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martedì 22 luglio 2014
AGLI ALUNNI DELLA I A
Sottopongo all'attenzione degli alunni che vorranno partecipare all'incontro del 28 luglio - ore 19 - i brani da recitare. Prof. Cardaropoli
PROEMIO ILIADE
Traduzione di Vincenzo Monti
Càntami, o Diva, del Pelìde Achille,
l’ira funesta , che infiniti addusse
lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco
generose travolse alme d’eroi,
e di cani e d’augelli orrido pasto
lor salme abbandonò (così di Giove
l’alto consiglio s’adempìa), da quando
primamente disgiunse aspra contesa
il re de’ prodi Atrìde e il divo Achille.
PROEMIO ODISSEA
Traduzione di Salvatore Quasimodo
Narrami, o Musa, l’uomo dall’agile mente
Che a lungo andò vagando, poi che cadde Troia,
la forte città, e di molte genti vide le terre
e conobbe la natura dell’anima, e molti dolori
patì nel suo cuore lungo le vie del mare,
lottando per tornare in patria coi compagni,
che per loro, folli, (come simili a fanciulli!),
non poté sottrarre alla morte,
poi che mangiarono i buoi del Sole, figlio del cielo,
che tolse loro il tempo del ritorno.
Questo narrami, o dea, figlia di Zeus,
e comincia di dove tu vuoi.
PROEMIO ENEIDE
Traduzione di Annibal Caro (1581)
L’armi canto e ‘l valor del grand’eroe
che pria da Troia, per destino, ai liti
d’Italia e di Lavinio errando venne;
e quanto errò, quanto sofferse, in quanti
e di terra e di mar perigli incorse,
come il traea l’insuperabil forza
del cielo, e di Giunon l’ira tenace;
e con che dura e sanguinosa guerra
fondò la sua cittade, e gli suoi Dei
ripose in Lazio, onde cotanto crebbe
il nome de’ Latini, il regno d’Alba,
e le mura e l’imperio alto di Roma.
Musa, tu che di ciò sai le cagioni,
dimmi. Qual dolor, qual onta
fece la Dea, ch’è pur donna e regina
degli altri Dei, sì nequitosa ed empia
contra un sì pio? Qual suo nume l’espose
per tanti casi a tanti affanni? Ahi tanto
possono ancor là su l’ire e gli sdegni?
IL LAMPO
G. Pascoli, da Myricae
E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto;
il cielo ingombro, tragico, disfatto:
bianca bianca nel tacito tumulto
una casa apparì sparì d’un tratto;
come un occhio, che, largo, esterrefatto,
s’aprì si chiuse, nella notte nera.
IL TUONO - G. Pascoli, da Myricae
E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d’arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s’udì di madre, e il moto di una culla.
lunedì 7 aprile 2014
ANCORA SUI PRONOMI - lezione dell' 8 aprile 2014
LE COPPIE DI PRONOMI COMPLEMENTO
I Pronomi personali complemento atoni mi, ti,lo, gli,le,ci,vi,li, loro, ne,le, loro, ne possono essere usati in coppia.
MI + LO, LA,LI,LE,NE = ME “Me lo fai un favore?”
TI + LO, LA,LI,LE,NE = TE “ Te ne ho già parlato”
CI + LO, LA,LI,LE,NE = CE “Ce lo fai un favore?”
VI + LO, LA,LI,LE,NE = VE “ve la porto a casa”
GLI + LO, LA,LI,LE,NE = GLIELO, GLIELA, GLIELI,GLIELE, GLIENE “Glielo dico io, gliene parlerò domani”.
I PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I pronomi personali riflessivi si utilizzano nella forma riflessiva del verbo, quando cioè l’azione compiuta dal soggetto si riflette sul soggetto stesso “Io mi lavo= io lavo me stesso”
PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I persona= mi
Singolare II persona= ti
III persona Forma forte = Sé
Forma debole = SI
Plurale I persona= ci
II personA= vi
III persona Forma forte= Sé
Forma debole= SI
Le forme riflessive di I e II persona singolare e plurale sono MI, TI, CI, VI “mi lavo, ci laviamo”
Le forme riflessive di III persona sing e plur sono SE’- SI “ si lava, si lavano”
Il pronome riflessivo SI + lo, la, li, le, ne = SE “se ne può fare a meno”
PRONOMI E AGGETTIVI
I PRONOMI POSSESSIVI (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, altrui) e QUELLI IDENTIFICATIVI (stesso, medesimo), ALCUNI PRONOMI DIMOSTRATIVI, INDEFINITI, INTERROGATIVI, ESCLAMATIVI hanno la stessa forma e le stesse caratteristiche degli AGGETTIVI corrispondenti.
PRONOMI DIMOSTRATIVI – questo codesto, quello, costui,costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò.
I Pronomi dimostrativi hanno la funzione di indicare qualcuno o qualcosa ( funzione deittica), oppure di richiamare qualcuno o qualcosa di cui si è già parlato in precedenza ( funzione anaforica).
Questi è solo Pronome, significa “questa persona”: è usato solo al maschile sing. ed ha funzione di soggetto.
Costui, costei, costoro sono solo Pronomi riferiti a persona, con funzione di soggetto o di complemento, con valore spregiativo: “Costui mi assilla”, “Guarda costui che viene”.
Colui, colei, coloro corrispondono per significato al pronome-aggettivo “quello”; sono solo Pronomi riferiti a persona con funzione di soggetto o di complemento “Colui che parla è un mio amico”.
Ciò è invariabile significa “questa/ quella cosa” “queste/quelle cose” : “ sono stanco di ciò; ciò che dici è vero”.
PRONOMI INDEFINITI
I Pronomi Indefiniti hanno la funzione di indicare in modo generico la quantità o l’identità della persona o della cosa specificate dal nome che essi sostituiscono. Alcuni pronomi indefiniti sono anche aggettivi – poco, nessuno, alquanto, parecchio, tanto, altrettanto, molto, troppo, tutto, alcuno, ciascuno, tale, certo, diverso, vario, ecc.
Altre forme di pronomi indefiniti hanno solo la funzione di pronomi. Essi sono:
Uno, Una è solo Pronome, indica in maniera generica una sola persona, con funzione di sogg-complemento “ Ho visto uno che ti assomiglia”
Qualcuno, Qualcuna è solo Pronome, si usa solo al sing e corrisponde all’aggettivo “qualche”
Ognuno, Ognuna è solo Pronome, si usa solo al singolare
Chiunque è solo Pronome, ha una forma unica sing-plur/ masch-femminile e corrisponde all’aggettivo “qualunque”. Ha anche il valore di Pronome misto.
Qualcosa è solo Pronome
Altri è solo Pronome, significa “Un’altra persona”, è solo sing. E vale sia per il masch-femminile “ non credo che altri avrebbe detto la verità”
Niente-Nulla è solo Pronome, significano “ nessuna cosa”.
I Pronomi personali complemento atoni mi, ti,lo, gli,le,ci,vi,li, loro, ne,le, loro, ne possono essere usati in coppia.
MI + LO, LA,LI,LE,NE = ME “Me lo fai un favore?”
TI + LO, LA,LI,LE,NE = TE “ Te ne ho già parlato”
CI + LO, LA,LI,LE,NE = CE “Ce lo fai un favore?”
VI + LO, LA,LI,LE,NE = VE “ve la porto a casa”
GLI + LO, LA,LI,LE,NE = GLIELO, GLIELA, GLIELI,GLIELE, GLIENE “Glielo dico io, gliene parlerò domani”.
I PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I pronomi personali riflessivi si utilizzano nella forma riflessiva del verbo, quando cioè l’azione compiuta dal soggetto si riflette sul soggetto stesso “Io mi lavo= io lavo me stesso”
PRONOMI PERSONALI RIFLESSIVI
I persona= mi
Singolare II persona= ti
III persona Forma forte = Sé
Forma debole = SI
Plurale I persona= ci
II personA= vi
III persona Forma forte= Sé
Forma debole= SI
Le forme riflessive di I e II persona singolare e plurale sono MI, TI, CI, VI “mi lavo, ci laviamo”
Le forme riflessive di III persona sing e plur sono SE’- SI “ si lava, si lavano”
Il pronome riflessivo SI + lo, la, li, le, ne = SE “se ne può fare a meno”
PRONOMI E AGGETTIVI
I PRONOMI POSSESSIVI (mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro, altrui) e QUELLI IDENTIFICATIVI (stesso, medesimo), ALCUNI PRONOMI DIMOSTRATIVI, INDEFINITI, INTERROGATIVI, ESCLAMATIVI hanno la stessa forma e le stesse caratteristiche degli AGGETTIVI corrispondenti.
PRONOMI DIMOSTRATIVI – questo codesto, quello, costui,costei, costoro, colui, colei, coloro, ciò.
I Pronomi dimostrativi hanno la funzione di indicare qualcuno o qualcosa ( funzione deittica), oppure di richiamare qualcuno o qualcosa di cui si è già parlato in precedenza ( funzione anaforica).
Questi è solo Pronome, significa “questa persona”: è usato solo al maschile sing. ed ha funzione di soggetto.
Costui, costei, costoro sono solo Pronomi riferiti a persona, con funzione di soggetto o di complemento, con valore spregiativo: “Costui mi assilla”, “Guarda costui che viene”.
Colui, colei, coloro corrispondono per significato al pronome-aggettivo “quello”; sono solo Pronomi riferiti a persona con funzione di soggetto o di complemento “Colui che parla è un mio amico”.
Ciò è invariabile significa “questa/ quella cosa” “queste/quelle cose” : “ sono stanco di ciò; ciò che dici è vero”.
PRONOMI INDEFINITI
I Pronomi Indefiniti hanno la funzione di indicare in modo generico la quantità o l’identità della persona o della cosa specificate dal nome che essi sostituiscono. Alcuni pronomi indefiniti sono anche aggettivi – poco, nessuno, alquanto, parecchio, tanto, altrettanto, molto, troppo, tutto, alcuno, ciascuno, tale, certo, diverso, vario, ecc.
Altre forme di pronomi indefiniti hanno solo la funzione di pronomi. Essi sono:
Uno, Una è solo Pronome, indica in maniera generica una sola persona, con funzione di sogg-complemento “ Ho visto uno che ti assomiglia”
Qualcuno, Qualcuna è solo Pronome, si usa solo al sing e corrisponde all’aggettivo “qualche”
Ognuno, Ognuna è solo Pronome, si usa solo al singolare
Chiunque è solo Pronome, ha una forma unica sing-plur/ masch-femminile e corrisponde all’aggettivo “qualunque”. Ha anche il valore di Pronome misto.
Qualcosa è solo Pronome
Altri è solo Pronome, significa “Un’altra persona”, è solo sing. E vale sia per il masch-femminile “ non credo che altri avrebbe detto la verità”
Niente-Nulla è solo Pronome, significano “ nessuna cosa”.
venerdì 21 marzo 2014
IL PRONOME - Lezione del 20/03/'14
Il pronome è la parte variabile del discorso che si usa in sostituzione di un’altra parola(nome, aggettivo, verbo) o di un’intera frase.
I Pronomi sono numerosi e si dividono in PERSONALI, POSSESSIVI, IDENTIFICATIVI, DIMOSTRATIVI, INDEFINITI, INTERROGATIVI, ESCLAMATIVI, RELATIVI.
PRONOMI PERSONALI
I pronomi personali si dividono in → PRONOMI PERSONALI SOGGETTO
→ PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO
PRONOMI PERSONALI SOGGETTO
I persona= io
II persona= tu
Singolare III persona maschile= egli-lui-esso
femminile= ella-lei-essa
Plurale I persona= noi
II persona = voi
III persona maschile= loro-essi
femminile= loro-esse
I pronomi personali soggetto di 3^ persona singolare "egli-ella" possono essere sostituiti, anche nella lingua scritta (tranne in contesti formali e burocratici), da "lui-lei"!; I nomi di cosa esigono l’uso di "esso-essa-essi esse": “Lei cerca le chiavi in borsa, ma esse sono nel cassetto”.
Il Pronome personale soggetto deve essere espresso obbligatoriamente:
- quando il verbo da solo non consente di stabilire chi sia il soggetto: "Se (io) avessi avuto pazienza, non sarebbe finita così";
- quando in un periodo cambia il soggetto:“Dario dorme e tu devi preparare ogni cosa”;
- dopo anche, neanche, nemmeno, pure, neppure : “neanche io verrò a Roma”;
- nelle frasi pronunciate con enfasi: “Verrete voi da noi e non noi da voi!”.
PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO
I pronomi personali complemento indicano o sostituiscono un nome che nella frase svolge funzione di complemento; in alcuni casi sostituiscono un aggettivo, un verbo, una frase intera.
I pronomi personali complemento hanno due forme →una forma tonica o forte(accentata)
→una forma atona o debole (non accentata)
PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO – forma tonica (forte)
I persona= me
II persona= te
Singolare III persona maschile= lui-esso
femminile= lei-essa
Plurale I persona= noi
II persona = voi
III persona maschile= loro-essi
femminile= loro-esse
I pronomi personali complemento forti si usano senza preposizione quando il pronome ha la funzione di complemento oggetto: “guarda me”;
i pronomi personali complemento forti si usano con preposizione quando il pronome ha la funzione di complemento indiretto: “parla di me; dallo a me”;
i nomi di cosa esigono l’uso dei pronomi esso, essa, essi, esse.
PRONOMI PERSONALI COMPLEMENTO – forma atona (debole)
I persona= mi
II persona= ti
Singolare III persona maschile= lo-gli-ne
femminile= la-le-ne
Plurale I persona= ci
II persona = vi
III persona maschile= li-loro-ne
femminile= le-loro-ne
I pronomi personali complemento deboli si usano senza preposizione quando il pronome ha la funzione di complemento oggetto o di complemento di termine “guardami; le regalerò un libro; portale la merenda”;
i pronomi personali complemento deboli non stanno mai da soli, ma precedono o seguono un verbo: in quest’ultimo caso essi si uniscono graficamente ad esso: “non disturbarmi”.
Lo, la, gli, le (III persona singolare) significano rispettivamente lui, lei, a lui, a lei : “ lo vidi al mare; gli diedi un libro; dagli un libro; la (=lei) vidi al mare;portale (= a lei) il caffé; le diedi un libro”.
Li, le, loro (III persona plurale) significano loro, a loro: “Li vidi al mare(=vidi loro al mare); le vidi (vidi loro); da’ loro un libro (= a loro).
"Ne" può significare:
-di lui, di lei, di esso, di essa, di loro, di essi, di esse;
-da lui,da lei, da esso, da essa, da loro, da essi, da esse;
-di ciò, di questa cosa.
FACCIAMO IL PUNTO SU..."IL RACCONTO E ROMANZO GIALLO"
La narrazione gialla è sempre incentrata intorno a uno o più reati (per lo più delitti) e si dipana nella ricerca e nell’identificazione finale del o dei colpevoli.
Il termine “giallo” nasce nel 1929, quando la casa editrice Mondadori pubblica una collana di romanzi e racconti polizieschi contraddistinta da una copertina di colore gialla.
Le caratteristiche del giallo sono le seguenti:
• la narrazione concerne un delitto e si configura come indagine a caccia dell’assassino;
• vi è un detective, professionista o dilettante, che indaga basandosi su indizi, sulla logica, sulla capacità di osservazione;
• a meno di clamorose eccezioni, il colpevole non è mai colui che indaga;
• il colpevole viene scoperto in seguito a una serie di deduzioni logiche, mai accidentalmente o per spontanea confessione;
• l’assassino è un personaggio noto, quasi sempre insospettabile, in modo che l’effetto sorpresa sia massimo: inoltre egli non è mai un criminale di professione, come un rapinatore o un sicario.
• i personaggi, privi di vero approfondimento psicologico, sono ridotti a ruoli fissi: l’assassino, la vittima, l’investigatore, gli aiutanti positivi, gli aiutanti negativi.
• l’ambientazione può essere prevedibilmente “favorevole” al delitto (castelli maledetti, brughiere solitarie, notti tempestose, quartieri malavitosi, rimesse d’auto deserte, ecc.) o insospettabilmente “neutra” (pacifici interni borghesi, tranquille cittadine di provincia, luoghi di lavoro, luoghi di vita mondana: alberghi, stazioni termali, crociere, ecc.)
• il caso viene sempre risolto, spesso con un colpo di scena finale.
Il poliziesco (la "detective story")
All’interno del genere giallo si possono distinguere due filoni.
Il primo filone è costituito dal giallo a enigma, detto anche “detective story”: si tratta del racconto giallo “classico” o giallo “di inchiesta”, caratterizzato dal rigore logico con cui viene risolto; esso è costituito da racconti polizieschi o di investigazione. Si dicono gialli polizieschi quelli in cui figura la presenza di un poliziotto o di un detective impegnato a districare la matassa delle indagini grazie agli indizi raccolti: compiendo un percorso che procede a ritroso rispetto alla consequenzialità cronologica degli avvenimenti ( ricostruendo cioè le fasi del delitto dalla sua scoperta al suo compimento), egli giunge alla soluzione del caso.
I fatti drammatici, per quanto luttuosi, sono narrati in modo distaccato e impersonale, come in una cronaca, così da non suscitare mai la commozione del lettore e non guastare il meccanismo puramente intellettuale del problema.
Il romanzo giallo classico, basato su un’inchiesta, nasce come sottogenere nel corso dell’Ottocento e trova larga diffusione nel Novecento per giungere fino ai nostri giorni con risultati spesso innovativi e originali.
Sono considerati inventori del filone poliziesco lo scrittore americano EDGAR ALLAN POE (1809-1849) autore di numerosi racconti del mistero e del terrore, e lo scrittore inglese ARTHUR CONAN DOYLE (1859- 1930), creatore di Sherlock Holmes, il famoso investigatore dall’infallibile logica deduttiva.
Altri importanti autori del giallo poliziesco sono AGATHA CRISTIE (1890-1976), creatrice di Hercule Poirot e GEORGE SIMENON (1903-1989)creatore del commissario Maigret.
Il thriller
Il secondo filone del genere giallo è rappresentato dal “giallo d’azione” detto anche thriller (=che eccita, che provoca brivido). Questo filone nasce e si afferma tra le due guerre mondiali sullo sfondo delle grandi metropoli americane colpite dalla violenza dei gangster della mafia, esso si è strettamente legato al cinema, tanto che gli scrittori di thriller lavorarono anche alla sceneggiatura di numerosi film.
A differenza del giallo classico ( la detective story) costruito attorno a un delitto già avvenuto , nel giallo d’azione (o thriller) il lettore assiste direttamente alla preparazione e alla esecuzione del crimine, subendo un forte coinvolgimento emotivo in un clima di crescente tensione narrativa. La tensione emotiva sfocia, talvolta, in vera e propria inquietudine, un sentimento basato su elementi concreti e razionali.
lunedì 17 febbraio 2014
INDIVIDUA L'ERRORE : PUBBLICAZIONE ESERCIZI CORRETTI - GRAMMATICA I A
Fra Cristoforo è un ardito personaggio dei Promessi sposi. Il dottor Rossi ha avuto una bell'idea. Marta ha avuto un’occasione d’oro per offrirti un onesto contributo. In paese ci sarà presto la festa di San Giacomo; a luglio la festa di Sant’Anna. Quel ragazzo ancor oggi è un’innocente vittima della tua superbia. Quel ragazzo è un mio buon amico. L’ amica di Sara è in vacanza. Non c’era più alcun uomo a cui chiedere informazioni. Anna ti farà dono di un amore sincero. In fine dei conti Giulia ha conosciuto il fior fiore dei giovani dell’Istituto. Anna non ha potuto andare a scuola per un terribile mal di pancia. Giulia ha avuto un’ idea eccezionale: ti farà dono di un insolito regalo! I contribuenti versano un anticipo di imposte. Il signor preside riceve ciascun familiare. Fra Gaetano è il nuovo responsabile dell’oratorio. La notizia della tua nomina mi è stata riferita dal tal dei tali. Cesare, quale buon vento ti porta da queste parti? Carlo, da’ un aiuto al tuo compagno. Giulia, fa’ ciò che vuoi. Quel tuo amico non ha nessun ideale. Giulio aveva un acerrimo nemico. Dopo l’intervento, il professore ha sorseggiato un po’ d’ acqua. Cesare ha incontrato un ostacolo notevole alla tua nomina. Un’ onda anomala colpì i turisti sulla spiaggia.
Il fu mattia Pascal è il titolo di un importante opera di L. Pirandello. In questo negozio non si fa credito a nessuno. Sto cominciando a pensare che un’ occasione come questa non ce l’avremo più. Se cerchi aiuto, qui trovi quel che desideri. Dopo il tragico evento, era fuori di sé. Da anni è in attesa della sentenza definitiva. Quell'uomo dà un’ enorme importanza al denaro. Sto pensando seriamente al fatto di doverti allontanare da me. Pur di non uscire con loro, si inventò di tutto. Nel pomeriggio saremo là da te per prendere un bel tè al limone. Né tu, né io potremo affrontare un estremo tentativo di rivalsa. Giulia non dà mai ascolto ai suoi genitori. Carla, fa’ quel che ti dico, ascoltami! Il suo successo non mi fa né caldo, né freddo. Realizzarono il progetto dopo tre anni di duro lavoro. In quell’occasione non poteva far altro se non ubbidire. Tanti anni fa nasceva il tuo amico Paolo. Torna qui immediatamente. Giulia fu sul punto di piangere. Marta ha preso con sé tante cose belle. Da tre anni dà lezioni di chitarra. Pochi minuti fa ho confermato il tuo arrivo. Al suono dell’allarme i ladri sono saltati giù, portando con sé ogni cosa. Leggo tanti libri ormai da dieci anni.
Il fu mattia Pascal è il titolo di un importante opera di L. Pirandello. In questo negozio non si fa credito a nessuno. Sto cominciando a pensare che un’ occasione come questa non ce l’avremo più. Se cerchi aiuto, qui trovi quel che desideri. Dopo il tragico evento, era fuori di sé. Da anni è in attesa della sentenza definitiva. Quell'uomo dà un’ enorme importanza al denaro. Sto pensando seriamente al fatto di doverti allontanare da me. Pur di non uscire con loro, si inventò di tutto. Nel pomeriggio saremo là da te per prendere un bel tè al limone. Né tu, né io potremo affrontare un estremo tentativo di rivalsa. Giulia non dà mai ascolto ai suoi genitori. Carla, fa’ quel che ti dico, ascoltami! Il suo successo non mi fa né caldo, né freddo. Realizzarono il progetto dopo tre anni di duro lavoro. In quell’occasione non poteva far altro se non ubbidire. Tanti anni fa nasceva il tuo amico Paolo. Torna qui immediatamente. Giulia fu sul punto di piangere. Marta ha preso con sé tante cose belle. Da tre anni dà lezioni di chitarra. Pochi minuti fa ho confermato il tuo arrivo. Al suono dell’allarme i ladri sono saltati giù, portando con sé ogni cosa. Leggo tanti libri ormai da dieci anni.
sabato 15 febbraio 2014
RISCRIVI L'ESERCIZIO NELLA FORMA CORRETTA.
Fra Cristoforo è un’ardito personaggio dei Promessi sposi. Il dottore Rossi ha avuto una bella idea. Marta ha avuto un’occasione d’oro per offrirti un’onesto contributo. In paese ci sarà presto la festa si Santo Giacomo; a luglio la festa di Sant’Anna. Quel ragazzo ancor’oggi è un’innocente vittima della tua superbia. Quello ragazzo è un mio buono amico. La amica di Sara è in vacanza. Non c’era più alcuno uomo a cui chiedere informazioni. Anna ti farà dono di un’amore sincero. In fine dei conti Giulia ha conosciuto il fiore fiore dei giovani dell’Istituto. Anna non ha potuto andare a scuola per un terribile male di pancia. Giulia ha avuto un idea eccezionale: ti fara’ dono di un insolito regalo! I contribuenti versanoun’anticipo di imposte. Il signore preside riceve ciascuno familiare. Frate Gaetano è il nuovo responsabile dell’oratorio. La notizia della tua nomina mi è stata riferita dal tale dei tali. Cesare, quale buono vento ti porta da queste parti? Carlo, dà un’aiuto al tuo compagno. Giulia, fa cio che vuoi. Quello tuo amico non ha nessuno ideale. Giulio aveva un’acerrimo nemico. Dopo l’interveco, il professore ha sorseggiato un pò di acqua. Cesare ha incontrato un ostacolo notevole alla tua nomina. Un onda anomala colpì i turisti sulla spiaggia.
