mercoledì 7 maggio 2014
UGO FOSCOLO (1778-1827), PARINI (1729-1799) ALFIERI (1740-1803)
Ugo Foscolo nasce Zante (Zacinto) da Diamantina Spathis ed Andrea, di famiglia veneziana. La sua biografia è quella di un anticonformista, del tutto antitetica a quella tradizionale del letterato italiano, servile e cortigiano. Per trovarne una analoga bisogna risalire a Dante Alighieri, perché dal Petrarca al Monti possiamo dire che quasi tutti i letterati per ragioni storiche siano stati al servizio dei potenti. Il nome di battesimo era Niccolò, mutato in Ugo in onore di Ugo di Bassville (giornalista e diplomatico francese, rivoluzionario + 1793; vedi la “Basvilliana” di Vincenzo Monti). Studiò dapprima a Zante, poi a Spalato, finché, a seguito della morte del padre, si trasferì a Venezia dove proseguì gli studi letterari presso l’università di Padova; altri eventi luttuosi segnarono profondamente la vita del Foscolo, contribuendo ad accentuare la sua indole già inquieta, travagliata, pessimista, solitaria e sprezzante: tra questi ricordiamo, in particolare, la morte del fratello Giovanni, suicida per debiti di gioco nel 1801.
A Venezia si distingue per le sue idee democratiche e spregiudicate, così divenuto inviso al governo conservatore della Republica di Venezia, fugge sui colli Euganei. Alla notizia della discesa di Napoleone Bonaparte in Italia (1796), il poeta, entusiasta degli ideali rivoluzionari, si reca a Bologna (divenuta parte della Repubblica giacobina cispadana) dove si arruola tra i cacciatori a cavallo: è di questo periodo la composizione dell’ “Ode a Bonaparte liberatore”.
Caduta la Repubblica oligarchica veneta, il Foscolo può finalmente rientrare in patria e collaborare alla costituzione della nuova municipalità giacobina. Tuttavia, nel 1797 viene stipulato il TRATTATO DI CAMPOFORMIO che prevedeva la cessione di Venezia all’Austria: Il Foscolo, amareggiato dalla politica napoleonica, abbandona nuovamente Venezia per riparare a Milano. A questo periodo risale la stesura del suo romanzo epistolare a carattere autobiografico “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” (1798; 1802; 1816; 1817)
Seppur deluso, nel 1799 tornò a combattere al fianco dei Francesi, partecipando anche a numerose azioni militari tra l’Italia e la Francia: le truppe napoleoniche apparivano ancora, agli occhi del poeta, promotrici degli ideali di libertà della Rivoluzione, contrapposti all’assolutismo dell’ ancien regime. Mentre è in Francia, a seguito dell’esercito napoleonico, ha una relazione con l’inglese Fanny Hamilton, da cui nascerà Floriana, la giovane fanciulla che consolerà gli ultimi anni della sua vita.
Nel 1806 rientra in Italia, a Milano: qui visita Giulia Beccaria, Ippolito Pindemonte, A.Manzoni; scrive il carme Dei Sepolcri, 295 endecasillabi sciolti, pubblicati nel 1807. L’occasione per la composizione del carme è l’Editto di Saint Cloud, entrato in vigore in Francia nel 1804 ed esteso all’Italia nel 1806.
Nel 1814, dopo a caduta di Napoleone (Lipsia 1813; Waterloo 1814), Foscolo è invitato dall’Austria a collaborare con la nuova amministrazione, in particolare gli è offerta la possibilità di dirigere una rivista letteraria che si chiamerà “Biblioteca italiana”. Il foscolo, per non giurare fedeltà all’Austria, va in esilio a Zurigo, poi a Londra.
A Londra (1816) il poeta svolge un’intensa attività di critico letterario, collaborando alla stampa inglese e protetto da alcuni aristocratici che lo apprezzarono per la sua fama di letterato e oppositore di Napoleone; successivamente, l’elevato tenore di vita che il poeta si sforzava di condurre determinò crescenti difficoltà economiche : così, perseguitato dai creditori, U. Foscolo morì nel 1827 povero e ammalato in un sobborgo di Londra.
1871 Le spoglie del Foscolo vengono condotte in S.Croce a Firenze
OPERE
LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS
LE POESIE
DEI SEPOLCRI
LE GRAZIE
NOTIZIA INTORNO A DIDIMO CHIERICO
LE TRAGEDIE ( sul modello alfieriano)
LA PERSONALITÀ DEL FOSCOLO fu sempre animata dal rapporto oppositivo, dal conflitto tra l’aspirazione ad una serenità interiore assoluta e l’abbandono agli impulsi della passione e del sentimento. Nell’abbandono agli impulsi dello spirito, nella sua perenne inquietudine interiore, possiamo cogliere la nuova sensibilità romantica ; nello sforzo di ricercare una dimensione armonica, di equilibrio e dominio dei sentimenti è evidente la componente classicistica. Soltanto nelle sue opere il poeta riuscì a sanare questa dicotomia: le poesie del Foscolo rappresentano , infatti, un insuperabile modello di perfetto equilibrio tra contenuto (romantico) e forma (neoclassica) .
Il Foscolo, nella sua concezione del mondo e della vita segue le dottrine materialistiche del 700, secondo le quali l’universo e tutta la materia sensibile sono il frutto dell’incessante processo di trasformazione della materia. La visione materialistica e meccanicistica della realtà porta il poeta a considerare l’uomo come prigioniero della materia: l’uomo, compiuto il suo ciclo vitale, ritorna con la morte al nulla eterno. La ragione, entusiasticamente esaltata dagli illuministi come fugatrice di tenebre ed indagatrice della verità, da sola non è sufficiente per condurre l’uomo alla conquista della felicità; anzi spesso è proprio la ragione a far comprendere all’uomo i limiti angusti della propria esistenza, a renderlo cosciente nel dolore della frattura insanabile tra le illusioni della giovinezza e il reale/ e l’ideale. E’ questo il momento più acuto del pessimismo foscoliano, rappresentato idealmente dal romanzo giovanile, l’Ortis e dal suicidio del suo protagonista, Jacopo: un suicidio che è allo stesso tempo protesta, ed eroica liberazione: liberazione dal dolore, protesta contro la Natura che ha destinato l’uomo all’infelicità.
U. Foscolo, tuttavia , non soccombe al pessimismo che alimenta la I fase della sua produzione artistica; sebbene i risultati della ragione e la formazione filosofica illuministica conducano l’autore ad una concezione materialistica della vita, i bisogni dello spirito inducono il poeta a trascendere la visione puramente materialistica dell’universo, in un perenne conflitto tra ragione e spirito, tipicamente romantico. La reazione del Foscolo si traduce nella creazione di IDEALI SUPREMI DI VITA, nella fede in VALORI UNIVERSALI, laici ed immanenti: LA BELLEZZA, L’AMORE, LA LIBERTA, LA PATRIA, L’EROISMO, L’ARTE, LA POESIA. Gli ideali foscoliani hanno una vera e propria concretezza nella dimensione morale del poeta, essi costituiscono la fede di cui si serve costantemente il poeta per superare con virile dignità i limiti angusti della ragione, per trascendere le contraddittorietà della realtà contingente. Nel conflitto tra reale /ideale, dinanzi all’urto con la realtà, l’uomo risulterebbe sconfitto senza il ricorso alle ILLUSIONI. LE ILLUSIONI RAPPRESENTANO PER IL FOSCOLO DEI MITI SALVIFICI, DEI VALORI ASSOLUTI CAPACI DI SFIDARE L’ETERNITÀ E LA MORTE, IL NULLA ETERNO: attraverso la POESIA, la più grande delle illusioni, perfino la morte, intesa come fine del rapporto tra le categorie logiche SPAZIO-TEMPO, risulta inerme. LA POESIA E’ ETERNATRICE dei sentimenti umani e l’uomo mortale acquista gloria e immortalità nel ricordo dei posteri (Concezione della poesia esternatrice, che conferisce gloria e immortalità: vedi cultura classica greco-romana; civiltà umanistico-rinascimentale).
