, nella favola e, in generale, nei racconti tradizionali.
La presentazione indiretta avviene quando il personaggio non è presentato in maniera diretta, chiara e oggettiva, ma il suo profilo si delinea agli occhi del lettore gradualmente, mediante indizi che richiedono l’interpretazione e la riflessione da parte del pubblico.
- I Personaggi possono essere presentati mediante alcuni tratti che ne costituiscono la fisionomia:
secondo caratteristiche fisiche (sesso, età, aspetto fisico, abbigliamento, difetti fisici…);
caratteristiche psicologiche ( evidenziare gli elementi che rivelano il carattere del personaggio; impulsività/ riflessione; furbizia/ingenuità; viltà/coraggio; egoismo/generosità);
caratteristiche socio-culturali (lavoro, cultura, tipo di vita, ambiente, aspirazioni e interessi, abbigliamento).
I personaggi all’interno di una narrazione possono anche definirsi a tutto tondo o pluridimensionali , se il carattere è ben delineato dal narratore e se esso è costituito da molteplici sfaccettature e da un forte spessore psicologico;
Al contrario parliamo di personaggio piatto o unidimensionale se di un personaggio il narratore ci fornisce una descrizione superficiale, in cui spiccano uno o due caratteri psicologici distintivi: in tal caso parliamo di “tipo” legato ad un ruolo fisso e ben preciso all’interno della vicenda narrativa, dal comportamento prevedibile e stereotipato.
I personaggi possono classificarsi, inoltre, in personaggi statici (Mastro Geppetto in “Pinocchio”) e in personaggi dinamici (Pinocchio).
- I personaggi possono essere analizzati anche in base al ruolo e alle funzioni che essi svolgono all’interno della narrazione.
Il ruolo più rilevante è ricoperto dal Protagonista (perno della vicenda), a cui si oppone spesso un Antagonista o “oppositore” o “avversario”.
Talvolta il protagonista di una storia può essere costituito da un gruppo di personaggi che agiscono insieme, in maniera compatta: in questo caso si parlerà di Protagonista collettivo; altre volte sono presenti più protagonisti: in questo caso si parlerà di co-protagonisti.
Il fine che un protagonista si propone di raggiungere costituisce l’ oggetto del desiderio, che può essere l’amore di una fanciulla. Dall’azione del protagonista trae vantaggio il destinatario , non di rado coincidente col protagonista stesso.
E’ presente a volte anche un destinatore, un’entità al di sopra delle parti, una forza che funge da guida all’azione e la percorre nel suo svolgersi. Ad affiancare il protagonista e l’antagonista ci sono i vari aiutanti che svolgono la funzione di intermediari.
D) TEMPO-SPAZIO- RITMO DELLA NARRAZIONE
Ciascuna opera a carattere narrativo è delimitata da due coordinate fondamentali all’interno delle quali si muove la storia : il tempo ( che indica la successione e la progressione cronologica degli avvenimenti) e lo spazio ( che consente al lettore di definire l’ambiente in cui si svolge la vicenda).
IL TEMPO DELLA NARRAZIONE (Tempo del racconto o del discorso) non si presenta quasi mai nella durata reale ed effettiva degli avvenimenti, poiché il narratore scandisce a proprio piacimento i tempi del suo racconto, dilatando o accorciando sequenze. Dobbiamo quindi distinguere tra
- Il tempo del racconto, che è la durata della narrazione e non quella dei fatti narrati;
- Il tempo della storia, che è la durata reale dei fatti narrati.
Il tempo del racconto può dunque avere durata assai variabile ed essere scandito, proprio come un brano musicale, da un RITMO narrativo più veloce o più lento.
Per poter accelerare o dilatare il RITMO DELLA NARRAZIONE, il narratore ricorre ad alcuni artifici stilistici:
- L’Ellissi: consiste nella omissione di una serie di avvenimenti che si sono succeduti in un certo arco temporale, ritenuti poco utili ai fini della narrazione. Il ritmo della narrazione è accelerato.
- Il Sommario: consiste in una rapida sintesi degli avvenimenti. Il ritmo della narrazione è accelerato.
- La Digressione: è un particolare tipo di pausa narrativa inserita dal narratore, una deviazione dalla narrazione che ha lo scopo di fornire notizie aggiuntive su fatti e personaggi. Il ritmo della narrazione, in presenza di digressioni, appare rallentato.
- La Pausa: si ha in presenza di sequenze descrittive e sequenze riflessive. Il ritmo della narrazione appare rallentato.
- La Scena: si verifica quando c’è perfetta corrispondenza tra tempo della storia e tempo del racconto ( TEMPO DELLA STORIA= TEMPO DEL RACCONTO), e cioè in presenza di sequenze dialogate. Il ritmo della narrazione risulta rallentato.
LO SPAZIO : consente al lettore di definire l’ambiente in cui si svolge la vicenda e aiuta il lettore a percepire meglio le atmosfere delle storie, le azioni, le caratteristiche e gli stati d’animo dei personaggi; Gli spazi descritti in un testo possono essere interni (spazi chiusi) o esterni (spazi aperti); reali, realistici o fantastici.

