giovedì 13 ottobre 2011
Agli alunni della V F
Sabato 15 ottobre correzione della versione (semplicissima) sulle imprese di Annibale ; esercitazione in classe con ripasso delle coniugazioni verbali. Controllo compiti svolti Saluti, la prof
mercoledì 12 ottobre 2011
Comunicazione ai campioni della V F
Per domani, 13 ottobre, raccomando a tutti di portare il testo di letteratura italiana. Saluti,la prof :)
lunedì 10 ottobre 2011
I TEMI DELLA POESIA ROMANTICA
Un dato certo del Romanticismo è che nessun fenomeno si presenta in maniera univoca: tipica della condizione romantica è l’oscillazione di stati d’animo e la frequente ambivalenza degli atteggiamenti e delle posizioni ideologiche. Così, prendendo in esame alcune manifestazioni della cultura romantica, ad esempio la figura del poeta, la concezione della lirica, del dramma o del romanzo, è evidente che dobbiamo segnare una prima distinzione tra le poetiche dell’io e le poetiche della realtà.
LE POETICHE DELL’IO sono manifestazioni che nascono dall’esigenza dello scrittore di trovar compenso alle proprie frustrazioni, di origine psicologica e sociale e pongono perciò al centro dell’universo artistico la figura del poeta considerato essere unico e irripetibile. Quanto più lo scrittore si sente sradicato dalla società che lo circonda, solo e incompreso, tanto più ne fa la condizione della propria superiorità, l’aureola del proprio martirio ed eroismo. LA FIGURA DEL POETA viene affiancata a quella del sacerdote: egli viene ad essere profeta e guida dell’umanità , diviene un essere capace di cogliere con la forza dell’intuizione e con lo slancio del sentimento le più alte e misteriose verità; un essere che non ha bisogno di imitare la Natura perché la forza vitale della natura si esprime attraverso la sua voce; un essere che guarda alla realtà soltanto per pronunziare parole profetiche e concepire utopie. Nel poeta viene messa nel massimo risalto l’interiorità, lontana dalla perturbazioni della vita e libera di e libera di sprofondare negli abissi più insondabili dell’inconscio o di elevarsi e identificarsi con lo slancio vitale dell’universo. IL TITANISMO ROMANTICO, l’enfasi con cui viene innalzato l’io dello scrittore al di sopra della comune umanità, non si esaurisce nell’autoesaltazione, ma finisce per tradursi in un impegno politico e sociale, tanto che molti poeti romantici si fanno assertori di libertà e difensori dell’indipendenza nazionale. L’esempio più noto del TITANISMO ROMANTICO, al di là delle tracce riscontrabili nelle opere del Foscolo, riamane quello leopardiano della canzone “All’Italia” che raggiunge la massima tensione oratoria nei versi “L’armi, qua l’armi: io solo/combatterò, procomberò sol io./ Dammi, o ciel, che sia foco/ agli italici petti il sangue mio”.
LE POETICHE DELL’IO TROVANO ESPRESSIONE PREVALENTEMENTE NELLA LIRICA.
• Un tema costante nelle liriche romantiche è IL DISAGIO DEL POETA NEL MONDO: il conflitto con la società, il rapporto dell’uomo con la natura ( sentita come madre o come matrigna, come forza benefica o come potenza ostile e misteriosa), il sentimento di solitudine e di infelicità, l’inesorabile scorrere del tempo e il doloroso destino di morte a cui gli uomini non possono sottrarsi.
• Al tema del disagio del poeta è collegato IL TEMA DEL RIFUGIO NELLA INTERIORITA’ (INDIVIDUALISMO) sentita come realtà più pura e più vera di quella materiale e sociale. L’infinito, l’ignoto, il notturno, l’ineffabile, il nulla eterno diventano i poli di attrazione della fantasia poetica che tende a forzare o ad indebolire i limiti dell’esperienza oggettiva e ad abbandonarsi alla voluttà del fiabesco, dello slancio mistico, dell’irrazionale. LA POESIA , L’ARTE, LA BELLEZZA rappresentano ideali superiori, che oppongono il godimento estetico alla triste realtà dell’esistenza.