Nella sua visione morale-artistica il Foscolo risente inevitabilmente della componente storica, sempre presente nelle sue opere. Non a caso FRANCESCO DE SANCTIS (Morra Irpina, 28 marzo 1817 – Napoli, 29 dicembre 1883 - scrittore, critico letterario, politico, Ministro della Pubblica Istruzione), in un suo contributo critico dedicato ad U.Foscolo, definisce questo il primo autore che abbia considerato “l’arte come lavoro psicologico”, lasciando intendere che attraverso al lettura delle sue pagine è possibile cogliere l’evoluzione psicologica, morale ed artistica del poeta, sempre alla luce dei complessi e dolorosi avvenimenti storici che segnarono l’Italia alla fine del 700. Il Foscolo vive dei medesimi ideali che avevano animato l’Alfieri, ma diversamente da quest’ultimo egli sperimenta l’urto con la triste e deludente realtà del tempo (vedi Napoleone Bonaparte). Così, dice il De Sanctis, mentre l’Alfieri appare come “il poeta dell’illusione”, il Foscolo rappresenta piuttosto “ il poeta del disinganno”. Ed è a partire dall’illusione, attraverso il disinganno, che il Foscolo giunge al pieno contatto con la realtà in tutte le sue sfaccettature; grazie a questo "esercizio della vita” , la poesia del Foscolo si arricchirà nel tempo di un nuovo impeto lirico culminante nei Sepolcri: in questo carme , conclude il De Sanctis il poeta “sviluppa tutte le sue forze, e in quel grado di verità e di misura che è proprio di un ingegno maturo” (in Francesco De Sanctis, Parabola della personalità fosco liana, da Saggi critici, Bari, Laterza, 1952, III, pp. 87–109).
La sua formazione culturale risentì dello studio dei classici latini, greci, italiani nonché della lettura degli autori moderni, sia italiani: G.Parini, V.Alfieri, Vincenzo Monti, Melchiorre Cesarotti (traduttore dell’elegia funebre di T.Gray e dei Canti di Ossian dello scrittore inglese James Macpherson), sia stranieri: Edward Young, Thomas Gray, i Canti di Ossian, Laurence Sterne, J. J. Rousseau.
LE ULTIME LETTERE DI JACOPO ORTIS (1798-1802, 1816,1817)
Le ultime lettere di Jacopo Ortis, opera giovanile del Foscolo, sono un romanzo epistolare, un genere letterario assai in voga nella seconda metà del Settecento allorché, nel clima culturale preromantico, la lettera meglio si prestava ad esprimere stati d’animo ed effusioni sentimentali; la forma epistolare del romanzo assolve anche ad una funzione centrale per l’economia strutturale dell’opera, sia a livello di contenuto che di stile: essa consente all’opera di assumere un carattere autobiografico, sotto forma di appassionata confessione ad un amico fraterno e solidale; la forma epistolare è inoltre un espediente stilistico che trasmette l’illusione di una stesura dei testi che compongo la raccolta in tempo reale, nel momento in cui gli eventi narrati accadono, in modo da far coincidere il Tempo della Storia con il Tempo del Racconto. L’Ortis rappresenta il primo romanzo moderno in lingua italiana, il primo modello di romanzo psicologico nel quale avviene una perfetta fusione tra la realtà storica e la componente introspettiva (il romanzo settecentesco era basato principalmente sull’elemento avventuroso)
All’indomani del trattato di Campoformio (1797) con il quale il liberatore Napoleone ha ceduto Venezia all’Austria in cambio della Lombardia, Jacopo Ortis, che è un giovane di idee liberali, per sfuggire alle prime persecuzioni del governo austriaco, lascia Venezia e si rifugia sui colli Eugànei, qui conosce Tresa, che vive col padre (il signor T), anche lui profugo politico, e con una sorella piccola, Isabellina, e se ne innamora profondamente. Ma la fanciulla è già promessa sposa ad un altro, Odoardo, un giovane serio, di buona posizione economica e sociale, ma spiritualmente arido. Si tratta di un fidanzamento di convenienza, combinato dal padre di Teresa, ma osteggiato dalla madre, che, per non rendersi complice dell’infelicità della figlia, ha abbandonato la famiglia e vive lontano con una sua sorella. Jacopo, anche se ha la certezza di essere contraccambiato da Teresa, si accorge dell’assurdità del suo amore soprattutto per ragioni politiche, perché si tratta di tempi tristi che scoraggiano il matrimonio. Per liberarsi dal tormento, lascia i colli Eugànei e viaggia per alcune città, Bologna, Firenze, Siena, Milano, ecc. Quando apprende che Teresa si è sposata con Odoardo, corre a Venezia per salutare la madre, quindi ritorna sui colli Eugànei, dove si uccide pugnalandosi al cuore.
Del romanzo abbiamo ben quattro edizioni, anche se le principali sono le prime due : Bologna 1798, Milano 1802, Zurigo 1816, Londra 1817.
I MODELLI LETTERARI per la composizione dell’Ortis sono da considerarsi i Dolori del giovane Werther di Goethe(1774), la Nouvelle Eloise di J.J. Rousseau, i romanzi epistolari di Richardson, in particolare la Clarissa. Non meno importante l’influenza di Dante, di Parini, di V. Alfieri.
La struttura dell’opera è organizzata in forma epistolare: il lettore ricostruisce la storia attraverso le lettere inviate dal protagonista , Jacopo Ortis ad un suo amico, Lorenzo Alderani che risulta essere il destinatario e curatore della raccolta. Le lettere, datate, coprono un arco temporale che va dall’ 11 ottobre 1797 al 25 marzo 1799.
Il cognome Ortis è quello di un giovane studente universitario di Padova, Gerolamo Ortis, morto suicida per motivi sconosciuti; Il nome Jacopo è quello di Rousseau; Lorenzo Alderani, al quale sono indirizzate quasi tutte le lettere di Jacopo, è il poeta Giovanni Battista Niccolini, amico del Foscolo. Teresa coincideva, originariamente, con una fanciulla amata realmente dal poeta, Laura; successivamente in essa confluirono amori appassionati e successivi del poeta: Isabella Teotochi Albrizzi, Teresa Pikler-Monti, Antonietta Fagnani-Arese, Isabella Roncioni, che l poeta indicò, successivamente, come la sola Teresa dell’Ortis.