E) AUTORE E NARRATORE. PUNTO DI VISTA

Un testo narrativo è un testo che si propone di raccontare una storia secondo un ordine (logico e cronologico) che è quello stabilito dal narratore. In un testo, tuttavia, la storia può essere raccontata dal PROTAGONISTA stesso (narrazione in I persona), da uno dei PERSONAGGI, oppure da un NARRATORE estraneo alla vicenda.
In un racconto dobbiamo distinguere: IL NARRATORE DALL' AUTORE DEL TESTO
 L’AUTORE corrisponde alla persona reale che ha composto l’opera.
 IL NARRATORE (VOCE NARRANTE) è colui che racconta la storia. Può coincidere o meno con l’autore del testo; può coincidere o non coincidere con uno dei personaggi della storia. Generalmente la voce narrante non coincide con l’autore, poiché esso è un artificio letterario, cioè un’invenzione dell’autore.
NARRATORE INTERNO – NARRATORE ESTERNO
Il narratore si dice interno(“omodiegetico”) quando partecipa, ha partecipato alla vicenda o ne è stato un semplice testimone e successivamente la racconta. Egli può coincidere con il protagonista dell’opera(narratore autodiegetico), oppure con uno dei personaggi della storia (narratore testimone). LA NARRAZIONE SI SVOLGE IN PRIMA PERSONA o anche in terza persona.
Il narratore si dice esterno (“eterodiegetico”) quando esso non partecipa e non ha partecipato alle vicende che racconta, non è uno dei personaggi, ma racconta gli avvenimenti dall’esterno, come una voce fuori campo. LA NARRAZIONE SI SVOLGE IN TERZA PERSONA.
Il narratore esterno può essere: IMPERSONALE o NASCOSTO (racconta astenendosi da qualsiasi commento); PERSONALE O PALESE(interviene nella narrazione con giudizi).

NARRATORE DI PRIMO GRADO-NARRATORE DI SECONDO GRADO
Talvolta può accadere che il narratore (interno o esterno alla storia) ceda la funzione di raccontare ad un’altra voce, costituita da uno dei personaggi o da un soggetto estraneo alla vicenda. Definiamo narratore di primo grado colui che inizia il racconto, narratore di secondo grado colui che la continua.

PUNTO DI VISTA O FOCALIZZAZIONE
Il narratore può presentarci la storia secondo tre diverse angolazioni. La prospettiva secondo la quale è presentata una storia si chiama PUNTO DI VISTA O FOCALIZZAZIONE.
Distinguiamo tre tipi di focalizzazione:
- FOCALIZZAZIONE ZERO: è L’OTTICA DEL NARRATORE ONNISCIENTE = che sa tutto (interno- esterno: A. Manzoni ne “I Promessi Sposi”).
Nel racconto a focalizzazione zero, il narratore sa tutto e vede tutto, più degli stessi protagonisti, conosce la storia passata, presente o futura, interviene spesso nella storia con digressioni, flashback e prolessi.
- FOCALIZZAZIONE INTERNA: è l’ottica del narratore che presenta i fatti secondo il punto di vista del protagonista o di uno dei personaggi; si tratta di una prospettiva parziale e ristretta. Il narratore può essere interno alla storia (molto spesso), oppure esterno.
- FOCALIZZAZIONE ESTERNA>: è l’ottica di un narratore esterno alla storia che si limita a registrare ciò che vede: le azioni, le parole, i dialoghi dei personaggi senza conoscere i loro pensieri, senza intervenire con giudizi e commenti personali.
F) TEMA MESSAGGIO CONTESTO
Il tema è l’argomento dominante di cui tratta il testo; Il messaggio indica qual è il significato del testo; ciò che il testo suggerisce al lettore; il contesto indica la collocazione cronologica dell’autore del testo, la tradizione letteraria di appartenenza dell’opera, il contesto storico, politico e sociale in cui si situa l’opera dell’autore.
G) TECNICHE NARRATIVE, LINGUA E STILE
gli scrittori hanno un personale modo di raccontare che si esprime mediante un particolare tipo di parole utilizzate, mediante il significato e l’espressività che sono attribuiti alle parole, mediante l’uso di figure retoriche e nel modo in cui sono strutturati i periodi.