RICORDANDO CHE I MONOSILLABI NON SI ACCENTANO MAI , TRANNE IN NOVE CASI CHE COSTITUISCONO UN’ ECCEZIONE, RISCRIVI LE FRASI IN MANIERA CORRETTA.
Il fù mattia Pascal è il titolo di un importante opera di G. Verga. In questo negozio non si fa credito a nessuno. Stò cominciando a pensare che un’ occasione come questa non c’è l’avremo più. Sé cerchi aiuto, qui trovi quel’ che desideri. Dopo il tragico evento era fuori di sé. Da anni è in attesa della sentenza definitiva. Quell’uomo da un enorme importanza al denaro. Stò pensando seriamente al fatto di doverti allontanare da mè. Pur di non uscire con loro, sì inventò di tutto. Nel pomeriggio saremo la da te per prendere un bel te al limone. Ne tu, ne io potremo affrontare un’ estremo tentativo di rivalsa. Giulia non da mai ascolto ai suoi genitori. Carla, fa quel che ti dico, ascoltami! Il suo successo non mi fa ne caldo, ne freddo. Realizzarono il progetto dopo trè anni di duro lavoro. In quella occasione non poteva fare altro sé non ubbidire. Tanti anni fà nasceva il tuo amico Paolo. Torna qui immediatamente. Giulia fù sul punto di piangere. Marta ha preso con se tante cose belle. Da tre anni da lezioni di chitarra. Pochi minuti fa ho confermato il tuo arrivo. Al suono dell’allarme i ladri sono saltati giu, portando con sé stessi ogni cosa. Leggo tanti libri ormai da dieci anni.Laura e Giulia sì telefonano un giorno sì e un giorno no. Vieni dà noi in vacanza: quà fà un caldo assai gradevole! Mario dà un libro di lettura a Giacomo. Il presidente della società non ne vuole sapere di vendere
quel giocatore.
lunedì 10 febbraio 2014
RICORDANDO LE REGOLE DEL TRONCAMENTO, DELL'ELISIONE, DELL'APOCOPE, RISCRIVI (E NON LIMITARTI ALLA SOLA CORREZIONE) LE FRASI IN MANIERA CORRETTA.
UN ONDA ANOMALA HA TRAVOLTO UN’ INSOLITO TURISTA. NEL CORTILE C’ERA UN’ALBERO DI PERO, UN’ANATRA E UN AMACA. HO AVUTO UN IDEA GENIALE: SEGNEREMO CON UN ASTERISCO UN ESPRESSIONE SOSPETTOSA. OGGI HO RIVISTO UN AMICA SINCERA. UN’EVENTO INSOLITO HA AVUTO UN LIETO FINE. UN SPIACEVOLE EQUIVOCO, PER UN’ATTIMO, HA INDOTTO UN AMICA DI GIULIA A CAMBIARE IDEA. UN OSTILE INSEGNANTE (DONNA) MI HA MESSO UN ANNOTAZIONE DISCIPLINARE. RIVEDERTI E’ STATA UN’EMOZIONE FANTASTICA. SANDRO È STATO PUNTO DA UN APE. QUEL TIPO E’ UN ELEMENTO DI DISTURBO PER TUTTI. GEORGE CLOONEY E’ UN ATTORE DEI PIU’ NOTI DEL CINEMA. IERI, IN OCCASIONE DI UN ESCURSIONE SUI MONTI, HO INCONTRATO UN’EREMITA(UOMO). MICHELE HA PREPARATO UN ZAINO CAPIENTE.GIULIA HA AVUTO UN IDEA ECCEZIONALE: TI FARA’ DONO DI UN INSOLITO REGALO! A SEGUITO DI UN ISPEZIONE DEI VIGLILI DEL FUOCO, UN ALA DEL CONDOMINIO E’ RISULTATA INAGIBILE. “I MISTERI DI UN ANIMA” E’ IL TITOLO DI UN FILM DI G. PABST.
RICORDANDO CHE I MONOSILLABI NON SI ACCENTANO MAI , TRANNE IN NOVE CASI CHE COSTITUISCONO UN’ ECCEZIONE, RISCRIVI LE FRASI IN MANIERA CORRETTA.
1)Anna, che fa molto sport, e più in forma di noi. 2) A tè piacciono i carciofi? Né ho presi alcuni al mercato poco fa. 3) Omero fu un’autore dell’antichità classica. 4) Giulia da un libro a Jessica. 5) Ogni giorno, nel pomeriggio, beviamo del gustosissimo te al limone. 6)Dieci anni fà ho conosciuto la mia amica del cuore.7) Stò leggendo un bel romanzo: poi te lò presto se vuoi. 8)Nessuno sa che cosa ci sia in quel cassone di legno: li ho visto degli strani oggetti.9) Leggo molto ormai da dieci anni.10)l’imputato fù condannato, pur non avendo commesso alcuno reato. 11)Si, lo confesso, ho bevuto io tutto il te, ma ne posso fare dell’altro, se volete. 12)Tra poco saranno quì i miei amici di Londra, dove si sono trasferiti cinque anni fa. 13)Sono d’accordo con te, Giulio e una persona strana, ma non fa del male ad alcuno uomo. 14)Andate a giocare di la, per favore, che quì ce troppa confusione! 15) Mi offriresti un pò della tua gustosissima pizza? 16) Marco portava con se un zaino pesantissimo di tela blù. 17) “ Che desideri, Giorgia, te o caffè? “Ne l’uno, ne l’altro, grazie. Berrei piuttosto un aranciata, se né hai ancora nel frigo” 18) “Chi fà da se, fà per tre!” 19) Trentatre Trentini entrarono a Trento…20) Ancor’ oggi si da troppa importanza a se stessi e poca agl’altri.
L’ELISIONE
L’ELISIONE è un fenomeno grammaticale che consiste nella caduta della di una vocale finale di parola dinanzi alla vocale iniziale della parola successiva: l’amico (lo amico), un’amica (una amica).
A livello grafico, l’elisione è segnalata mediante l’uso dell’APOSTROFO (‘) in luogo della vocale elisa.
L’ELISIONE (E QUINDI L’APOSTROFO) SI USA:
- Con gli articoli lo, la, una: un’amica, l’amico
- Con le preposizioni articolate composte con lo e la (allo/a, dello/a, sullo/a,collo/a): all’amico
- Con gli aggettivi quello/a, bello/a, questo/a, santo/a: quell’amico, bell’uomo, sant’Antonio, sant’Anna.
- Con ci avverbio di luogo davanti alle forme del verbo essere : c’è, c’era
- Con alcuna e nessuna (femminili): alcun’altra, nessun’altra
IL TRONCAMENTO
Il troncamento è un fenomeno grammaticale che consiste nella caduta della vocale atona o della intera sillaba finale di una parola che si trova davanti ad un’altra parola cominciante per vocale o per consonante ( tranne GN, PS, PN, S IMPURA, X, Z): amor, nessun, alcun, gran.
A differenza dell’elisione, il troncamento si produce sia davanti ad una parola iniziante per vocale, sia davanti ad una parola iniziante per consonante.
A differenza dell’elisione, il troncamento non lascia traccia di sé nell’apostrofo (‘).
TRONCAMENTO OBBLIGATORIO
Il troncamento di vocale finale è obbligatorio:
- Con uno, nessuno, alcuno, taluno, ciascuno, sia davanti a vocale, sia davanti a consonante ( tranne i gruppi GN, PS, PN, la S IMPURA, X, Z): un amico,un ragazzo, nessun uomo ( e non: un zio, un gnomo, un psicologo…)
- Con buono: buon uomo, buon compleanno.
- Con i termini dottore, ingegnere, professore, signore seguiti dal nome proprio: dottor Rossi, signor Rossi.
- Con il termine suora ed ora: suor Beatrice, suor Angela, or dunque.
SI HA INOLTRE IL TRONCAMENTO davanti a consonante:
- Con bello, grande, quello : bel ragazzo, gran fracasso, quel ragazzo
- Con i termini frate e santo: fra Cristoforo ( e non: fra’ Cristoforo), San Martino.
UN PARTICOLARE CASO DI TRONCAMENTO: L’APOCOPE
L’APOCOPE è un fenomeno grammaticale che molti grammatici assimilano al troncamento; esso consiste nella caduta della vocale o della sillaba finale di una parola indipendentemente dall’incontro con altre parole.
L’apocope, a differenza del troncamento, lascia traccia di se’ nell’apostrofo (‘)
Si ha l’apocope (e non il troncamento) negli imperativi: da’ (dai), fa’ (fai), va’ (vai), sta’ (stai)
- Con i termini po’(=poco), mo’ (=modo: a mo’ di….), pie’ (=piede: a pie’ di pagina), be’ (= bene, usato come interiezione).
L’ELISIONE è un fenomeno grammaticale che consiste nella caduta della di una vocale finale di parola dinanzi alla vocale iniziale della parola successiva: l’amico (lo amico), un’amica (una amica).
A livello grafico, l’elisione è segnalata mediante l’uso dell’APOSTROFO (‘) in luogo della vocale elisa.
L’ELISIONE (E QUINDI L’APOSTROFO) SI USA:
- Con gli articoli lo, la, una: un’amica, l’amico
- Con le preposizioni articolate composte con lo e la (allo/a, dello/a, sullo/a,collo/a): all’amico
- Con gli aggettivi quello/a, bello/a, questo/a, santo/a: quell’amico, bell’uomo, sant’Antonio, sant’Anna.
- Con ci avverbio di luogo davanti alle forme del verbo essere : c’è, c’era
- Con alcuna e nessuna (femminili): alcun’altra, nessun’altra
IL TRONCAMENTO
Il troncamento è un fenomeno grammaticale che consiste nella caduta della vocale atona o della intera sillaba finale di una parola che si trova davanti ad un’altra parola cominciante per vocale o per consonante ( tranne GN, PS, PN, S IMPURA, X, Z): amor, nessun, alcun, gran.
A differenza dell’elisione, il troncamento si produce sia davanti ad una parola iniziante per vocale, sia davanti ad una parola iniziante per consonante.
A differenza dell’elisione, il troncamento non lascia traccia di sé nell’apostrofo (‘).
TRONCAMENTO OBBLIGATORIO
Il troncamento di vocale finale è obbligatorio:
- Con uno, nessuno, alcuno, taluno, ciascuno, sia davanti a vocale, sia davanti a consonante ( tranne i gruppi GN, PS, PN, la S IMPURA, X, Z): un amico,un ragazzo, nessun uomo ( e non: un zio, un gnomo, un psicologo…)
- Con buono: buon uomo, buon compleanno.
- Con i termini dottore, ingegnere, professore, signore seguiti dal nome proprio: dottor Rossi, signor Rossi.
- Con il termine suora ed ora: suor Beatrice, suor Angela, or dunque.
SI HA INOLTRE IL TRONCAMENTO davanti a consonante:
- Con bello, grande, quello : bel ragazzo, gran fracasso, quel ragazzo
- Con i termini frate e santo: fra Cristoforo ( e non: fra’ Cristoforo), San Martino.
UN PARTICOLARE CASO DI TRONCAMENTO: L’APOCOPE
L’APOCOPE è un fenomeno grammaticale che molti grammatici assimilano al troncamento; esso consiste nella caduta della vocale o della sillaba finale di una parola indipendentemente dall’incontro con altre parole.
L’apocope, a differenza del troncamento, lascia traccia di se’ nell’apostrofo (‘)
Si ha l’apocope (e non il troncamento) negli imperativi: da’ (dai), fa’ (fai), va’ (vai), sta’ (stai)
- Con i termini po’(=poco), mo’ (=modo: a mo’ di….), pie’ (=piede: a pie’ di pagina), be’ (= bene, usato come interiezione).
FONOLOGIA: LA SILLABA
La sillaba è un’unita distinta di suono pronunciata con una sola emissione di fiato: ta-vo-lo; ma-e-stro.
Per conoscere il numero di sillabe presenti all’interno di una parola, è sufficiente contareil numero dei grafemi vocalici (facendo attenzione ai dittonghi ed ai trittonghi, che valgono una sola sillaba).
Le parole di una sola sillaba si dicono : monosillabe; quelle di due: bisillabe; di tre sillabe: trisillabe;di quattro sillabe: quadrisillabe. Parole composte da più di quattro sillabe si dicono: polisillabe.
REGOLE FONDAMENTALEI PER LA DIVISIONE IN SILLABE
Nella divisione in sillabe di una parola è utile tener conto di non dover mai spezzare l’unità della sillaba.