• Sotto il segno dell’individualismo si pone IL TEMA DEL TITANISMO E DELLA LIBERTA’ POLITICA: temi che ebbero largo corso nel periodo della Restaurazione e attraverso i quali il poeta aspirava ad ergersi a guida del suo popolo, coscienza morale della nazione.
• IL TEMA DELL’AMORE inteso come forza travolgente che spesso si scontra con le convenzioni e, in alcuni casi, è destinato a sublimarsi in forme ideali e a trovare una soluzione solo nella morte (leopardi) o addirittura nel suicidio (Flaubert) Le eroine romantiche sono animate dalla passione e i loro amori sono tormentati e a volte irrealizzabili. Su tutto domina, spesso, l’elemento irrazionale.
• Su tutto domina la figura del POETA la sua sofferenza, i suoi languori, la sua ribellione alle convenzioni e alle leggi codificate, il suo modo di sentire la vita, l’arte e la morte. Nella concezione romantica, LA POESIA e, più in generale, l’ARTE non devono più basarsi sul principio classico di "imitazione", né sul principio classicistico del “bello ideale” (arte greco-romana). L’arte e la poesia devono prescindere da tutte le regole della tradizione retorica, da tutti i modelli precostituiti, giudicati piuttosto come gabbie soffocanti di regole, che impediscono il dispiegarsi della verità più profonda dell’arte nemiche della spontaneità e della creatività. L’arte deve rappresentare l’assoluta libertà d’ispirazione e di espressione del poeta : l’arte deve scaturire da un contatto creativo tra l’artista e la natura, che rappresentano i poli distinti di un rapporto dialettico fatto di attrazione, fascino, mistero, dolore, anelito all’infinito.
LE POETICHE DELLA REALTA’, anch’esse sorte nel solco della cultura romantica, trovarono applicazione prevalentemente nell’opera narrativa, soprattutto nel ROMANZO. Il Romanzo ottocentesco, predilige tematiche di adesione al vero storico; l’opera d’arte deve riprodurre la verità, e lo scrittore ha il dovere non soltanto estetico, ma anche etico, di far agire i suoi personaggi nel quadro complesso della realtà sociale (vedi Victor Hugo, I miserabili; A. Manzoni, promessi sposi). Il nuovo romanzo ottocentesco, lungi dal limitarsi a tracciare la vicenda psicologica di pochi protagonisti, come nei romanzi epistolari del Settecento (Richardson, Rousseau, Goethe, Foscolo), tendono a cogliere la dinamica sempre più complessa della società capitalistica, di descrivere il bene e il male, le azioni nobili e quelle più basse. Il più grande dei romanzieri europei dell’Ottocento, Honoré De Balzac, riproduce un mosaico di personaggi attinti dalla complessa realtà sociale, espone un inventario di vizi e virtù, la storia dei costumi di un’intera civiltà, sempre alla ricerca delle cause che determinano gli effetti sociali.
Cfr. Riccardo Marchese, Letteratura e realtà, vol.3, “Dall’età napoleonica a Verga”.
LE POETICHE DELL’IO sono manifestazioni che nascono dall’esigenza dello scrittore di trovar compenso alle proprie frustrazioni, di origine psicologica e sociale e pongono perciò al centro dell’universo artistico la figura del poeta considerato essere unico e irripetibile. Quanto più lo scrittore si sente sradicato dalla società che lo circonda, solo e incompreso, tanto più ne fa la condizione della propria superiorità, l’aureola del proprio martirio ed eroismo. LA FIGURA DEL POETA viene affiancata a quella del sacerdote: egli viene ad essere profeta e guida dell’umanità , diviene un essere capace di cogliere con la forza dell’intuizione e con lo slancio del sentimento le più alte e misteriose verità; un essere che non ha bisogno di imitare la Natura perché la forza vitale della natura si esprime attraverso la sua voce; un essere che guarda alla realtà soltanto per pronunziare parole profetiche e concepire utopie. Nel poeta viene messa nel massimo risalto l’interiorità, lontana dalla perturbazioni della vita e libera di e libera di sprofondare negli abissi più insondabili dell’inconscio o di elevarsi e identificarsi con lo slancio vitale dell’universo. IL TITANISMO ROMANTICO, l’enfasi con cui viene innalzato l’io dello scrittore al di sopra della comune umanità, non si esaurisce nell’autoesaltazione, ma finisce per tradursi in un impegno politico e sociale, tanto che molti poeti romantici si fanno assertori di libertà e difensori dell’indipendenza nazionale. L’esempio più noto del TITANISMO ROMANTICO, al di là delle tracce riscontrabili nelle opere del Foscolo, riamane quello leopardiano della canzone “All’Italia” che raggiunge la massima tensione oratoria nei versi “L’armi, qua l’armi: io solo/combatterò, procomberò sol io./ Dammi, o ciel, che sia foco/ agli italici petti il sangue mio”.