STILE PARATTATTICO O IPOTATTICO. Stile paratattico: è uno stile semplice, chiaro e scorrevole, caratterizzato dalla prevalenza di periodi coordinati. La struttura sintattica della coordinazione contribuisce a determinare un ritmo narrativo incalzante, stringato, veloce. è lo stile narrativo che si è diffuso nel secondo dopoguerra. Stile ipotattico: è uno stile elaborato, caratterizzato dalla prevalenza di proposizioni subordinate con frasi lunghe e complesse Lo stile ipotattico conferisce alla narrazione un ritmo cadenzato, talora faticoso e di non semplice comprensione. E’ tipico dello stile classico; inoltre, se le proposizioni subordinate sono collegate dalla virgola, si dicono collegate per asindeto; se sono legate dalla congiunzione “e”, si dicono collegate per polisindeto.

COESIONE- COERENZA: La coesione riguarda la corretta concordanza degli elementi della frase mediante concordanze grammaticali (soggetto-verbo, sostantivo -articolo; ordine delle parole nella frase) e mediante i connettivi testuali (preposizioni, congiunzioni, avverbi,locuzioni avverbiali punteggiatura).
La coerenza riguarda i rapporti logici tra le varie parti del testo, e collega le informazioni del testo ad un tema dominante (idea centrale).
TIPI DI DISCORSO: discorso diretto, discorso indiretto (riferisce i pensieri facendoli dipendere da un verbo dichiarativo: dice che, dico che); discorso indiretto libero (il narratore riferisce i pensieri dei personaggi direttamente, senza introdurli da verbi dichiarativi); monologo interiore (il narratore entra nela mente di un personaggio e descrive ciò che il personaggio sta pensando); soliloquio ( il personaggio parla ad alta voce da solo; flusso di coscienza (è la registrazione dei pensieri dei personaggi in maniera alogica e irrazionale, così come si presentano; questa tecnica narrativa presenta un’assenza di punteggiatura.
FIGURE RETORICHE: sintattiche ( anacoluto, anadiplosi, asindeto, ellissi, iterazione, polisindeto); figure retoriche semantiche (accumulazione, climax, iperbole, ironia, litote, metafora, metonimia, reticenza, similitudine, sineddoche, sinestesia).
REGISTRO LINGUISTICO: registro aulico ( lessico colto e ricercato; sintassi complessa ed elaborata, con espedienti retorici e citazioni colte); registro formale(lessico preciso e ricercato, ma privo di fronzoli retorici; sintassi essenziale, chiara e rigorosa) registro medio ( lessico preciso ma non ricercato, la sintassi è corretta e scorrevole); registro basso, colloquiale e realistico (lessico generico e popolare, con inserti dialettali; sintassi semplice e talvolta scorretta, tipica del parlato quotidiano).

LA COMUNICAZIONE E I TESTI


Un TESTO, in generale, è un atto comunicativo che consente ad un EMITTENTE di trasmettere un MESSAGGIO al suo DESTINATARIO. Il testo è costituito, infatti, da un insieme di frasi collegate tra loro da una rete di rapporti. Tra i caratteri fondamentali del testo ricordiamo l'organicità e la compiutezza; il legame con una determinata situazione comunicativa , che dipende sia dagli obiettivi di chi produce il testo (l'emittente, che parla o scrive) sia dalle esigenze di chi riceve ( il ricevente, che ascolta o legge. Un testo può essere orale o scritto (una conversazione, una lezione, un articolo di giornale, una poesia, una romanzo).
Per comunicare, l’emittente utilizzerà un CODICE che può essere verbale o non verbale: i Codici verbali si affidano alle parole. Il Linguaggio verbale è, infatti, un codice organizzato di Segni ( ad es. le lettere dell’alfabeto) che può essere utilizzato sia in forma scritta che in forma orale. I codici non verbali si affidano a segni, che sono immagini, simboli, suoni. Tra i codici non verbali ricordiamo i Codici visivi e i Codici sonori. Vi sono, infine, i Codici misti, che impiegano parole insieme a segni di altro tipo, come il linguaggio dei fumetti - immagini e parole – il linguaggio della pubblicità – immagini, parole, suoni) e un CANALE ( cellulare, internet). L’intera comunicazione si svolgerà in un CONTESTO rispetto al quale il messaggio potrà fare riferimento.