• Una consonante seguita da vocale o posta tra due vocali fa sillaba con la vocale seguente :
Ca-sa; o-do-re.
• I dittonghi e i trittonghi non si dividono mai: pie-de; guan-to; a-iuo-la; se-guia-mo.
• Le vocali in iato appartengono sempre a sillabe diverse, dunque si dividono: a-e-re-o; Ma-rì-a.
• Le consonanti doppie si dividono tra due sillabe; anche il gruppo cq si divide tra due sillabe: tet-to; ac-qui-tri-no.
• La s+consonante, la cosiddetta “s” impura, si accompagna sempre alla sillaba seguente:
co-stret-to.
• Non si dividono i gruppi di consonanti che possono stare a inizio di parola (bl, br,cr,dr, ecc): i-dri-co, in-gra-to, bra-ce, clas-se, cro-sta.
N.B. Nella lingua italiana non esistono parole inizianti con gruppi consonantici rt, mb,nd; questi gruppi consonantici, perciò, si dividono: ar-ti-sta; am-bi-zio-ne. Il gruppo vr, benché non possa costituire inizio di parola, non si divide mai: so-vra-no (e non sov-ra-no).
• Non si dividono digrammi e trigrammi; costituiscono una sillaba con la vocale che segue:gno-mo; glie-lo; scia-me; fo-glia.
• Nei gruppi di tre consonanti, la divisione è, in genere, tra prima e seconda consonante: om-bro-so; bam-bo-la.
LE PAROLE COMPOSTE DA PREFISSI che terminano per consonante (trans, iper, sub,ex, es) si possono dividere in sillabe sia considerando l’intero prefisso sillaba a sé, sia applicando la norma generale che regola la divisione in sillabe: trans-a-tlan-ti-co oppure tran-sa-tlan-ti-co. Generalmente, in questi casi, è preferibile adottare le normali regole della sillabazione.
LA X è trattata come una consonante semplice, pur essendo costituita da due fonemi distinti: mi-xa-re.
L’APOSTROFO A FINE RIGO non è in teoria scorretto, tuttavia è preferibile evitare la separazione segnalata dall’apostrofo, scrivendo: que /st’anno (anziché quest’ /anno).
La sillaba è un’unita distinta di suono pronunciata con una sola emissione di fiato: ta-vo-lo; ma-e-stro.
Per conoscere il numero di sillabe presenti all’interno di una parola, è sufficiente contareil numero dei grafemi vocalici (facendo attenzione ai dittonghi ed ai trittonghi, che valgono una sola sillaba).
Le parole di una sola sillaba si dicono : monosillabe; quelle di due: bisillabe; di tre sillabe: trisillabe;di quattro sillabe: quadrisillabe. Parole composte da più di quattro sillabe si dicono: polisillabe.
REGOLE FONDAMENTALEI PER LA DIVISIONE IN SILLABE
Nella divisione in sillabe di una parola è utile tener conto di non dover mai spezzare l’unità della sillaba.
• Una consonante seguita da vocale o posta tra due vocali fa sillaba con la vocale seguente :
Ca-sa; o-do-re.
• I dittonghi e i trittonghi non si dividono mai: pie-de; guan-to; a-iuo-la; se-guia-mo.
• Le vocali in iato appartengono sempre a sillabe diverse, dunque si dividono: a-e-re-o; Ma-rì-a.
• Le consonanti doppie si dividono tra due sillabe; anche il gruppo cq si divide tra due sillabe: tet-to; ac-qui-tri-no.
• La s+consonante, la cosiddetta “s” impura, si accompagna sempre alla sillaba seguente:
co-stret-to.
• Non si dividono i gruppi di consonanti che possono stare a inizio di parola (bl, br,cr,dr, ecc): i-dri-co, in-gra-to, bra-ce, clas-se, cro-sta.
N.B. Nella lingua italiana non esistono parole inizianti con gruppi consonantici rt, mb,nd; questi gruppi consonantici, perciò, si dividono: ar-ti-sta; am-bi-zio-ne. Il gruppo vr, benché non possa costituire inizio di parola, non si divide mai: so-vra-no (e non sov-ra-no).
• Non si dividono digrammi e trigrammi; costituiscono una sillaba con la vocale che segue:gno-mo; glie-lo; scia-me; fo-glia.
• Nei gruppi di tre consonanti, la divisione è, in genere, tra prima e seconda consonante: om-bro-so; bam-bo-la.
LE PAROLE COMPOSTE DA PREFISSI che terminano per consonante (trans, iper, sub,ex, es) si possono dividere in sillabe sia considerando l’intero prefisso sillaba a sé, sia applicando la norma generale che regola la divisione in sillabe: trans-a-tlan-ti-co oppure tran-sa-tlan-ti-co. Generalmente, in questi casi, è preferibile adottare le normali regole della sillabazione.
LA X è trattata come una consonante semplice, pur essendo costituita da due fonemi distinti: mi-xa-re.
L’APOSTROFO A FINE RIGO non è in teoria scorretto, tuttavia è preferibile evitare la separazione segnalata dall’apostrofo, scrivendo: que /st’anno (anziché quest’ /anno).
domenica 12 gennaio 2014
ANALISI LOGICA
1. Gli Spartani, da abili guerrieri, avevano inviato Agesilao in Asia e Pausania nell’isola di Cipro.
2. Nell’isola di Sicilia c’erano marinai e agricoltori; gli abitanti dell’isola erano spesso preda dei pirati.
3. Misurò con l’occhio la distanza e con grande forza scoccò una freccia per colpire il nemico che avanzava silenzioso per la boscaglia, con estrema attenzione.
4. Mario ha comprato per la scuola libri usati a metà prezzo.
5. I libri antichi erano scritti a mano, ed erano costosi per la loro rarità; successivamente per l’invenzione della stampa, la cultura si diffuse in tutto il mondo con grande rapidità.
6. Con immenso dolore Enea partì dalla città di Troia insieme con i familiari e con oggetti sacri; con un’imbarcazione, attraverso il mar Mediterraneo giunse nel Lazio e in questa regione fondò una città.
7. Il CD che mi hai regalato è quello che desideravo con ansia per il mio compleanno
8. Per la sua infrazione, Mario è stato punito dal vigile con una multa.
9. E’ venuta la luce del giorno e, con i figli e con i viveri, andremo sulle rive del Po, che nasce dal Monviso.
10. Alessandro Magno ebbe per maestro Aristotele.
11. La lezione del professore di Geografia sulle energie alternative è risultata ricca di notizie interessanti.
12. Per sostanziare il ragionamento, Cesare Beccaria analizza il problema da due punti di vista.
La conclusione a cui giunge è quella descritta dai manuali di letteratura: la pena di morte non è utile, né necessaria.
13. La società civile è governata da un insieme di leggi, formulate per rafforzare la giustizia nel mondo.
14. Le lettere scritte a penna si distinguono da quelle fatte al computer perché appaiono più spontanee.
15. Gli antichi chiamavano “Vespero” il pianeta Venere per il suo sorgere al tramonto.
16. La cornacchia, da stolta, si ornò delle penne del pavone; ma dei pavoni le strapparono le penne col becco e le altre cornacchie la respinsero.
20. Dividi in sillabe. SCHIUMA, BUONO, PIANOFORTE, SCIACQUÌO, CALPESTÌO, BOATO, SANGUE, EQUILIBRIO, FRUSCÌO, VIALE, PAURA, PAUROSO, INNOCUO, LUI, PIEDE, GIOCO, GUANTO, GUERRA , INIQUO, PERCUOTERE, COSPICUO,RISCUOTERE, QUOTA, TACCUINO,QUOZIENTE, SOQQUADRO.
sabato 16 novembre 2013
AGLI ALUNNI DELLA I A - ANALISI LOGICA (CON CASO LATINO) - ANALISI GRAMMATICALE
ECCO PER VOI, COME PROMESSO, L'ASSEGNO DI GRAMMATICA PER LUNEDI' 18/ 11. TRASCORRETE UN BUON FINE SETTIMANA... :)
1)Napoleone Bonaparte morì in esilio nell'isola di Sant'Elena.
2)Il pesto alla genovese è una delle specialità gastronomiche della Liguria.
3) Di tutte le bugie che mi hai raccontato, questa è la più incredibile.
4) Fornirà loro a chiare lettere le informazioni che desiderano per pochi euro.
5) Per la ricchezza del patrimonio artistico, la città di Firenze attira ogni anno milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.
6) Mario ha comprato per la scuola libri usati a metà prezzo.
7) Con l'impegno e con la moderazione Sara è riuscita a raggiungere con successo gli obiettivi che si era prefissa.
8) Alessandro Magno ebbe per maestro Aristotele.
9) Riccardo camminava a passo veloce verso la biblioteca della scuola, desideroso di arrivare in fretta.
10) I soldati avanzavano silenziosi attraverso la boscaglia, con estrema attenzione.
11) A scuola ogni anno si raccolgono fondi per i bambini del Terzo Mondo.
12) Nel tuo discorso abbiamo colto il desiderio di impegno per la raccolta di fondi a favore delle famiglie più disagiate.
13)Giulio è un uomo di grande esperienza sulle energie alternative.
14) Le ancelle offrivano in dono a Minerva ceste colme di primizie a garanzia di devozione religiosa.
15) Il professore ha assegnato una relazione di storia sugli antiche Sumeri, relazione che gli alunni batteranno al computer.
1)Napoleone Bonaparte morì in esilio nell'isola di Sant'Elena.
2)Il pesto alla genovese è una delle specialità gastronomiche della Liguria.
3) Di tutte le bugie che mi hai raccontato, questa è la più incredibile.
4) Fornirà loro a chiare lettere le informazioni che desiderano per pochi euro.
5) Per la ricchezza del patrimonio artistico, la città di Firenze attira ogni anno milioni di visitatori provenienti da tutto il mondo.
6) Mario ha comprato per la scuola libri usati a metà prezzo.
7) Con l'impegno e con la moderazione Sara è riuscita a raggiungere con successo gli obiettivi che si era prefissa.
8) Alessandro Magno ebbe per maestro Aristotele.
9) Riccardo camminava a passo veloce verso la biblioteca della scuola, desideroso di arrivare in fretta.
10) I soldati avanzavano silenziosi attraverso la boscaglia, con estrema attenzione.
11) A scuola ogni anno si raccolgono fondi per i bambini del Terzo Mondo.
12) Nel tuo discorso abbiamo colto il desiderio di impegno per la raccolta di fondi a favore delle famiglie più disagiate.
13)Giulio è un uomo di grande esperienza sulle energie alternative.
14) Le ancelle offrivano in dono a Minerva ceste colme di primizie a garanzia di devozione religiosa.