Il protagonista dell’opera, Jacopo Ortis, è la proiezione del poeta stesso: egli rappresenta l’emblema dell’eroe romantico, giovane e positivo, idealista e generoso, pervaso da passioni irrealizzabili che lo collocano necessariamente in una condizione di emarginazione e di solitudine. E’ evidente che il protagonista , presentato come eroe idealizzato in un mondo cinico, nel quale non c’è posto per ideali di solidarietà e giustizia sociale, sia destinato a soccombere. L’antagonista, Odoardo, un personaggio freddo, calcolatore e mediocre assume le caratteristiche del perfetto antieroe, simbolo di una società borghese arida e priva di slanci ideali, interessata esclusivamente all’ascesa economica.
I TEMI PRINCIPALI dell’Ortis sono, dunque, LA PASSIONE POLITICA E LA PASSIONE AMOROSA: il protagonista si uccide non per nichilismo, ma per amore della Patria e della donna. Entrambi i motivi esprimono i segni evidenti della nascente sensibilità romantica. Jacopo è l’uomo nuovo che con il suo gesto estremo esprime con forza il proprio disagio nel mondo.
L‘opera ha per sottotitolo i versi danteschi : “Libertà va cercando, ch’è sì cara, / come sa chi per lei vita rifiuta (Purg. I, vv.71-72). Questi versi rivelano la natura vera del suicidio di Jacopo Ortis: esso non è negazione della vita, ma è, nella concezione alfieriana, l’affermazione di una suprema libertà interiore che appare come la più alta forma denuncia contro la società del tempo. Il romanzo, così come i primi 8 Sonetti pubblicati a Pisa nel 1802, risente della forte COMPONENTE ALFIERIANA: l’accentuato autobiografismo ed il suo esprimersi mediante contrapposizioni (cuore-ragione; individualità del poeta- società), l’ansia esistenziale, il concetto dell’eroe alfieriano avvolto nella solitudine e sdegnoso della banale quotidianità, il senso dell’immortalità attraverso l’eroicità
Particolare rilievo all’interno dell’Ortis assume LA NATURA. Nel romanzo assistiamo ad una profonda compenetrazione di spirito tra l’elemento paesaggistico e l’uomo, secondo la particolare caratteristica del classico romanzo dell’ 800; nella tendenza a rendere la Natura partecipe dei sentimenti umani, c’è l’evidente influsso della poesia ossianica e della poesia sepolcrale inglese allora di moda con T. Gray (Elegia scritta in un cimitero di campagna, 1750), ed Edward Young (Pensieri notturni sulla vita, la morte e l’immortalità, 1742-45). La natura in Foscolo si anima, prende vita e si carica dello stato d’animo del personaggio, essa traduce i sentimenti più intimi dell’autore: la Natura, seppur descritta dal Foscolo come DATO REALE, concreto e tangibile, subisce un processo di trasfigurazione ed idealizzazione, fino a tradurre lo stato sentimentale del poeta stesso. In questo modo la realtà si libera della sua connotazione materiale e fisica, trascende il mondo sensibile (la realtà fenomenica) per proiettarsi in una sfera assoluta (il Noumeno). Questa costante tensione all’infinito costituisce il fondamento della poetica del Romanticismo: il Romanticismo non rinnega la realtà sensibile, ma la trascende e la nobilita in un continuo slancio ideale. La piena serenità interiore si traduce nella piena e assoluta armonia dell’individuo con il TUTTO .
A LIVELLO STILISTICO l’opera appare alquanto disomogenea, con 2 livelli di scrittura: un livello referenziale ( tono colloquiale, meditativo, tipico dell’epistola ) e un livello declamatorio, con toni concitati, con enfasi declamatoria. Lo stesso Foscolo, a proposito dello stile vario dell’”Ortis” dirà che la varietà stilistica presente nel romanzo è compensata dall’impianto tematico unitario (tema politico-amoroso) e dalla presenza dell’IO NARRANTE.
DALLA CRITICA LETTERARIA, l’Ortis è stato letto a partire da FRANCESCO DE SANCTIS, il quale definisce il romanzo giovanile del F. “poesia in prosa” , privo della maturità stilistica che caratterizzerà le opere successive; Jacopo è un eroe statico, bloccato in partenza (come statico appare l’intero romanzo), sempre al quinto atto di una tragedia, poiché il suicidio rappresenta per lui un destino ineluttabile.
mercoledì 23 aprile 2014
ARTICOLO DI GIORNALE
E' un testo a carattere informativo - argomentativo, diffusosi nella pratica scolastica a partire dal 1998, con l’entrata in vigore della nuova normativa sugli esami di Stato, che lo ha introdotto tra le tipologie testuali della prima prova scritta di Italiano. In esso l’articolista racconta o commenta una notizia, un evento, una tematica particolare, riportando le varie opinioni opportunamente documentate.
TIPOLOGIA DI ARTICOLO. Esistono varie tipologie di articolo di giornale, che si distinguono sia per il contenuto che per le caratteristiche formali. La distinzione fondamentale è tra :
L’ARTICOLO D’OPINIONE, che si presenta come un commento, una riflessione su una notizia ed ha carattere essenzialmente argomentativo, poiché il giornalista espone una propria tesi e la argomenta portando a testimonianza i fatti. Appartengono a questa tipologia: l’articolo di fondo, l’editoriale, l’articolo culturale, l’articolo di carattere socio-economico.
L’ARTICOLO DI CRONACA, che ha un carattere prevalentemente espositivo-informativo ed ha lo scopo di fornire una notizia documentandola e contestualizzandola.
TIPI DI ARTICOLI. In generale gli articoli di giornale si distinguono in
1) articolo di cronaca 2) articolo di opinione 3) articolo culturale 4)recensione 5)intervista
IL TITOLO
Il titolo di un articolo di giornale deve mirare a catturare l’attenzione del lettore, invogliare alla lettura e sintetizzare il contenuto. E’ composto, generalmente, di frasi nominali e consta di tre parti:
1.L’OCCHIELLO, composto in corpo minore, che anticipa il titolo vero e proprio e informa sul “dove” si è svolto l’evento
2.IL TITOLO CENTRALE, che serve ad evidenziare al massimo la notizia e contiene le informazioni principali (il “chi” e il “cosa”)
3.IL SOMMARIO, che fornisce una breve sintesi del contenuto dell’articolo (di solito espone il “perché”.
LE CARATTERISTICHE LINGUISTICHE: dal punto di vista linguistico, la sintassi varia e appare più o meno complessa a seconda della destinazione editoriale (quotidiano, rivista specializzata, quotidiano economico) e del contenuto dell’ articolo che si assume a modello di riferimento (articolo di cronaca o articolo d’opinione). Pertanto, il lessico e lo stile assumono un carattere particolarmente specifico. Si possono tuttavia indicare alcune caratteristiche comuni del linguaggio giornalistico:
1. La brevità delle frasi, collegate tra loro per lo più da paratassi
2. La precisione lessicale
3. La scorrevolezza
4. L’esattezza nel riportare fatti e notizie, citando le fonti da cui le notizie sono tratte
5. L’uso di un linguaggio accattivante, che mantenga sempre viva l’attenzione del lettore.
DESTINAZIONE EDITORIALE - OCCASIONE: quotidiano; rivista divulgativa a carattere artistico- letterario, storico- politico, socio-economico, tecnico-scientifico; rivista specialistica; giornale scolastico. Occasione: Mostre, anniversari, convegni di studi.