I protagonisti della comunicazione
Il linguista russo Roman Jakobson (1896-1982) - uno dei grandi padri fondatori della Linguistica moderna insieme al linguista gineverino Ferdinand de Saussurre(1857- 1913) e al filosofo viennese Ludwig Wittgenstein (1898-1951) - ha elaborato uno schema che indica gli elementi costitutivi di un processo linguistico.
Nella elaborazione teorica di R. Jakobson, ciascun processo di comunicazione necessita di 6 elementi:
EMITTENTE -MESSAGGIO - DESTINATARIO – CANALE (contatto) - CODICE - CONTESTO.

[Oltre a R. Jakobson, ricordiamo in particolare il linguista ginevrino Ferdinand de Saussurre (1857-1913), il filosofo viennese Ludwig Wittgenstein (1898-1951). Ferdinand de Saussurre, agli inizi del 900, ha posto le basi della Linguistica moderna nel suo "Corso di Linguistica Generale" (1916) con l'esposizione teorica di due nodi concettuali: l'opposizione Significante/Significato e l'opposizione Langue/Parole. Questi concetti sono stati e restano alla base di tutti i successivi studi che a partire dalla Linguistica arrivano fino alle più recenti teorie che riguardano le Scienze della comunicazione].

I TESTI SI SUDDIVIDONO IN: TESTI LETTERARI E TESTI NON LETTERARI
I TESTI NON LETTERARI sono quelli a carattere pratico e pragmatico : sono quelli finalizzati a fornire informazioni al lettore, oppure a convincere e a persuadere (vedi, in particolare: testi descrittivi, espositivi, argomentativi, regolativi);
I TESTI LETTERARI sono quelli finalizzati a suscitare emozioni, sensazioni, stati d’animo; hanno lo scopo non tanto di persuadere, quanto di intrattenere e dilettare il lettore. Essi si suddividono in TESTI POETICI, TESTI TEATRALI, TESTI NARRATIVI ( FAVOLA E FIABA, NOVELLA, RACCONTO, ROMANZO).

L’ETA DELLA CONTRORIFORMA (Bibliografia: cfr. M.Pazzaglia, Gli autori della letteratura italiana, vol.2; R.Antonelli-M.S.Sapegno, L’Europa degli scrittori, vol. 2a)