15) Il professore ha assegnato una relazione di storia sugli antiche Sumeri, relazione che gli alunni batteranno al computer.
martedì 15 ottobre 2013
TIPOLOGIA A : ANALISI TESTUALE - PROMESSI SPOSI, CAP. XI, rr.1-73 (dall'elaborato di Jessica Tedesco, II E - a.s. 2012-13)
ANALISI DEL TESTO 1-Il brano in esame è tratto dall'undicesimo capitolo dei “Promessi Sposi", il capolavoro di Alessandro Manzoni, poeta , scrittore e drammaturgo italiano dell'Ottocento (1785-1873). Il testo ha inizio con l'immagine dell'attesa nervosa di Don Rodrigo all'interno del suo sinistro palazzo: egli aspetta impazientemente il ritorno dei suoi bravi guidati dal Griso, che nella notte avrebbero dovuto rapire Lucia Mondella. Don Rodrigo scorge dalla finestra i suoi fedeli sgherri e, non vedendo Lucia, inizia ad agitarsi. L'istinto di rimproverare il Griso è molto forte, infatti il signorotto accoglie il bravo con urli e improperi “signore spaccone, signor capitano, signor lascifareame”( cap 11, rr.33-34)senza neppure attendere che questi fornisca le sue motivazioni.Subito dopo, infatti, si pente del suo comportamento eccessivamente impetuoso, e gli rivela le faccende da eseguire il giorno seguente. Entrambi poi, stanchi, vanno a dormire. Questo brano può essere suddiviso in tre principali nuclei narrativi o macrosequenze. Nella prima parte, quella iniziale ( ivi, rr. 1-28), notiamo la presenza di una lunga sequenza descrittivo-riflessiva caratterizzata dall’immagine di Don Rodrigo che attende nervosamente i bravi e il Griso. Nella parte centrale del brano prevalgono le sequenze dialogiche relative alla serrata discussione fra Don Rodrigo e il Griso. Nella parte finale, invece, emerge la sequenza riflessiva in cui il narratore onnisciente espone le sue considerazioni riguardo agli episodi accaduti e consola ironicamente il Griso per i maltrattamenti ricevuti “Va' a dormire, povero Griso, che tu ne devi avere bisogno” (ivi, rr. 66-73). IL RITMO della narrazione appare nel complesso vario e mutevole per l’alternarsi di sequenze descrittive, narrative, dialogiche e riflessive. In apertura del testo, come anche in conclusione il ritmo è pacato e lento per la presenza di sequenze descrittive e riflessive (vedi il monologo interiore di don Rodrigo, la digressione del narratore onnisciente). Altrove esso appare più veloce e serrato, in corrispondenza dei dialoghi e del discorso raccontato (sequenze narrative) che rivelano ulteriori sviluppi della vicenda. IL NARRATORE, A. Manzoni, è esterno (eterodiegetico) infatti non partecipa alla vicenda, ed è onnisciente, poiché conosce tutto dei personaggi, persino i pensieri: ciò è evidente, in particolare, nella celebre digressione finale in cui il narratore interviene nella storia rivolgendosi direttamente al Griso. Nel brano non ricorrono analessi, mentre una breve prolessi appare alle righe 55-62, per questo fabula e intreccio non sempre coincidono. 2-> I PERSONAGGI principali presenti nel brano sono Don Rodrigo e il Griso, entrambi protagonisti della vicenda ( rispettivamente “protagonista” e “deuteragonista” o “secondo protagonista”). Tra di loro c'è un legame molto stretto, di malvagia complicità. Ovviamente, il personaggio dominante tra i due è Don Rodrigo. Questi si presenta dall’indole autoritaria e impulsiva, lo deduciamo dal modo in cui accoglie il Griso. "Ebbene - gli disse, o gli gridò - signore spaccone, signor capitano, signor lascifareame?"(ivi, rr. 33-34). Con questa frase assai pungente ed ironica Don Rodrigo esprime tutta la sua indignazione, la sua disapprovazione per come il Griso aveva svolto i suoi doveri. Dopo aver ascoltato le ragioni e le giustificazioni del Griso, Don Rodrigo attenua la propria ira confidando nei risvolti dei giorni successivi "[...] lasciò andare anche il Griso, congedandolo con molte lodi, [...]." ( ivi, r.63) Il Griso, che è il capo dei bravi, al rientro al palazzotto appare molto turbato, e soprattutto mortificato per non aver potuto soddisfare i disdicevoli ordini del padrone : "L' è dura - rispose il Griso, restando con un piede sul primo scalino - L'è dura di ricever de’ rimproveri, dopo aver lavorato fedelmente, e cercato di fare il proprio dovere, e arrischiata anche la pelle" (ivi 35-37). Il fatto che il losco personaggio rimanga con il piede sul primo scalino, ci trasmette la sua insicurezza, la sua esitazione a presentarsi dinanzi al padrone ed affrontare le sue ire. Infatti si decide ad entrare nella stanza solo dopo la frase di Don Rodrigo: "Com'è andata? Sentiremo, sentiremo" (ivi, r. 38). 3-L’alternanza di sequenze descrittive, riflessive, dialogiche e narrative fa sì che il IL TEMPO DELLA STORIA non sempre coincida con il tempo del racconto, ed è proprio per questa ragione che il ritmo della narrazione appare mutevole. Solo in presenza delle sequenze dialogiche il tempo della storia coincide con quello del racconto. La vicenda narrata nel brano si svolge all’interno del palazzo di Don Rodrigo, nella notte del 10 novembre 1628. Sono trascorsi tre giorni dall’incontro di Don Abbondio con i bravi (7 novembre 1628, tramonto). 4-IL NARRATORE E' ONNISCIENTE in quanto possiede una conoscenza illimitata di ciò che narra. Il brano è scritto in terza persona, per questo definiremo il Manzoni un narratore eterodiegetico. 5-Nelle prime tre righe del brano è presente un’ efficace similitudine: "Come un branco di segugi, dopo aver inseguita invano una lepre, [...]" con la quale il Manzoni paragona la compagnia dei bravi ad un brano di segugi e la povera Lucia ad una lepre. Ciò fa comprendere la profonda delusione dei bravi che ritornano al padrone come cani bastonati, senza la preda tanto agognata. Del resto Lucia rappresenta l'oggetto del desiderio per cui i personaggi lottano all'interno del romanzo. "[...] lo concio per il dì delle feste." (ivi 45-46): è questa una metafora che ben esprime, con particolare intensità espressiva, il grande desiderio di Don Rodrigo di farla pagare a colui che ha osato mandare a monte il suo piano. Il Manzoni, nella parte finale del brano, ironizza sulla figura del Griso: lo consola dei maltrattamente subiti, ironizza sul fatto che egli fosse stanco, sul fatto che avrebbe potuto rischiare grosso. Lo fa per sottolineare il contrasto tra le parole intenerite del narratore e la gravità della condotta del personaggio a cui esse sono rivolte : non dimentichiamo che il Griso è il più turpe dei loschi personaggi che circondano Don Rodrigo. Per il Manzoni egli non merita alcuna comprensione, ma solo biasimo. 6-IL TEMA DOMINANTE del brano è quello della Provvidenza, la “provvida sventura”. Ancora una volta è proprio la Provvidenza a tessere i fili degli eventi e a fare in modo che Lucia, nella “notte degli imbrogli” non cada nella trappola di Don Rodrigo.
giovedì 10 ottobre 2013
AGLI ALUNNI DELLA I A - SCHEMA DI ANALISI DI UN TESTO NARRATIVO
Ciascun'analisi di testo narrativo ( romanzo, racconto, favola, fiaba, novella; o parti di esso)deve sviluppare i seguenti elementi:
1. Titolo. Indicazione del titolo preciso del testo (se è all’interno di un’ opera, o di una raccolta di testi, se l’hai letto in un' edizione particolare)
2. Autore. Le notizie essenziali sull’autore del testo, se possibile con maggiore riferimento al periodo e alle implicazioni relative all’opera che hai letto.
3. Riassunto. Una sintesi della vicenda narrata, che contenga tutti gli avvenimenti principali che in essa sono raccontati, senza soffermarsi sui personaggi secondari.
4. Personaggi. Caratteristiche fisiche, psicologiche, cambiamenti, evoluzioni nel comportamento. Personaggi principali, personaggi secondari (Il sistema dei Personaggi).
5. Spazio. In quali luoghi si svolge la vicenda? Sono luoghi aperti o chiusi? Reali, realistici o immaginari? Qual è la funzione narrativa svolta dal paesaggio? Appare come semplice cornice alle vicende dei personaggi, o partecipa idealmente ai fatti narrati, acquistando così un ruolo tutt’altro che marginale? Le caratteristiche psicologiche dei personaggi sono amplificate e proiettate nei luoghi descritti?
6. Tempo. In quale periodo storico si inseriscono i fatti narrati? In quale arco di tempo si svolge la vicenda (dieci anni, due mesi, un giorno)? Prevalgono i tempi lenti (pause, riflessioni, ecc.), le scene, in cui l’azione scorre sotto i nostri occhi con la medesima velocità con cui stiamo leggendo il testo, oppure i fatti scorrono rapidamente, con riassunti ed ellissi temporali? Vi è corrispondenza tra fabula e intreccio? Ci sono analessi (flashback, ricordi) o prolessi (anticipazioni)?
7. Stile. Qual è il linguaggio adottato dall’autore? Ci sono elementi dialettali o di lingue straniere? C’è una sintassi particolare? Il registro è colloquiale, o tecnico-scientifico? Lo stile è giornalistico? E' presente qualche personaggio che si esprime in un modo diverso rispetto agli altri?
8. Tecniche di presentazione delle parole e dei pensieri dei personaggi. Prevale il discorso diretto, o quello indiretto? È presente il discorso indiretto libero? Ci sono monologhi interiori o flussi di coscienza?
9. Narratore. Il narratore è onnisciente, esterno ( o eterodiegetico: quando esso non partecipa e non ha partecipato alle vicende che racconta, non è uno dei personaggi, ma racconta gli avvenimenti dall’esterno, come una voce fuori campo. La narrazione si svolge in terza persona) oppure interno ( omodiegetico: è personaggio, se non addirittura il protagonista della vicenda. la narrazione si svolge in prima persona o anche in terza personA ).
10. Qual è la focalizzazione, ovvero il punto di vista del narratore ? - FOCALIZZAZIONE ZERO: è L’OTTICA DEL NARRATORE ONNISCIENTE = che sa tutto (interno- esterno: A. Manzoni ne “I Promessi Sposi”); - FOCALIZZAZIONE INTERNA: è l’ottica del narratore che presenta i fatti secondo il punto di vista del protagonista o di uno dei personaggi; si tratta di una prospettiva parziale e ristretta. Il narratore può essere interno alla storia (molto spesso), oppure esterno. Il narratore, anche se non è interno, può assumere il punto di vista di uno o più personaggi. - FOCALIZZAZIONE ESTERNA: è l’ottica di un narratore esterno alla storia che si limita a registrare ciò che vede: le azioni, le parole, i dialoghi dei personaggi senza conoscere i loro pensieri, senza intervenire con giudizi e commenti personali.
11. Temi dominanti. Quali sono gli argomenti su cui fa riflettere il testo? Come appaiono i profili dei personaggi in rapporto ai temi evidenziati? Può il testo risultare ancora attuale? In che modo, invece, rappresenta la mentalità o la cultura dominante dell’epoca di appartenenza?
1. Titolo. Indicazione del titolo preciso del testo (se è all’interno di un’ opera, o di una raccolta di testi, se l’hai letto in un' edizione particolare)
2. Autore. Le notizie essenziali sull’autore del testo, se possibile con maggiore riferimento al periodo e alle implicazioni relative all’opera che hai letto.
3. Riassunto. Una sintesi della vicenda narrata, che contenga tutti gli avvenimenti principali che in essa sono raccontati, senza soffermarsi sui personaggi secondari.
4. Personaggi. Caratteristiche fisiche, psicologiche, cambiamenti, evoluzioni nel comportamento. Personaggi principali, personaggi secondari (Il sistema dei Personaggi).
5. Spazio. In quali luoghi si svolge la vicenda? Sono luoghi aperti o chiusi? Reali, realistici o immaginari? Qual è la funzione narrativa svolta dal paesaggio? Appare come semplice cornice alle vicende dei personaggi, o partecipa idealmente ai fatti narrati, acquistando così un ruolo tutt’altro che marginale? Le caratteristiche psicologiche dei personaggi sono amplificate e proiettate nei luoghi descritti?
6. Tempo. In quale periodo storico si inseriscono i fatti narrati? In quale arco di tempo si svolge la vicenda (dieci anni, due mesi, un giorno)? Prevalgono i tempi lenti (pause, riflessioni, ecc.), le scene, in cui l’azione scorre sotto i nostri occhi con la medesima velocità con cui stiamo leggendo il testo, oppure i fatti scorrono rapidamente, con riassunti ed ellissi temporali? Vi è corrispondenza tra fabula e intreccio? Ci sono analessi (flashback, ricordi) o prolessi (anticipazioni)?
7. Stile. Qual è il linguaggio adottato dall’autore? Ci sono elementi dialettali o di lingue straniere? C’è una sintassi particolare? Il registro è colloquiale, o tecnico-scientifico? Lo stile è giornalistico? E' presente qualche personaggio che si esprime in un modo diverso rispetto agli altri?
8. Tecniche di presentazione delle parole e dei pensieri dei personaggi. Prevale il discorso diretto, o quello indiretto? È presente il discorso indiretto libero? Ci sono monologhi interiori o flussi di coscienza?
9. Narratore. Il narratore è onnisciente, esterno ( o eterodiegetico: quando esso non partecipa e non ha partecipato alle vicende che racconta, non è uno dei personaggi, ma racconta gli avvenimenti dall’esterno, come una voce fuori campo. La narrazione si svolge in terza persona) oppure interno ( omodiegetico: è personaggio, se non addirittura il protagonista della vicenda. la narrazione si svolge in prima persona o anche in terza personA ).