ESEMPIO DI COMPONIMENTO - TIPOLOGIA B: ARTICOLO DI GIORNALE
AMBITO: socio-economico
OCCHIELLO: il cambio al vertice Fiat alla vigilia del piano industriale
TITOLO: Elkann alla presidenza Fiat
SOTTOTITOLO ( sommario) : Montezemolo lascia la Fiat dopo sei anni
DESTINAZIONE-TIPOLOGIA DI ARTICOLO: Articolo di primo piano della prima pagina di un quotidiano. Articolo di carattere socio-economico (articolo d’opinione, a carattere argomentativo).
TIPI DI ARTICOLI
ARTICOLO DI CRONACA.
TIPOLOGIA DI TESTO: a carattere narrativo, descrittivo ed informativo.
LESSICO: quotidiano
SINTASSI: semplice e lineare
L’ articolo di cronaca è un testo a carattere narrativo che ha lo scopo di informare su un argomento, riportando le informazioni in sequenza e fornendo i seguenti dati:
1) Descrizione dell’evento
2) Dove si è svolto
3) Quando si è svolto
4) Protagonista della vicenda
5) Perché è avvenuto
Un fatto di cronaca deve essere individuato da 5 variabili che il giornalismo anglosassone ha definito le 5 W : who (di chi si parla); where ( dove è avvenuto il fatto); when (in quale tempo è avvenuto il fatto); what (di quale evento si parla); why (quali sono le cause e gli scopi dell’evento).
Ad esse si aggiunge, poi, una sesta domanda:
how? (con quali modalità si è svolto il fatto?), per cui la formula dello schema di un articolo di cronaca è così indicata: 5 W + 1 H
LA STRUTTURA DELL’ARTICOLO DI CRONACA segue generalmente uno schema tripartito, che si compone di
1. Un inizio, detto anche attacco o lead (l’introduzione)
2. Uno sviluppo (corpo centrale)
3. Una conclusione, o chiusura
Un ruolo fondamentale nell’articolo di cronaca è dato prorio dal LEAD, che, insieme al TITOLO, ha lo scopo di mettere in luce gli elementi di maggior rilievo dell’articolo stesso e indurre il lettore a proseguire nella lettura. Per questo il lead merita particolare attenzione nella sesura: deve essere semplice, chiaro, conciso ma estremamente incisivo e contenere in qualche moso già un sunto della notizia, con le 5 W.
ARTICOLO DI OPINIONE: Fornisce l’interpretazione di un fatto di cronaca o di attualità-costume. TIPOLOGIA DI TESTO: ARGOMENTATIVO
LINGUA E STILE: SINTASSI COMPLESSA /VARIA
Può assumere la forma di:
1) EDITORIALE: così chiamato perché è scritto e firmato dal direttore del giornale, è l’articolo di opinione per eccellenza , stampato sulla colonna sinistra di un quotidiano oppure in apertura di una rivista divulgativa. L’editoriale rappresenta l’orientamento ufficiale di quel giornale in base ad un fatto di attualità
2) ARTICOLO DI FONDO: si sostituisce spesso all’editoriale. Esso è collocato in alto a sinistra della prima pagina e prosegue nelle pagine dopo. Esso non è scritto necessariamente dal direttore del giornale, tuttavia riflette l’orientamento del giornale stesso.
3) ARTICOLO DI SPALLA: si presenta come un compromesso tra l’ articolo di cronaca e quello di opinione. Tratta temi di attualità, ma ha un taglio di più ampio respiro. Esso è collocato sulla colonna destra della prima pagina e spesso ha il compito di rafforzare l’argomento trattato nell’articolo centrale. Attualmente è spesso sostituito da brevi articoli detti “civetta” ( articoli di richiamo).
4) ARTICOLO DI TAGLIO: così chiamato perché pubblicato a mezza pagina, su più colonne. Può essere collocato non necessariamente nella prima pagina, e a seconda della sezione del giornale in cui esso è collocato ( PRIMO PIANO- CRONACA- ECONOMIA- SCIENZA- CULTURA E SPETTACOLO- SPORT), si occuperà di attualità, di cronaca etc..
5) ARTICOLO CULTURALE. Spesso anche l’articolo culturale può presentarsi come un articolo d’opinione ed assumere un’impostazione prevalentemente argomentativa.
ARTICOLO CULTURALE: è incentrato su un avvenimento o fenomeno a carattere culturale. E’ destinato ad un quotidiano nella sezione dedicata alla cultura ( la cosiddetta “terza pagina” ) oppure è destinato ad una rivista divulgativa a carattere storico, politico, letterario.
TIPOLOGIA DI TESTO: espositivo argomentativo
LESSICO: SINTASSI COMPLESSA / VARIA
L’articolo culturale può assumere la forma di Elzeviro ( perfetto per l’ ambito artistico letterario, collocato in una terza pagina del quotidiano).
RECENSIONE: ha lo scopo di informare sull’uscita di un libro, apertura di una mostra, evento, spettacolo. Fornisce anche un giudizio personale sull’evento stesso. Esso può essere collocato nella terza pagina, in una rivista culturale divulgativa o specialistica.
TIPOLOGIA: descrittivo-espositivo
LINGUA E STILE: SINTASSI VARIA
INTERVISTA: conversazione, scambio di domande e risposte tra un giornalista e una persona le cui dichiarazioni e opinioni sono destinate ad essere diffuse pubblicamente, attraverso la stampa o anche la radio e simili.
E' un testo a carattere informativo - argomentativo, diffusosi nella pratica scolastica a partire dal 1998, con l’entrata in vigore della nuova normativa sugli esami di Stato, che lo ha introdotto tra le tipologie testuali della prima prova scritta di Italiano. In esso l’articolista racconta o commenta una notizia, un evento, una tematica particolare, riportando le varie opinioni opportunamente documentate.
TIPOLOGIA DI ARTICOLO. Esistono varie tipologie di articolo di giornale, che si distinguono sia per il contenuto che per le caratteristiche formali. La distinzione fondamentale è tra :
L’ARTICOLO D’OPINIONE, che si presenta come un commento, una riflessione su una notizia ed ha carattere essenzialmente argomentativo, poiché il giornalista espone una propria tesi e la argomenta portando a testimonianza i fatti. Appartengono a questa tipologia: l’articolo di fondo, l’editoriale, l’articolo culturale, l’articolo di carattere socio-economico.
L’ARTICOLO DI CRONACA, che ha un carattere prevalentemente espositivo-informativo ed ha lo scopo di fornire una notizia documentandola e contestualizzandola.
TIPI DI ARTICOLI. In generale gli articoli di giornale si distinguono in
1) articolo di cronaca 2) articolo di opinione 3) articolo culturale 4)recensione 5)intervista
IL TITOLO
Il titolo di un articolo di giornale deve mirare a catturare l’attenzione del lettore, invogliare alla lettura e sintetizzare il contenuto. E’ composto, generalmente, di frasi nominali e consta di tre parti:
1.L’OCCHIELLO, composto in corpo minore, che anticipa il titolo vero e proprio e informa sul “dove” si è svolto l’evento
2.IL TITOLO CENTRALE, che serve ad evidenziare al massimo la notizia e contiene le informazioni principali (il “chi” e il “cosa”)
3.IL SOMMARIO, che fornisce una breve sintesi del contenuto dell’articolo (di solito espone il “perché”.