Il periodo di massima fioritura del Rinascimento si svolge fino alla vigilia della Pace di Cateau-Cambresis (1559- Regno di Napoli, Sicilia, Sardegna, Ducato Milano, Stato dei Presidi sotto il dominio spagnolo). Gli ultimi decenni del Cinquecento sono caratterizzati da un processo di esaurimento delle forme rinascimentali, da una lenta trasformazione della cultura che condurrà alle soglie della nuova civiltà barocca del Seicento.
Questi anni sono dominati dalla Controriforma cattolica che condizionò non poco gli orientamenti culturali del tempo. La Controriforma rappresentò in primo luogo l’esigenza di rinnovamento totale da parte della Chiesa, sia nello spirito che nella struttura: dopo il Concilio di Trento, la Chiesa passò al contrattacco, sia rivolgendosi con ardore missionario ai Paesi extraeuropei, sia cercando di ridestare nella Europa cattolica un rinnovato ardore morale e religioso. Il Concilio di Trento, convocato da Papa Paolo III, si svolse tra il 1545 e il 1563 allo scopo di definire la riforma della Chiesa (o Controriforma) e la reazione alle teorie del calvinismo e del Luteranesimo. L’opera di restaurazione avviata dalla Chiesa ebbe un carattere essenzialmente conservatore, fu soprattutto l’imposizione di una disciplina di vita e di costume. Timorosa del pericolo sempre incombente della larga diffusione delle idee della Riforma protestante, la Chiesa cercò di soffocare con un clima di assoluto rigore moralistico ogni manifestazione di libero pensiero . In questi anni la Chiesa cattolica si macchiò di crimini atroci, ricorrendo spesso al Tribunale della Santa Inquisizione con il quale si perseguitavano gli eretici e tutti coloro che sostenevano teorie ed opinioni contrarie all’ortodossia cattolica (vedi giordano Bruno, Galileo Galilei), i quali, riconosciuti colpevoli dal Tribunale ecclesiastico, erano affidati al cosiddetto “braccio secolare”, cioè al potere giudiziario statale, per l’esecuzione materiale della pena di cui l’autorità ecclesiastica non poteva farsi carico. Il braccio secolare fu attivo dal periodo della Santa Inquisizione, fino all’età moderna: fu abolito nel 1871. L’atmosfera di persecuzione e di paura instaurata dalla Chiesa nel periodo della Controriforma segnò, insieme al peso esercitato in campo politico dal predominio spagnolo, il graduale declino dello spirito di libertà e di tolleranza, di affermazione della libertà individuale che era stata la manifestazione più significativa della civiltà rinascimentale.
In Italia gli intellettuali, i letterati e tutti gli uomini di cultura attraversarono una fase di profonda crisi poiché non fu più loro concesso di esprimere liberamente le loro idee, ritenute non sempre conformi ai principi religiosi della Chiesa cattolica; essi si piegarono, generalmente, alle esigenze del nuovo clima di austerità controriformistica, molto spesso per calcolo o per convenienza, o per il solo timore di non essere accusati di eresia . In realtà la civiltà umanistico-rinascimentale aveva esaurito ormai la stagione di grande fioritura artistico-letteraria, aveva perduto ogni slancio e virtù creatrice e si adagiava nel coltivare un tipo di letteratura ormai sterile, volta unicamente al decoro formale, all’ imitazione pedissequa e ossessiva di modelli classici esistenti: insomma l’intellettuale della Controriforma più che all’elaborazione di forme e contenuti originali, volge la propria attenzione all’estetismo formale, al rispetto rigoroso delle norme di stilistica e di retorica contemplate dalle Accademie e dai trattati poetici.
In questa società ormai scettica e stanca, la Chiesa si sforzò di restaurare un senso di rinnovato entusiasmo e di rinnovata moralità; tuttavia, il risveglio religioso auspicato dalla Chiesa si verificò solo in parte poiché le pesanti limitazioni imposte alla libertà di pensiero impedirono che si realizzasse un radicale e sincero rinnovamento delle coscienze. Inoltre, la rinnovata ed esasperata religiosità riportava nelle coscienze il senso del peccato, il timore della morte e delle pene infernali, la consapevolezza della fragilità e dei limiti della natura umana. In antitesi alla fiducia rinascimentale nella vita e nell’illimitata capacità creatrice dell’uomo faber, si diffonde alla fine del Cinquecento un senso di insicurezza, di fragilità umana: l’uomo avverte la forza imprevedibile ed irrazionale della Fortuna, capace di soggiogare e di stravolgere i destini umani. E’ un motivo, questo, che noteremo negli autori storici – Machiavelli e Guicciardini – e soprattutto in Torquato Tasso, autore che già prelude alla civiltà barocca del Seicento.
LA LETTERATURA DELL’ETÀ DELLA CONTRORIFORMA
- La letteratura della Controriforma è caratterizzata in primo luogo da un’estrema e raffinata elaborazione formale, che spesso diventa un esercizio sterile ed ossessivo, fine a se stesso. A ciò si aggiunge la tendenza, da parte degli intellettuali, a giustificare la propria opera spesso facendo riferimento a trattati di arte poetica, nei quali si cerca di dimostrare la piena regolarità dell’opera stessa, secondo i precetti desunti (arbitrariamente) dalla Poetica di Aristotele. Allo stesso tempo, gli autori della Controriforma avvertono e manifestano un senso di fastidio verso le regole, l’irrequieta tendenza al dilettoso, ad esprimere con intima spontaneità nuove esigenze e nuovi bisogni dello spirito. L’elemento essenziale della letteratura di fine Cinquecento è il proposito moraleggiante, in ossequio allo spirito della Controriforma, unito alla preoccupazione del comporre in maniera ortodossa nel pieno rispetto delle norme stilistiche e morali. Si tratta però quasi sempre di un ossequio esteriore, poiché prevale, in realtà, un’ispirazione sensuale e lasciva, sotto il peso del conformismo religioso, che esprime una civiltà decadente, frutto di spiriti oziosi e stanchi, generalmente inclini all’ipocrisia e al compromesso.
Autori rappresentativi della letteratura e del pensiero della Controriforma sono Giambattista Giraldi Cinzio, scrittore e teorico di arte poetica di Ferrara; Battista Guarini, di Ferrara; Giordano Bruno, scrittore e filosofo nolano condannato per eresia e morto sul rogo nel 1600; infine Torquato Tasso ( Sorrento 1544 - Roma 1595). Nel Tasso il dissidio culturale e letterario di quest’età assumerà un più profondo e drammatico carattere interiore, e assurgerà a una nuova, altissima e personale poesia.