10. Qual è la focalizzazione, ovvero il punto di vista del narratore ? - FOCALIZZAZIONE ZERO: è L’OTTICA DEL NARRATORE ONNISCIENTE = che sa tutto (interno- esterno: A. Manzoni ne “I Promessi Sposi”); - FOCALIZZAZIONE INTERNA: è l’ottica del narratore che presenta i fatti secondo il punto di vista del protagonista o di uno dei personaggi; si tratta di una prospettiva parziale e ristretta. Il narratore può essere interno alla storia (molto spesso), oppure esterno. Il narratore, anche se non è interno, può assumere il punto di vista di uno o più personaggi. - FOCALIZZAZIONE ESTERNA: è l’ottica di un narratore esterno alla storia che si limita a registrare ciò che vede: le azioni, le parole, i dialoghi dei personaggi senza conoscere i loro pensieri, senza intervenire con giudizi e commenti personali.
11. Temi dominanti. Quali sono gli argomenti su cui fa riflettere il testo? Come appaiono i profili dei personaggi in rapporto ai temi evidenziati? Può il testo risultare ancora attuale? In che modo, invece, rappresenta la mentalità o la cultura dominante dell’epoca di appartenenza?
lunedì 23 settembre 2013
IL TESTO NARRATIVO : STRUMENTI DI ANALISI
IL TESTO NARRATIVO è un testo che intende narrare una storia secondo un ordine ( logico e cronologico) che è quello stabilito dal narratore.
ANALISI DEL TESTO NARRATIVO
A) PRESENTAZIONE SOMMARIA DEL TESTO (titolo, genere letterario, autore, opera da cui il testo è tratto, periodo di composizione).
B) ANALISI DEGLI ASPETTI STRUTTURALI DEL TESTO
LA TRAMA : è la storia presentata da ciascun testo narrativo; la trama si compone di due elementi fondamentali:
LA FABULA: è l’insieme degli avvenimenti che costituiscono la vicenda del testo narrativo, disposti secondo un ordine “naturale”, cioè secondo un ordine logico e cronologico, senza prolessi (anticipazioni) e senza analessi o flashback (richiami al passato). Le analessi e le prolessi alterano il regolare sviluppo dell’ordine narrativo.
L’INTRECCIO è l’ordine con cui il narratore dispone liberamente gli elementi della storia, che possono prescindere dall’ordine logico-temporale-causale della fabula (Nei Promessi Sposi l’intreccio è dato dagli avvenimenti che si inseriscono e si sovrappongono alla storia principale tra Renzo e Lucia). In un testo narrativo fabula e intreccio possono coincidere o meno.
LE SEQUENZE: Le sequenze costituiscono le unità narrative del racconto; possono essere tagliate ed esaminate separatamente sulla base dei loro specifici contenuti.
Seuenza 1 (rr.1-5): Non capisco….mille metri; sequenza 2(rr. 6-15): Erano sbarcati…….minimamente infastidito; sequenza 3 (rr 16-37).
LE SEQUENZE POSSONO ESSERE DISTINTE IN:
- Sequenze narrative = sono sequenze dinamiche e fanno procedere la narrazione.
- Sequenze descrittive = sono sequenze statiche e frenano il “ritmo” della narrazione.
- Sequenze Riflessive = sono sequenze statiche e sono utilizzate dal narratore per esprimere il proprio pensiero, mediante delle digressioni personali.
- Sequenze dialogate = corrispondono ai dialoghi all’interno del tessuto narrativo. Possono essere statiche o dinamiche.
- Sequenze miste
STRUTTURA TIPO DEL TESTO NARRATIVO: Ciascun testo narrativo, smontato in sequenze può essere schematizzato e analizzato sulla base della seguente struttura tipo:
- situazione iniziale di equilibrio (righe 1-5): il narratore fornisce al lettore le coordinate essenziali per la collocazione degli eventi nello spazio e nel tempo. Il narratore ci presenta la vita del protagonista nella sua povertà e ignoranza (Cfr. I. Calvino, Il contadino astrologo, in “Fiabe italiane”).
- Rottura dell’equilibrio iniziale (righe 6-19):il narratore introduce un fatto imprevisto, l’irruzione sulla scena di un nuovo personaggio, o altro ancora, scompigliano l’equilibrio iniziale e mettono in moto la vicenda vera e propria. L’equilibrio iniziale viene rotto dal bando del re e dalla decisione di Gàmbara di spacciarsi per astrologo e di mettersi alla ricerca dell’anello.
- Peripezie (righe 20-31): la storia si sviluppa in un crescendo di avvenimenti. Iniziano le peripezie del protagonista che cerca di ingannare chi lo attornia fingendosi astrologo.
- Spannung (righe 32-42)momento di massima tensione narrativa. Il protagonista passa all’azione per far uscire allo scoperto i colpevoli : siamo al momento di Spannung.
- Scioglimento della vicenda e ricomposizione dell’equilibrio iniziale (righe 43-56) superato il momento di massima tensione narrativa, la vicenda si avvia verso la ricostituzione di un nuovo equilibrio. La confessione dei servi allenta la tensione e offre al protagonista la possibilità di raggiungere il suo scopo.
- Conclusione: il narratore descrive la situazione finale. La situazione finale vede Gàmbara ricco e ammirato.
C) I PERSONAGGI : possono essere personaggi reali, quando sono individui realmente esistiti (personaggi storici o dell’attualità), introdotti nel mondo della narrativa; possono essere personaggi immaginari (realistici: con caratteristiche verosimili ; fantastici).
Il personaggio può essere presentato dal narratore; da un altro personaggio; da se stesso. Quando più tecniche sono presenti, parliamo di tecnica mista.
PRESENTAZIONE DIRETTA E PRESENTAZIONE INDIRETTA
Si parla di presentazione diretta se il personaggio è caratterizzato immediatamente, se, cioè il narratore direttamente oppure attraverso altri personaggi o il personaggio medesimo, fornisce subito precise informazioni sulle sue caratteristiche fisiche, psicologiche, culturali creandone un profilo ben delineato. La presentazione diretta è molto usata nella fiaba, nella favola e, in generale, nei racconti tradizionali.
La presentazione indiretta avviene quando il personaggio non è presentato in maniera diretta, chiara e oggettiva, ma il suo profilo si delinea agli occhi del lettore gradualmente, mediante indizi che richiedono l’interpretazione e la riflessione da parte del pubblico.
- I Personaggi possono essere presentati mediante alcuni tratti che ne costituiscono la fisionomia:
secondo caratteristiche fisiche (sesso, età, aspetto fisico, abbigliamento, difetti fisici…);
caratteristiche psicologiche ( evidenziare gli elementi che rivelano il carattere del personaggio; impulsività/ riflessione; furbizia/ingenuità; viltà/coraggio; egoismo/generosità);
caratteristiche socio-culturali (lavoro, cultura, tipo di vita, ambiente, aspirazioni e interessi, abbigliamento).
I personaggi all’interno di una narrazione possono anche definirsi a tutto tondo o pluridimensionali , se il carattere è ben delineato dal narratore e se esso è costituito da molteplici sfaccettature e da un forte spessore psicologico;
Al contrario parliamo di personaggio piatto o unidimensionale se di un personaggio il narratore ci fornisce una descrizione superficiale, in cui spiccano uno o due caratteri psicologici distintivi: in tal caso parliamo di “tipo” legato ad un ruolo fisso e ben preciso all’interno della vicenda narrativa, dal comportamento prevedibile e stereotipato.
I personaggi possono classificarsi, inoltre, in personaggi statici (Mastro Geppetto in “Pinocchio”) e in personaggi dinamici (Pinocchio).
- I personaggi possono essere analizzati anche in base al ruolo e alle funzioni che essi svolgono all’interno della narrazione.
Il ruolo più rilevante è ricoperto dal Protagonista (perno della vicenda), a cui si oppone spesso un Antagonista o “oppositore” o “avversario”.
Talvolta il protagonista di una storia può essere costituito da un gruppo di personaggi che agiscono insieme, in maniera compatta: in questo caso si parlerà di Protagonista collettivo; altre volte sono presenti più protagonisti: in questo caso si parlerà di co-protagonisti.
Il fine che un protagonista si propone di raggiungere costituisce l’ oggetto del desiderio, che può essere l’amore di una fanciulla. Dall’azione del protagonista trae vantaggio il destinatario , non di rado coincidente col protagonista stesso.
E’ presente a volte anche un destinatore, un’entità al di sopra delle parti, una forza che funge da guida all’azione e la percorre nel suo svolgersi. Ad affiancare il protagonista e l’antagonista ci sono i vari aiutanti che svolgono la funzione di intermediari.
D) TEMPO-SPAZIO- RITMO DELLA NARRAZIONE
Ciascuna opera a carattere narrativo è delimitata da due coordinate fondamentali all’interno delle quali si muove la storia : il tempo ( che indica la successione e la progressione cronologica degli avvenimenti) e lo spazio ( che consente al lettore di definire l’ambiente in cui si svolge la vicenda).
IL TEMPO DELLA NARRAZIONE (Tempo del racconto o del discorso) non si presenta quasi mai nella durata reale ed effettiva degli avvenimenti, poiché il narratore scandisce a proprio piacimento i tempi del suo racconto, dilatando o accorciando sequenze. Dobbiamo quindi distinguere tra
- Il tempo del racconto, che è la durata della narrazione e non quella dei fatti narrati;
- Il tempo della storia, che è la durata reale dei fatti narrati.
Il tempo del racconto può dunque avere durata assai variabile ed essere scandito, proprio come un brano musicale, da un RITMO narrativo più veloce o più lento.
Per poter accelerare o dilatare il RITMO DELLA NARRAZIONE, il narratore ricorre ad alcuni artifici stilistici:
- L’Ellissi: consiste nella omissione di una serie di avvenimenti che si sono succeduti in un certo arco temporale, ritenuti poco utili ai fini della narrazione. Il ritmo della narrazione è accelerato.
- Il Sommario: consiste in una rapida sintesi degli avvenimenti. Il ritmo della narrazione è accelerato.
- La Digressione: è un particolare tipo di pausa narrativa inserita dal narratore, una deviazione dalla narrazione che ha lo scopo di fornire notizie aggiuntive su fatti e personaggi. Il ritmo della narrazione, in presenza di digressioni, appare rallentato.
- La Pausa: si ha in presenza di sequenze descrittive e sequenze riflessive. Il ritmo della narrazione appare rallentato.
- La Scena: si verifica quando c’è perfetta corrispondenza tra tempo della storia e tempo del racconto ( TEMPO DELLA STORIA= TEMPO DEL RACCONTO), e cioè in presenza di sequenze dialogate. Il ritmo della narrazione risulta rallentato.
LO SPAZIO : consente al lettore di definire l’ambiente in cui si svolge la vicenda e aiuta il lettore a percepire meglio le atmosfere delle storie, le azioni, le caratteristiche e gli stati d’animo dei personaggi; Gli spazi descritti in un testo possono essere interni (spazi chiusi) o esterni (spazi aperti); reali, realistici o fantastici.
E) AUTORE E NARRATORE. PUNTO DI VISTA
Un testo narrativo è un testo che si propone di raccontare una storia secondo un ordine (logico e cronologico) che è quello stabilito dal narratore. In un testo, tuttavia, la storia può essere raccontata dal PROTAGONISTA stesso (narrazione in I persona), da uno dei PERSONAGGI, oppure da un NARRATORE estraneo alla vicenda.
In un racconto dobbiamo distinguere: IL NARRATORE DALL' AUTORE DEL TESTO
L’AUTORE corrisponde alla persona reale che ha composto l’opera.
IL NARRATORE (VOCE NARRANTE) è colui che racconta la storia. Può coincidere o meno con l’autore del testo; può coincidere o non coincidere con uno dei personaggi della storia. Generalmente la voce narrante non coincide con l’autore, poiché esso è un artificio letterario, cioè un’invenzione dell’autore.
NARRATORE INTERNO – NARRATORE ESTERNO
Il narratore si dice interno(“omodiegetico”) quando partecipa, ha partecipato alla vicenda o ne è stato un semplice testimone e successivamente la racconta. Egli può coincidere con il protagonista dell’opera(narratore autodiegetico), oppure con uno dei personaggi della storia (narratore testimone). LA NARRAZIONE SI SVOLGE IN PRIMA PERSONA o anche in terza persona.