LE CARATTERISTICHE LINGUISTICHE: dal punto di vista linguistico, la sintassi varia e appare più o meno complessa a seconda della destinazione editoriale (quotidiano, rivista specializzata, quotidiano economico) e del contenuto dell’ articolo che si assume a modello di riferimento (articolo di cronaca o articolo d’opinione). Pertanto, il lessico e lo stile assumono un carattere particolarmente specifico. Si possono tuttavia indicare alcune caratteristiche comuni del linguaggio giornalistico:
1. La brevità delle frasi, collegate tra loro per lo più da paratassi
2. La precisione lessicale
3. La scorrevolezza
4. L’esattezza nel riportare fatti e notizie, citando le fonti da cui le notizie sono tratte
5. L’uso di un linguaggio accattivante, che mantenga sempre viva l’attenzione del lettore.
DESTINAZIONE EDITORIALE - OCCASIONE: quotidiano; rivista divulgativa a carattere artistico- letterario, storico- politico, socio-economico, tecnico-scientifico; rivista specialistica; giornale scolastico. Occasione: Mostre, anniversari, convegni di studi.
ESEMPIO DI COMPONIMENTO - TIPOLOGIA B: ARTICOLO DI GIORNALE
AMBITO: socio-economico
OCCHIELLO: il cambio al vertice Fiat alla vigilia del piano industriale
TITOLO: Elkann alla presidenza Fiat
SOTTOTITOLO ( sommario) : Montezemolo lascia la Fiat dopo sei anni
DESTINAZIONE-TIPOLOGIA DI ARTICOLO: Articolo di primo piano della prima pagina di un quotidiano. Articolo di carattere socio-economico (articolo d’opinione, a carattere argomentativo).
TIPI DI ARTICOLI
ARTICOLO DI CRONACA.
TIPOLOGIA DI TESTO: a carattere narrativo, descrittivo ed informativo.
LESSICO: quotidiano
SINTASSI: semplice e lineare
L’ articolo di cronaca è un testo a carattere narrativo che ha lo scopo di informare su un argomento, riportando le informazioni in sequenza e fornendo i seguenti dati:
1) Descrizione dell’evento
2) Dove si è svolto
3) Quando si è svolto
4) Protagonista della vicenda
5) Perché è avvenuto
Un fatto di cronaca deve essere individuato da 5 variabili che il giornalismo anglosassone ha definito le 5 W : who (di chi si parla); where ( dove è avvenuto il fatto); when (in quale tempo è avvenuto il fatto); what (di quale evento si parla); why (quali sono le cause e gli scopi dell’evento).
Ad esse si aggiunge, poi, una sesta domanda:
how? (con quali modalità si è svolto il fatto?), per cui la formula dello schema di un articolo di cronaca è così indicata: 5 W + 1 H
LA STRUTTURA DELL’ARTICOLO DI CRONACA segue generalmente uno schema tripartito, che si compone di
1. Un inizio, detto anche attacco o lead (l’introduzione)
2. Uno sviluppo (corpo centrale)
3. Una conclusione, o chiusura
Un ruolo fondamentale nell’articolo di cronaca è dato prorio dal LEAD, che, insieme al TITOLO, ha lo scopo di mettere in luce gli elementi di maggior rilievo dell’articolo stesso e indurre il lettore a proseguire nella lettura. Per questo il lead merita particolare attenzione nella sesura: deve essere semplice, chiaro, conciso ma estremamente incisivo e contenere in qualche moso già un sunto della notizia, con le 5 W.
ARTICOLO DI OPINIONE: Fornisce l’interpretazione di un fatto di cronaca o di attualità-costume. TIPOLOGIA DI TESTO: ARGOMENTATIVO
LINGUA E STILE: SINTASSI COMPLESSA /VARIA
Può assumere la forma di:
1) EDITORIALE: così chiamato perché è scritto e firmato dal direttore del giornale, è l’articolo di opinione per eccellenza , stampato sulla colonna sinistra di un quotidiano oppure in apertura di una rivista divulgativa. L’editoriale rappresenta l’orientamento ufficiale di quel giornale in base ad un fatto di attualità
2) ARTICOLO DI FONDO: si sostituisce spesso all’editoriale. Esso è collocato in alto a sinistra della prima pagina e prosegue nelle pagine dopo. Esso non è scritto necessariamente dal direttore del giornale, tuttavia riflette l’orientamento del giornale stesso.
3) ARTICOLO DI SPALLA: si presenta come un compromesso tra l’ articolo di cronaca e quello di opinione. Tratta temi di attualità, ma ha un taglio di più ampio respiro. Esso è collocato sulla colonna destra della prima pagina e spesso ha il compito di rafforzare l’argomento trattato nell’articolo centrale. Attualmente è spesso sostituito da brevi articoli detti “civetta” ( articoli di richiamo).
4) ARTICOLO DI TAGLIO: così chiamato perché pubblicato a mezza pagina, su più colonne. Può essere collocato non necessariamente nella prima pagina, e a seconda della sezione del giornale in cui esso è collocato ( PRIMO PIANO- CRONACA- ECONOMIA- SCIENZA- CULTURA E SPETTACOLO- SPORT), si occuperà di attualità, di cronaca etc..
5) ARTICOLO CULTURALE. Spesso anche l’articolo culturale può presentarsi come un articolo d’opinione ed assumere un’impostazione prevalentemente argomentativa.
ARTICOLO CULTURALE: è incentrato su un avvenimento o fenomeno a carattere culturale. E’ destinato ad un quotidiano nella sezione dedicata alla cultura ( la cosiddetta “terza pagina” ) oppure è destinato ad una rivista divulgativa a carattere storico, politico, letterario.
TIPOLOGIA DI TESTO: espositivo argomentativo
LESSICO: SINTASSI COMPLESSA / VARIA
L’articolo culturale può assumere la forma di Elzeviro ( perfetto per l’ ambito artistico letterario, collocato in una terza pagina del quotidiano).
RECENSIONE: ha lo scopo di informare sull’uscita di un libro, apertura di una mostra, evento, spettacolo. Fornisce anche un giudizio personale sull’evento stesso. Esso può essere collocato nella terza pagina, in una rivista culturale divulgativa o specialistica.
TIPOLOGIA: descrittivo-espositivo
LINGUA E STILE: SINTASSI VARIA
INTERVISTA: conversazione, scambio di domande e risposte tra un giornalista e una persona le cui dichiarazioni e opinioni sono destinate ad essere diffuse pubblicamente, attraverso la stampa o anche la radio e simili.
lunedì 7 aprile 2014
AGLI ALUNNI DELLA IV E
Carissimi, secondo quanto stabilito insieme, domani (08/04) un'ora di Italiano, un'ora di Latino. VERIFICHE ORALI
ANCORA SUI PRONOMI - lezione dell' 8 aprile 2014
LE COPPIE DI PRONOMI COMPLEMENTO
I Pronomi personali complemento atoni mi, ti,lo, gli,le,ci,vi,li, loro, ne,le, loro, ne possono essere usati in coppia.
MI + LO, LA,LI,LE,NE = ME “Me lo fai un favore?”
TI + LO, LA,LI,LE,NE = TE “ Te ne ho già parlato”
CI + LO, LA,LI,LE,NE = CE “Ce lo fai un favore?”
VI + LO, LA,LI,LE,NE = VE “ve la porto a casa”
GLI + LO, LA,LI,LE,NE = GLIELO, GLIELA, GLIELI,GLIELE, GLIENE “Glielo dico io, gliene parlerò domani”.
I PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I pronomi personali riflessivi si utilizzano nella forma riflessiva del verbo, quando cioè l’azione compiuta dal soggetto si riflette sul soggetto stesso “Io mi lavo= io lavo me stesso”
PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I persona= mi
Singolare II persona= ti
III persona Forma forte = Sé
Forma debole = SI
Plurale I persona= ci
II personA= vi
III persona Forma forte= Sé
Forma debole= SI
Le forme riflessive di I e II persona singolare e plurale sono MI, TI, CI, VI “mi lavo, ci laviamo”
Le forme riflessive di III persona sing e plur sono SE’- SI “ si lava, si lavano”
Il pronome riflessivo SI + lo, la, li, le, ne = SE “se ne può fare a meno”
PRONOMI E AGGETTIVI
I PRONOMI POSSESSIVI (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, altrui) e QUELLI IDENTIFICATIVI (stesso, medesimo), ALCUNI PRONOMI DIMOSTRATIVI, INDEFINITI, INTERROGATIVI, ESCLAMATIVI hanno la stessa forma e le stesse caratteristiche degli AGGETTIVI corrispondenti.
PRONOMI DIMOSTRATIVI – questo codesto, quello, costui,costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò.
I Pronomi dimostrativi hanno la funzione di indicare qualcuno o qualcosa ( funzione deittica), oppure di richiamare qualcuno o qualcosa di cui si è già parlato in precedenza ( funzione anaforica).
Questi è solo Pronome, significa “questa persona”: è usato solo al maschile sing. ed ha funzione di soggetto.
Costui, costei, costoro sono solo Pronomi riferiti a persona, con funzione di soggetto o di complemento, con valore spregiativo: “Costui mi assilla”, “Guarda costui che viene”.
Colui, colei, coloro corrispondono per significato al pronome-aggettivo “quello”; sono solo Pronomi riferiti a persona con funzione di soggetto o di complemento “Colui che parla è un mio amico”.
Ciò è invariabile significa “questa/ quella cosa” “queste/quelle cose” : “ sono stanco di ciò; ciò che dici è vero”.
PRONOMI INDEFINITI
I Pronomi Indefiniti hanno la funzione di indicare in modo generico la quantità o l’identità della persona o della cosa specificate dal nome che essi sostituiscono. Alcuni pronomi indefiniti sono anche aggettivi – poco, nessuno, alquanto, parecchio, tanto, altrettanto, molto, troppo, tutto, alcuno, ciascuno, tale, certo, diverso, vario, ecc.
Altre forme di pronomi indefiniti hanno solo la funzione di pronomi. Essi sono:
Uno, Una è solo Pronome, indica in maniera generica una sola persona, con funzione di sogg-complemento “ Ho visto uno che ti assomiglia”
Qualcuno, Qualcuna è solo Pronome, si usa solo al sing e corrisponde all’aggettivo “qualche”
Ognuno, Ognuna è solo Pronome, si usa solo al singolare
Chiunque è solo Pronome, ha una forma unica sing-plur/ masch-femminile e corrisponde all’aggettivo “qualunque”. Ha anche il valore di Pronome misto.
Qualcosa è solo Pronome
Altri è solo Pronome, significa “Un’altra persona”, è solo sing. E vale sia per il masch-femminile “ non credo che altri avrebbe detto la verità”
Niente-Nulla è solo Pronome, significano “ nessuna cosa”.
I Pronomi personali complemento atoni mi, ti,lo, gli,le,ci,vi,li, loro, ne,le, loro, ne possono essere usati in coppia.
MI + LO, LA,LI,LE,NE = ME “Me lo fai un favore?”
TI + LO, LA,LI,LE,NE = TE “ Te ne ho già parlato”
CI + LO, LA,LI,LE,NE = CE “Ce lo fai un favore?”
VI + LO, LA,LI,LE,NE = VE “ve la porto a casa”
GLI + LO, LA,LI,LE,NE = GLIELO, GLIELA, GLIELI,GLIELE, GLIENE “Glielo dico io, gliene parlerò domani”.
I PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I pronomi personali riflessivi si utilizzano nella forma riflessiva del verbo, quando cioè l’azione compiuta dal soggetto si riflette sul soggetto stesso “Io mi lavo= io lavo me stesso”
PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I persona= mi
Singolare II persona= ti
III persona Forma forte = Sé
Forma debole = SI
Plurale I persona= ci
II personA= vi
III persona Forma forte= Sé
Forma debole= SI
Le forme riflessive di I e II persona singolare e plurale sono MI, TI, CI, VI “mi lavo, ci laviamo”
Le forme riflessive di III persona sing e plur sono SE’- SI “ si lava, si lavano”
Il pronome riflessivo SI + lo, la, li, le, ne = SE “se ne può fare a meno”
PRONOMI E AGGETTIVI
I PRONOMI POSSESSIVI (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, altrui) e QUELLI IDENTIFICATIVI (stesso, medesimo), ALCUNI PRONOMI DIMOSTRATIVI, INDEFINITI, INTERROGATIVI, ESCLAMATIVI hanno la stessa forma e le stesse caratteristiche degli AGGETTIVI corrispondenti.
PRONOMI DIMOSTRATIVI – questo codesto, quello, costui,costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò.
I Pronomi dimostrativi hanno la funzione di indicare qualcuno o qualcosa ( funzione deittica), oppure di richiamare qualcuno o qualcosa di cui si è già parlato in precedenza ( funzione anaforica).
Questi è solo Pronome, significa “questa persona”: è usato solo al maschile sing. ed ha funzione di soggetto.
Costui, costei, costoro sono solo Pronomi riferiti a persona, con funzione di soggetto o di complemento, con valore spregiativo: “Costui mi assilla”, “Guarda costui che viene”.
Colui, colei, coloro corrispondono per significato al pronome-aggettivo “quello”; sono solo Pronomi riferiti a persona con funzione di soggetto o di complemento “Colui che parla è un mio amico”.
Ciò è invariabile significa “questa/ quella cosa” “queste/quelle cose” : “ sono stanco di ciò; ciò che dici è vero”.
PRONOMI INDEFINITI
I Pronomi Indefiniti hanno la funzione di indicare in modo generico la quantità o l’identità della persona o della cosa specificate dal nome che essi sostituiscono. Alcuni pronomi indefiniti sono anche aggettivi – poco, nessuno, alquanto, parecchio, tanto, altrettanto, molto, troppo, tutto, alcuno, ciascuno, tale, certo, diverso, vario, ecc.