Il narratore si dice esterno (“eterodiegetico”) quando esso non partecipa e non ha partecipato alle vicende che racconta, non è uno dei personaggi, ma racconta gli avvenimenti dall’esterno, come una voce fuori campo. LA NARRAZIONE SI SVOLGE IN TERZA PERSONA.
Il narratore esterno può essere: IMPERSONALE o NASCOSTO (racconta astenendosi da qualsiasi commento); PERSONALE O PALESE(interviene nella narrazione con giudizi).
NARRATORE DI PRIMO GRADO-NARRATORE DI SECONDO GRADO
Talvolta può accadere che il narratore (interno o esterno alla storia) ceda la funzione di raccontare ad un’altra voce, costituita da uno dei personaggi o da un soggetto estraneo alla vicenda. Definiamo narratore di primo grado colui che inizia il racconto, narratore di secondo grado colui che la continua.
PUNTO DI VISTA O FOCALIZZAZIONE
Il narratore può presentarci la storia secondo tre diverse angolazioni. La prospettiva secondo la quale è presentata una storia si chiama PUNTO DI VISTA O FOCALIZZAZIONE.
Distinguiamo tre tipi di focalizzazione:
- FOCALIZZAZIONE ZERO: è L’OTTICA DEL NARRATORE ONNISCIENTE = che sa tutto (interno- esterno: A. Manzoni ne “I Promessi Sposi”).
Nel racconto a focalizzazione zero, il narratore sa tutto e vede tutto, più degli stessi protagonisti, conosce la storia passata, presente o futura, interviene spesso nella storia con digressioni, flashback e prolessi.
- FOCALIZZAZIONE INTERNA: è l’ottica del narratore che presenta i fatti secondo il punto di vista del protagonista o di uno dei personaggi; si tratta di una prospettiva parziale e ristretta. Il narratore può essere interno alla storia (molto spesso), oppure esterno.
- FOCALIZZAZIONE ESTERNA>: è l’ottica di un narratore esterno alla storia che si limita a registrare ciò che vede: le azioni, le parole, i dialoghi dei personaggi senza conoscere i loro pensieri, senza intervenire con giudizi e commenti personali.
F) TEMA MESSAGGIO CONTESTO
Il tema è l’argomento dominante di cui tratta il testo; Il messaggio indica qual è il significato del testo; ciò che il testo suggerisce al lettore; il contesto indica la collocazione cronologica dell’autore del testo, la tradizione letteraria di appartenenza dell’opera, il contesto storico, politico e sociale in cui si situa l’opera dell’autore.
G) TECNICHE NARRATIVE, LINGUA E STILE
gli scrittori hanno un personale modo di raccontare che si esprime mediante un particolare tipo di parole utilizzate, mediante il significato e l’espressività che sono attribuiti alle parole, mediante l’uso di figure retoriche e nel modo in cui sono strutturati i periodi.
STILE PARATTATTICO O IPOTATTICO. Stile paratattico: è uno stile semplice, chiaro e scorrevole, caratterizzato dalla prevalenza di periodi coordinati. La struttura sintattica della coordinazione contribuisce a determinare un ritmo narrativo incalzante, stringato, veloce. è lo stile narrativo che si è diffuso nel secondo dopoguerra. Stile ipotattico: è uno stile elaborato, caratterizzato dalla prevalenza di proposizioni subordinate con frasi lunghe e complesse Lo stile ipotattico conferisce alla narrazione un ritmo cadenzato, talora faticoso e di non semplice comprensione. E’ tipico dello stile classico; inoltre, se le proposizioni subordinate sono collegate dalla virgola, si dicono collegate per asindeto; se sono legate dalla congiunzione “e”, si dicono collegate per polisindeto.
COESIONE- COERENZA: >La coesione riguarda la corretta concordanza degli elementi della frase mediante concordanze grammaticali e mediante i connettivi testuali (preposizioni, congiunzioni, avverbi, punteggiatura).
La coerenza riguarda i rapporti logici tra le varie parti del testo, e collega le informazioni del testo ad un tema dominante. la coerenza può essere logica e tematica
TIPI DI DISCORSO: discorso diretto, discorso indiretto (riferisce i pensieri facendoli dipendere da un verbo dichiarativo: dice che, dico che); discorso indiretto libero (il narratore riferisce i pensieri dei personaggi direttamente, senza introdurli da verbi dichiarativi); monologo interiore (il narratore entra nela mente di un personaggio e descrive ciò che il personaggio sta pensando); soliloquio ( il personaggio parla ad alta voce da solo; flusso di coscienza (è la registrazione dei pensieri dei personaggi in maniera alogica e irrazionale, così come si presentano; questa tecnica narrativa presenta un’assenza di punteggiatura.
FIGURE RETORICHE: sintattiche ( anacoluto, anadiplosi, asindeto, ellissi, iterazione, polisindeto); figure retoriche semantiche (accumulazione, climax, iperbole, ironia, litote, metafora, metonimia, reticenza, similitudine, sineddoche, sinestesia).
REGISTRO LINGUISTICO: registro aulico ( lessico colto e ricercato; sintassi complessa ed elaborata, con espedienti retorici e citazioni colte); registro formale(lessico preciso e ricercato, ma privo di fronzoli retorici; sintassi essenziale, chiara e rigorosa) registro medio ( lessico preciso ma non ricercato, la sintassi è corretta e scorrevole); registro basso, colloquiale e realistico (lessico generico e popolare, con inserti dialettali; sintassi semplice e talvolta scorretta, tipica del parlato quotidiano).
ANALISI DEL TESTO NARRATIVO
A) PRESENTAZIONE SOMMARIA DEL TESTO (titolo, genere letterario, autore, opera da cui il testo è tratto, periodo di composizione).
B) ANALISI DEGLI ASPETTI STRUTTURALI DEL TESTO
LA TRAMA : è la storia presentata da ciascun testo narrativo; la trama si compone di due elementi fondamentali:
LA FABULA: è l’insieme degli avvenimenti che costituiscono la vicenda del testo narrativo, disposti secondo un ordine “naturale”, cioè secondo un ordine logico e cronologico, senza prolessi (anticipazioni) e senza analessi o flashback (richiami al passato). Le analessi e le prolessi alterano il regolare sviluppo dell’ordine narrativo.
L’INTRECCIO è l’ordine con cui il narratore dispone liberamente gli elementi della storia, che possono prescindere dall’ordine logico-temporale-causale della fabula (Nei Promessi Sposi l’intreccio è dato dagli avvenimenti che si inseriscono e si sovrappongono alla storia principale tra Renzo e Lucia). In un testo narrativo fabula e intreccio possono coincidere o meno.
LE SEQUENZE: Le sequenze costituiscono le unità narrative del racconto; possono essere tagliate ed esaminate separatamente sulla base dei loro specifici contenuti.
Seuenza 1 (rr.1-5): Non capisco….mille metri; sequenza 2(rr. 6-15): Erano sbarcati…….minimamente infastidito; sequenza 3 (rr 16-37).
LE SEQUENZE POSSONO ESSERE DISTINTE IN:
- Sequenze narrative = sono sequenze dinamiche e fanno procedere la narrazione.
- Sequenze descrittive = sono sequenze statiche e frenano il “ritmo” della narrazione.
- Sequenze Riflessive = sono sequenze statiche e sono utilizzate dal narratore per esprimere il proprio pensiero, mediante delle digressioni personali.
- Sequenze dialogate = corrispondono ai dialoghi all’interno del tessuto narrativo. Possono essere statiche o dinamiche.
- Sequenze miste
STRUTTURA TIPO DEL TESTO NARRATIVO: Ciascun testo narrativo, smontato in sequenze può essere schematizzato e analizzato sulla base della seguente struttura tipo:
- situazione iniziale di equilibrio (righe 1-5): il narratore fornisce al lettore le coordinate essenziali per la collocazione degli eventi nello spazio e nel tempo. Il narratore ci presenta la vita del protagonista nella sua povertà e ignoranza (Cfr. I. Calvino, Il contadino astrologo, in “Fiabe italiane”).
- Rottura dell’equilibrio iniziale (righe 6-19):il narratore introduce un fatto imprevisto, l’irruzione sulla scena di un nuovo personaggio, o altro ancora, scompigliano l’equilibrio iniziale e mettono in moto la vicenda vera e propria. L’equilibrio iniziale viene rotto dal bando del re e dalla decisione di Gàmbara di spacciarsi per astrologo e di mettersi alla ricerca dell’anello.
- Peripezie (righe 20-31): la storia si sviluppa in un crescendo di avvenimenti. Iniziano le peripezie del protagonista che cerca di ingannare chi lo attornia fingendosi astrologo.
- Spannung (righe 32-42)momento di massima tensione narrativa. Il protagonista passa all’azione per far uscire allo scoperto i colpevoli : siamo al momento di Spannung.
- Scioglimento della vicenda e ricomposizione dell’equilibrio iniziale (righe 43-56) superato il momento di massima tensione narrativa, la vicenda si avvia verso la ricostituzione di un nuovo equilibrio. La confessione dei servi allenta la tensione e offre al protagonista la possibilità di raggiungere il suo scopo.
- Conclusione: il narratore descrive la situazione finale. La situazione finale vede Gàmbara ricco e ammirato.
C) I PERSONAGGI : possono essere personaggi reali, quando sono individui realmente esistiti (personaggi storici o dell’attualità), introdotti nel mondo della narrativa; possono essere personaggi immaginari (realistici: con caratteristiche verosimili ; fantastici).
Il personaggio può essere presentato dal narratore; da un altro personaggio; da se stesso. Quando più tecniche sono presenti, parliamo di tecnica mista.
PRESENTAZIONE DIRETTA E PRESENTAZIONE INDIRETTA
Si parla di presentazione diretta se il personaggio è caratterizzato immediatamente, se, cioè il narratore direttamente oppure attraverso altri personaggi o il personaggio medesimo, fornisce subito precise informazioni sulle sue caratteristiche fisiche, psicologiche, culturali creandone un profilo ben delineato. La presentazione diretta è molto usata nella fiaba, nella favola e, in generale, nei racconti tradizionali.
La presentazione indiretta avviene quando il personaggio non è presentato in maniera diretta, chiara e oggettiva, ma il suo profilo si delinea agli occhi del lettore gradualmente, mediante indizi che richiedono l’interpretazione e la riflessione da parte del pubblico.
- I Personaggi possono essere presentati mediante alcuni tratti che ne costituiscono la fisionomia:
secondo caratteristiche fisiche (sesso, età, aspetto fisico, abbigliamento, difetti fisici…);
caratteristiche psicologiche ( evidenziare gli elementi che rivelano il carattere del personaggio; impulsività/ riflessione; furbizia/ingenuità; viltà/coraggio; egoismo/generosità);
caratteristiche socio-culturali (lavoro, cultura, tipo di vita, ambiente, aspirazioni e interessi, abbigliamento).
I personaggi all’interno di una narrazione possono anche definirsi a tutto tondo o pluridimensionali , se il carattere è ben delineato dal narratore e se esso è costituito da molteplici sfaccettature e da un forte spessore psicologico;
Al contrario parliamo di personaggio piatto o unidimensionale se di un personaggio il narratore ci fornisce una descrizione superficiale, in cui spiccano uno o due caratteri psicologici distintivi: in tal caso parliamo di “tipo” legato ad un ruolo fisso e ben preciso all’interno della vicenda narrativa, dal comportamento prevedibile e stereotipato.
I personaggi possono classificarsi, inoltre, in personaggi statici (Mastro Geppetto in “Pinocchio”) e in personaggi dinamici (Pinocchio).
- I personaggi possono essere analizzati anche in base al ruolo e alle funzioni che essi svolgono all’interno della narrazione.
Il ruolo più rilevante è ricoperto dal Protagonista (perno della vicenda), a cui si oppone spesso un Antagonista o “oppositore” o “avversario”.
Talvolta il protagonista di una storia può essere costituito da un gruppo di personaggi che agiscono insieme, in maniera compatta: in questo caso si parlerà di Protagonista collettivo; altre volte sono presenti più protagonisti: in questo caso si parlerà di co-protagonisti.
Il fine che un protagonista si propone di raggiungere costituisce l’ oggetto del desiderio, che può essere l’amore di una fanciulla. Dall’azione del protagonista trae vantaggio il destinatario , non di rado coincidente col protagonista stesso.
E’ presente a volte anche un destinatore, un’entità al di sopra delle parti, una forza che funge da guida all’azione e la percorre nel suo svolgersi. Ad affiancare il protagonista e l’antagonista ci sono i vari aiutanti che svolgono la funzione di intermediari.