Altre forme di pronomi indefiniti hanno solo la funzione di pronomi. Essi sono:
Uno, Una è solo Pronome, indica in maniera generica una sola persona, con funzione di sogg-complemento “ Ho visto uno che ti assomiglia”
Qualcuno, Qualcuna è solo Pronome, si usa solo al sing e corrisponde all’aggettivo “qualche”
Ognuno, Ognuna è solo Pronome, si usa solo al singolare
Chiunque è solo Pronome, ha una forma unica sing-plur/ masch-femminile e corrisponde all’aggettivo “qualunque”. Ha anche il valore di Pronome misto.
Qualcosa è solo Pronome
Altri è solo Pronome, significa “Un’altra persona”, è solo sing. E vale sia per il masch-femminile “ non credo che altri avrebbe detto la verità”
Niente-Nulla è solo Pronome, significano “ nessuna cosa”.
L’ ETA’ NAPOLEONICA - Lezione di collegamento (08/04/2014)
Il periodo storico tra la rivoluzione francese (1789) e il Congresso di Vienna (1814-15) può essere definito:
§ ETA’ NEOCLASSICA O PREROMANTICA
§ ETA’ NAPOLEONICA
Napoleone Bonaparte (Ajaccio, 15 agosto 1769 – Isola di Sant'Elena, 5 maggio 1821) ottenne il consolato a vita il 2 agosto 1802 grazie ai numerosi successi militari; provvide a far approvare una nuova Costituzione che prevedeva la perdita di ogni forma di democrazia; il 2 dicembre 1804 fu incoronato Imperatore a Parigi dal papa Pio VII. Il 2 dicembre 1804 nella cattedrale di Notre-Dame a Parigi, fu celebrata la cerimonia di incoronazione: dopo che le insegne imperiali furono benedette da papa Pio VII, Napoleone incoronò prima se stesso imperatore dei Francesi, e quindi imperatrice sua moglie Giuseppina di Beauharnais.
PRIMA FASE : 1796-1799
A partire dal 1796 Napoleone Bonaparte inizia la campagna militare in Italia:
creazione della Repubblica transpadana (Lombardia), della Repubblica cisalpina (Bologna, Ferrara, Modena, Reggio Emilia), cessione del Veneto all’Austria con il Trattato di Campoformio (18 ottobre 1797), instaurazione della Repubblica partenopea, della Repubblica romana con la fuga del Papa in Toscana. Caduta delle Repubbliche giacobine riconquistate dall’esercito di Ferdinando IV di Borbone in collaborazione con l’ammiraglio Nelson.
SECONDA FASE : 1800-1805
Proclamazione della seconda Repubblica cisalpina allargata territorialmente a spese del Piemonte e del Veneto (ancora sotto il dominio austriaco); ricostituzione della Repubblica ligure; nascita della Repubblica italiana (1802) con capitale Milano.
TERZA FASE : 1805-1814
Napoleone Bonaparte si proclama re d’Italia; fallimento dell’impresa napoleonica in Russia (1812). Con la disfatta di Lipsia (1813) e quella di Waterloo (1814) crolla definitivamente l’ Impero napoleonico e l’Italia torna sotto l’egemonia austriaca. Napoleone fu esiliato dapprima all’isola d’Elba (maggio 1814), poi all’isola di sant’Elena, dove morì il 5 maggio 1821.
Il 19 luglio 1821, poco dopo aver appreso la notizia della morte di Napoleone, Alessandro Manzoni scrisse la famosa ode Il cinque maggio, che ebbe una forte risonanza in tutta Europa e che fu tradotta in tedesco da Johann Wolfgang Goethe.
« Ei fu. Siccome immobile, dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore orba di tanto spiro,così percossa, attonita la terra al nunzio sta, muta pensando all'ultima ora dell'uom fatale; né sa quando una simile orma di pie' mortale la sua cruenta polvere a calpestar verrà. » | |
(da Il cinque maggio di Alessandro Manzoni) |
LA CULTURA ITALIANA NELL'ETA' NAPOLEONICA: NEOCLASSICISMO E PREROMANTICISMO - Lezione di collegamento (08/04/2014)
Ø L’ETÀ NAPOLEONICA, sotto il profilo artistico-letterario assume il nome di NEOCLASSICISMO.
Nella storia della cultura il termine “classico” fa riferimento al patrimonio culturale pagano, greco-romano; per Classicismo intendiamo un movimento di studio, di ammirazione ed imitazione delle opere antiche considerate modello insuperabile di perfezione stilistica e formale, ma anche patrimonio di integrità morale, di onestà e rettitudine. Ciò che è definito “bello” per i Neoclassici deve essere anche “buono”, deve cioè trasmettere ideali elevati, valori etici e non soltanto estetici.
L’aggettivo “classico” deriva dal latino classis(=classe) che in età monarchica indicava le 5 classi sociali in cui erano divisi i cittadini romani in base al censo; Aulo Gellio nel II sec. d.C. definisce classicus auctor un autore perfetto, degno di essere imitato, appartenente alla prima delle 5 classi indicate da Servio Tullio ( sesto re di Roma, 578 a.C. al 539 a.C.).
Il Neoclassicismo consiste, dunque, nel ritorno al culto e all’imitazione dell’arte classica (Grecia antica, età repubblicana di Roma, età augustea) ed interessò tutte le manifestazione dello spirito dell’epoca: la letteratura, le arti figurative , la vita politica, la moda il costume.
La genesi storica e culturale del Neoclassicismo di fine 700 va ricercata in età illuministica, allorché si manifestò il graduale e netto rifiuto per le forme eccessive dell’arte barocca e del Rococò a favore di un’arte essenziale, razionale, sobria che esprimesse ideali di compostezza, di semplicità e di decoro. Il Classicismo costituì la formazione culturale di base di Ugo Foscolo, di A. Manzoni, di G. Leopardi : esso fu la ragione più vera della misura e della compostezza della loro lirica. Inoltre si deve proprio alla tradizione classica, sempre vive e tenace in Italia, se il Romanticismo italiano apparirà tanto più misurato rispetto alle effusioni sentimentali e passionali del Romanticismo europeo.
Favorirono lo sviluppo del Neoclassicismo:
· Le scoperte archeologiche di Ercolano e di Pompei
· I contributi teorici di alcuni grandi studiosi del passato, tra i quali l’archeologo tedesco J.Winckelmann (1717-1768). Questi nella sua celebre Storia dell’arte dell’antichità (1764)aveva indicato nell’arte greca il punto più alto, di massima perfezione, mai raggiunto dall’uomo nel campo dell’espressione figurativa: il bello è visto come il risultato di un processo di graduale epurazione e selezione della natura e degli elementi fisici ; ciò a cui l’artista deve tendere è una bellezza ideale che si compone di elementi naturali, ma che allo stesso tempo li trascende per assumere una dimensione che va al di là della realtà fisica e della temporalità storica. La bellezza ideale per il W. è una bellezza non esistente in natura, intesa come suprema armonia di forme, tanto più pure, quanto meno risentono del mondo sensibile e passionale. L’esempio mirabile della bellezza ideale per il W. Sono le sculture classiche di Fidia (490 a. C.), sculture che rispecchiano lo spirito puro e apollineo della cultura greca.