D) TEMPO-SPAZIO- RITMO DELLA NARRAZIONE
Ciascuna opera a carattere narrativo è delimitata da due coordinate fondamentali all’interno delle quali si muove la storia : il tempo ( che indica la successione e la progressione cronologica degli avvenimenti) e lo spazio ( che consente al lettore di definire l’ambiente in cui si svolge la vicenda).
IL TEMPO DELLA NARRAZIONE (Tempo del racconto o del discorso) non si presenta quasi mai nella durata reale ed effettiva degli avvenimenti, poiché il narratore scandisce a proprio piacimento i tempi del suo racconto, dilatando o accorciando sequenze. Dobbiamo quindi distinguere tra
- Il tempo del racconto, che è la durata della narrazione e non quella dei fatti narrati;
- Il tempo della storia, che è la durata reale dei fatti narrati.
Il tempo del racconto può dunque avere durata assai variabile ed essere scandito, proprio come un brano musicale, da un RITMO narrativo più veloce o più lento.
Per poter accelerare o dilatare il RITMO DELLA NARRAZIONE, il narratore ricorre ad alcuni artifici stilistici:
- L’Ellissi: consiste nella omissione di una serie di avvenimenti che si sono succeduti in un certo arco temporale, ritenuti poco utili ai fini della narrazione. Il ritmo della narrazione è accelerato.
- Il Sommario: consiste in una rapida sintesi degli avvenimenti. Il ritmo della narrazione è accelerato.
- La Digressione: è un particolare tipo di pausa narrativa inserita dal narratore, una deviazione dalla narrazione che ha lo scopo di fornire notizie aggiuntive su fatti e personaggi. Il ritmo della narrazione, in presenza di digressioni, appare rallentato.
- La Pausa: si ha in presenza di sequenze descrittive e sequenze riflessive. Il ritmo della narrazione appare rallentato.
- La Scena: si verifica quando c’è perfetta corrispondenza tra tempo della storia e tempo del racconto ( TEMPO DELLA STORIA= TEMPO DEL RACCONTO), e cioè in presenza di sequenze dialogate. Il ritmo della narrazione risulta rallentato.
LO SPAZIO : consente al lettore di definire l’ambiente in cui si svolge la vicenda e aiuta il lettore a percepire meglio le atmosfere delle storie, le azioni, le caratteristiche e gli stati d’animo dei personaggi; Gli spazi descritti in un testo possono essere interni (spazi chiusi) o esterni (spazi aperti); reali, realistici o fantastici.
E) AUTORE E NARRATORE. PUNTO DI VISTA
Un testo narrativo è un testo che si propone di raccontare una storia secondo un ordine (logico e cronologico) che è quello stabilito dal narratore. In un testo, tuttavia, la storia può essere raccontata dal PROTAGONISTA stesso (narrazione in I persona), da uno dei PERSONAGGI, oppure da un NARRATORE estraneo alla vicenda.
In un racconto dobbiamo distinguere: IL NARRATORE DALL' AUTORE DEL TESTO
L’AUTORE corrisponde alla persona reale che ha composto l’opera.
IL NARRATORE (VOCE NARRANTE) è colui che racconta la storia. Può coincidere o meno con l’autore del testo; può coincidere o non coincidere con uno dei personaggi della storia. Generalmente la voce narrante non coincide con l’autore, poiché esso è un artificio letterario, cioè un’invenzione dell’autore.
NARRATORE INTERNO – NARRATORE ESTERNO
Il narratore si dice interno(“omodiegetico”) quando partecipa, ha partecipato alla vicenda o ne è stato un semplice testimone e successivamente la racconta. Egli può coincidere con il protagonista dell’opera(narratore autodiegetico), oppure con uno dei personaggi della storia (narratore testimone). LA NARRAZIONE SI SVOLGE IN PRIMA PERSONA o anche in terza persona.
Il narratore si dice esterno (“eterodiegetico”) quando esso non partecipa e non ha partecipato alle vicende che racconta, non è uno dei personaggi, ma racconta gli avvenimenti dall’esterno, come una voce fuori campo. LA NARRAZIONE SI SVOLGE IN TERZA PERSONA.
Il narratore esterno può essere: IMPERSONALE o NASCOSTO (racconta astenendosi da qualsiasi commento); PERSONALE O PALESE(interviene nella narrazione con giudizi).
NARRATORE DI PRIMO GRADO-NARRATORE DI SECONDO GRADO
Talvolta può accadere che il narratore (interno o esterno alla storia) ceda la funzione di raccontare ad un’altra voce, costituita da uno dei personaggi o da un soggetto estraneo alla vicenda. Definiamo narratore di primo grado colui che inizia il racconto, narratore di secondo grado colui che la continua.
PUNTO DI VISTA O FOCALIZZAZIONE
Il narratore può presentarci la storia secondo tre diverse angolazioni. La prospettiva secondo la quale è presentata una storia si chiama PUNTO DI VISTA O FOCALIZZAZIONE.
Distinguiamo tre tipi di focalizzazione:
- FOCALIZZAZIONE ZERO: è L’OTTICA DEL NARRATORE ONNISCIENTE = che sa tutto (interno- esterno: A. Manzoni ne “I Promessi Sposi”).
Nel racconto a focalizzazione zero, il narratore sa tutto e vede tutto, più degli stessi protagonisti, conosce la storia passata, presente o futura, interviene spesso nella storia con digressioni, flashback e prolessi.
- FOCALIZZAZIONE INTERNA: è l’ottica del narratore che presenta i fatti secondo il punto di vista del protagonista o di uno dei personaggi; si tratta di una prospettiva parziale e ristretta. Il narratore può essere interno alla storia (molto spesso), oppure esterno.
- FOCALIZZAZIONE ESTERNA>: è l’ottica di un narratore esterno alla storia che si limita a registrare ciò che vede: le azioni, le parole, i dialoghi dei personaggi senza conoscere i loro pensieri, senza intervenire con giudizi e commenti personali.
F) TEMA MESSAGGIO CONTESTO
Il tema è l’argomento dominante di cui tratta il testo; Il messaggio indica qual è il significato del testo; ciò che il testo suggerisce al lettore; il contesto indica la collocazione cronologica dell’autore del testo, la tradizione letteraria di appartenenza dell’opera, il contesto storico, politico e sociale in cui si situa l’opera dell’autore.
G) TECNICHE NARRATIVE, LINGUA E STILE
gli scrittori hanno un personale modo di raccontare che si esprime mediante un particolare tipo di parole utilizzate, mediante il significato e l’espressività che sono attribuiti alle parole, mediante l’uso di figure retoriche e nel modo in cui sono strutturati i periodi.
STILE PARATTATTICO O IPOTATTICO. Stile paratattico: è uno stile semplice, chiaro e scorrevole, caratterizzato dalla prevalenza di periodi coordinati. La struttura sintattica della coordinazione contribuisce a determinare un ritmo narrativo incalzante, stringato, veloce. è lo stile narrativo che si è diffuso nel secondo dopoguerra. Stile ipotattico: è uno stile elaborato, caratterizzato dalla prevalenza di proposizioni subordinate con frasi lunghe e complesse Lo stile ipotattico conferisce alla narrazione un ritmo cadenzato, talora faticoso e di non semplice comprensione. E’ tipico dello stile classico; inoltre, se le proposizioni subordinate sono collegate dalla virgola, si dicono collegate per asindeto; se sono legate dalla congiunzione “e”, si dicono collegate per polisindeto.
COESIONE- COERENZA: >La coesione riguarda la corretta concordanza degli elementi della frase mediante concordanze grammaticali e mediante i connettivi testuali (preposizioni, congiunzioni, avverbi, punteggiatura).
La coerenza riguarda i rapporti logici tra le varie parti del testo, e collega le informazioni del testo ad un tema dominante. la coerenza può essere logica e tematica
TIPI DI DISCORSO: discorso diretto, discorso indiretto (riferisce i pensieri facendoli dipendere da un verbo dichiarativo: dice che, dico che); discorso indiretto libero (il narratore riferisce i pensieri dei personaggi direttamente, senza introdurli da verbi dichiarativi); monologo interiore (il narratore entra nela mente di un personaggio e descrive ciò che il personaggio sta pensando); soliloquio ( il personaggio parla ad alta voce da solo; flusso di coscienza (è la registrazione dei pensieri dei personaggi in maniera alogica e irrazionale, così come si presentano; questa tecnica narrativa presenta un’assenza di punteggiatura.
FIGURE RETORICHE: sintattiche ( anacoluto, anadiplosi, asindeto, ellissi, iterazione, polisindeto); figure retoriche semantiche (accumulazione, climax, iperbole, ironia, litote, metafora, metonimia, reticenza, similitudine, sineddoche, sinestesia).
REGISTRO LINGUISTICO: registro aulico ( lessico colto e ricercato; sintassi complessa ed elaborata, con espedienti retorici e citazioni colte); registro formale(lessico preciso e ricercato, ma privo di fronzoli retorici; sintassi essenziale, chiara e rigorosa) registro medio ( lessico preciso ma non ricercato, la sintassi è corretta e scorrevole); registro basso, colloquiale e realistico (lessico generico e popolare, con inserti dialettali; sintassi semplice e talvolta scorretta, tipica del parlato quotidiano).
LA COMUNICAZIONE E I TESTI
Un TESTO, in generale, è un atto comunicativo che consente ad un EMITTENTE di trasmettere un MESSAGGIO al suo DESTINATARIO; per fare ciò, l’emittente utilizzerà un CODICE che può essere verbale o non verbale ( I Codici verbali si affidano alle parole.
Il Linguaggio verbale è, infatti, un codice organizzato di Segni ( ad es. le lettere dell’alfabeto) che può essere utilizzato sia in forma scritta che in forma orale. I codici non verbali si affidano a segni, che sono immagini, simboli, suoni. Tra i codici non verbali ricordiamo i Codici visivi e i Codici sonori. Vi sono, infine, i Codici misti, che impiegano parole insieme a segni di altro tipo, come il linguaggio dei fumetti - immagini e parole – il linguaggio della pubblicità – immagini, parole, suoni) e un CANALE ( cellulare, internet). L’intera comunicazione si svolgerà in un CONTESTO rispetto al quale il messaggio potrà fare riferimento.
I protagonisti della comunicazione
Il linguista russo Roman Jakobson (1896-1982) - uno dei grandi padri fondatori della Linguistica moderna insieme al linguista gineverino Ferdinand de Saussurre(1857- 1913) e al filosofo viennese Ludwig Wittgenstein (1898-1951) - ha elaborato uno schema che indica gli elementi costitutivi di un processo linguistico.
Nella elaborazione teorica di R. Jakobson, ciascun processo di comunicazione necessita di 6 elementi: un mittente, di un destinatario, di un messaggio, di un contesto, di un contatto e di un codice.
[Oltre a R. Jakobson, ricordiamo in particolare il linguista ginevrino Ferdinand de Saussurre (1857-1913), il filosofo viennese Ludwig Wittgenstein (1898-1951). Ferdinand de Saussurre, agli inizi del 900, ha posto le basi della Linguistica moderna nel suo "Corso di Linguistica Generale" (1916) con l'esposizione teorica di due nodi concettuali: l'opposizione Significante/Significato e l'opposizione Langue/Parole. Questi concetti sono stati e restano alla base di tutti i successivi studi che a partire dalla Linguistica arrivano fino alle più recenti teorie che riguardano le Scienze della comunicazione].
CONTESTO - EMITTENTE -MESSAGGIO - DESTINATARIO - MESSAGGIO - CANALE - CODICE.
I TESTI SI SUDDIVIDONO IN: TESTI LETTERARI E TESTI NON LETTERARI
I TESTI NON LETTERARI sono quelli a carattere pratico e pragmatico : sono quelli finalizzati a fornire informazioni al lettore, oppure a convincere e a persuadere (vedi soprattutto: testi descrittivi, espositivi, argomentativi, regolativi);
I TESTI LETTERARI sono quelli finalizzati a suscitare emozioni, sensazioni, stati d’animo; hanno lo scopo non tanto di persuadere, quanto di intrattenere e dilettare il lettore. Essi si suddividono in : TESTI POETICI, TESTI TEATRALI, TESTI NARRATIVI ( FAVOLA E FIABA, NOVELLA, RACCONTO, ROMANZO).
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