In ambito artistico, Roma e Parigi rappresentarono le due capitali dell’Europa neoclassica, mentre i massimi rappresentati del Neoclassicismo furono lo scultore A. Canova (1757-1822, Amore e psiche, Le tre grazie, Paolina Bonaparte Borghese) e Jacques-Louis David (1748-1825).
Ø L’altro aspetto della letteratura italiana dell’età napoleonica è rappresentato da un atteggiamento preromantico. Vi sono infatti poeti e scrittori, come Ugo Foscolo e Ippolito Pindemonte che, sotto l’incalzare degli avvenimenti storici (il fallimento degli ideali libertari Rivoluzione francese, il dispotismo della dominazione napoleonica e il comportamento vessatorio e piratesco delle truppe francesi), avevano intuito il fallimento degli ideali illuministici, il declino inesorabile dell’ottimismo illuministico, riconoscendo i segni precorritori della futura età romantica:
§ l’istanza di anteporre le esigenze dello spirito e del sentimento a quelle della ragione esaltata dagli Illuministi;
§ la necessità di anteporre il valore dell’individuo come soggetto unico e irripetibile rispetto all’egualitarismo illuministico;
§ la necessità di esaltare il valore della religione contrapposta all’ateismo e al materialismo illuministico;
§ l’atteggiamento storicistico volto a rivalutare la storia passata, vista non più come epoca di barbarie, come condizione di oppressione e di dolore subentrata ad uno stato primitivo di felicità naturale, ma come momento indispensabile per comprendere le ragioni del presente;
§ il senso drammatico della vita, intesa come perenne conflitto tra l’ideale e il reale, come contrasto tra le aspirazioni dell’anima alla felicità assoluta e la realtà angusta, banale e limitata in cui l’uomo si dibatte quotidianamente; ciò è contrapposto al facile e illusorio ottimismo illuministico.
§ il valore della Patria e della Nazione intesa come comunanza di lingua, religione, tradizioni, storia, usi e costumi, contrapposto al concetto illuministico di Cosmopolitismo.
In effetti la dominazione napoleonica e gli eccessi compiuti dalle sue “armate liberatrici” aveva avuto l’effetto di risvegliare la coscienza nazionale dei popoli sottomessi e di farli insorgere per combattere ed ottenere la liberta e l’indipendenza: non senza ragione la battaglia di Lipsia (1813) fu chiamata la “battaglia delle nazioni”; anche in Italia la dominazione napoleonica, dopo i primi illusori entusiasmi, ebbe per effetto il risveglio della coscienza nazionale e diede l’avvio al Risorgimento: molti in Italia furono i liberali delusi per i saccheggi e le violenze, per le condizioni di vassallaggio delle repubbliche giacobine prima, e dei regni e viceregni napoleonici poi (Regno italico, 1805; Regno d’Italia, 1807).
La cultura italiana dell’età napoleonica, come osserva Natalino Sapegno, “presenta, tutte le caratteristiche di un’età di transizione, incerta e sbandata tra il vecchio e il nuovo”. Volendo tracciare un quadro sintetico della cultura italiana dell’età napoleonica, dobbiamo distinguere:
1 La critica dell’astratto dottrinarismo illuministico (ottimismo illuministico);
2 Il neoclassicismo letterario, già pervaso da motivi e da istanze preromantiche;
3 Il riproporsi della questione della lingua, al fine di combattere il liberismo linguistico del 700 e dare alla nostra lingua un’impronta di maggiore italianità
venerdì 21 marzo 2014
IL PRONOME - Lezione del 20/03/'14
Il pronome è la parte variabile del discorso che si usa in sostituzione di un’altra parola(nome, aggettivo, verbo) o di un’intera frase.
I Pronomi sono numerosi e si dividono in PERSONALI, POSSESSIVI, IDENTIFICATIVI, DIMOSTRATIVI, INDEFINITI, INTERROGATIVI, ESCLAMATIVI, RELATIVI.
PRONOMI PERSONALI
I pronomi personali si dividono in → PRONOMI PERSONALI SOGGETTO
→ PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO
PRONOMI PERSONALI SOGGETTO
I persona= io
II persona= tu
Singolare III persona maschile= egli-lui-esso
femminile= ella-lei-essa
Plurale I persona= noi
II persona = voi
III persona maschile= loro-essi
femminile= loro-esse
I pronomi personali soggetto di 3^ persona singolare "egli-ella" possono essere sostituiti, anche nella lingua scritta (tranne in contesti formali e burocratici), da "lui-lei"!; I nomi di cosa esigono l’uso di "esso-essa-essi esse": “Lei cerca le chiavi in borsa, ma esse sono nel cassetto”.
Il Pronome personale soggetto deve essere espresso obbligatoriamente:
- quando il verbo da solo non consente di stabilire chi sia il soggetto: "Se (io) avessi avuto pazienza, non sarebbe finita così";
- quando in un periodo cambia il soggetto:“Dario dorme e tu devi preparare ogni cosa”;
- dopo anche, neanche, nemmeno, pure, neppure : “neanche io verrò a Roma”;
- nelle frasi pronunciate con enfasi: “Verrete voi da noi e non noi da voi!”.
PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO
I pronomi personali complemento indicano o sostituiscono un nome che nella frase svolge funzione di complemento; in alcuni casi sostituiscono un aggettivo, un verbo, una frase intera.
I pronomi personali complemento hanno due forme →una forma tonica o forte(accentata)
→una forma atona o debole (non accentata)
PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO – forma tonica (forte)
I persona= me
II persona= te
Singolare III persona maschile= lui-esso
femminile= lei-essa
Plurale I persona= noi
II persona = voi
III persona maschile= loro-essi
femminile= loro-esse
I pronomi personali complemento forti si usano senza preposizione quando il pronome ha la funzione di complemento oggetto: “guarda me”;
i pronomi personali complemento forti si usano con preposizione quando il pronome ha la funzione di complemento indiretto: “parla di me; dallo a me”;
i nomi di cosa esigono l’uso dei pronomi esso, essa, essi, esse.
PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO – forma atona (debole)
I persona= mi
II persona= ti
Singolare III persona maschile= lo-gli-ne
femminile= la-le-ne
Plurale I persona= ci
II persona = vi
III persona maschile= li-loro-ne
femminile= le-loro-ne
I pronomi personali complemento deboli si usano senza preposizione quando il pronome ha la funzione di complemento oggetto o di complemento di termine “guardami; le regalerò un libro; portale la merenda”;
i pronomi personali complemento deboli non stanno mai da soli, ma precedono o seguono un verbo: in quest’ultimo caso essi si uniscono graficamente ad esso: “non disturbarmi”.
Lo, la, gli, le (III persona singolare) significano rispettivamente lui, lei, a lui, a lei : “ lo vidi al mare; gli diedi un libro; dagli un libro; la (=lei) vidi al mare;portale (= a lei) il caffé; le diedi un libro”.
Li, le, loro (III persona plurale) significano loro, a loro: “Li vidi al mare(=vidi loro al mare); le vidi (vidi loro); da’ loro un libro (= a loro).
"Ne" può significare:
-di lui, di lei, di esso, di essa, di loro, di essi, di esse;
-da lui,da lei, da esso, da essa, da loro, da essi, da esse;
-di ciò, di questa cosa.
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