LE POETICHE DELL’IO TROVANO ESPRESSIONE PREVALENTEMENTE NELLA LIRICA.
• Un tema costante nelle liriche romantiche è IL DISAGIO DEL POETA NEL MONDO: il conflitto con la società, il rapporto dell’uomo con la natura ( sentita come madre o come matrigna, come forza benefica o come potenza ostile e misteriosa), il sentimento di solitudine e di infelicità, l’inesorabile scorrere del tempo e il doloroso destino di morte a cui gli uomini non possono sottrarsi.
• Al tema del disagio del poeta è collegato IL TEMA DEL RIFUGIO NELLA INTERIORITA’ (INDIVIDUALISMO) sentita come realtà più pura e più vera di quella materiale e sociale. L’infinito, l’ignoto, il notturno, l’ineffabile, il nulla eterno diventano i poli di attrazione della fantasia poetica che tende a forzare o ad indebolire i limiti dell’esperienza oggettiva e ad abbandonarsi alla voluttà del fiabesco, dello slancio mistico, dell’irrazionale. LA POESIA , L’ARTE, LA BELLEZZA rappresentano ideali superiori, che oppongono il godimento estetico alla triste realtà dell’esistenza.
• Sotto il segno dell’individualismo si pone IL TEMA DEL TITANISMO E DELLA LIBERTA’ POLITICA: temi che ebbero largo corso nel periodo della Restaurazione e attraverso i quali il poeta aspirava ad ergersi a guida del suo popolo, coscienza morale della nazione.
• IL TEMA DELL’AMORE inteso come forza travolgente che spesso si scontra con le convenzioni e, in alcuni casi, è destinato a sublimarsi in forme ideali e a trovare una soluzione solo nella morte (leopardi) o addirittura nel suicidio (Flaubert) Le eroine romantiche sono animate dalla passione e i loro amori sono tormentati e a volte irrealizzabili. Su tutto domina, spesso, l’elemento irrazionale.
• Su tutto domina la figura del POETA la sua sofferenza, i suoi languori, la sua ribellione alle convenzioni e alle leggi codificate, il suo modo di sentire la vita, l’arte e la morte. Nella concezione romantica, LA POESIA e, più in generale, l’ARTE non devono più basarsi sul principio classico di "imitazione", né sul principio classicistico del “bello ideale” (arte greco-romana). L’arte e la poesia devono prescindere da tutte le regole della tradizione retorica, da tutti i modelli precostituiti, giudicati piuttosto come gabbie soffocanti di regole, che impediscono il dispiegarsi della verità più profonda dell’arte nemiche della spontaneità e della creatività. L’arte deve rappresentare l’assoluta libertà d’ispirazione e di espressione del poeta : l’arte deve scaturire da un contatto creativo tra l’artista e la natura, che rappresentano i poli distinti di un rapporto dialettico fatto di attrazione, fascino, mistero, dolore, anelito all’infinito.
LE POETICHE DELLA REALTA’, anch’esse sorte nel solco della cultura romantica, trovarono applicazione prevalentemente nell’opera narrativa, soprattutto nel ROMANZO. Il Romanzo ottocentesco, predilige tematiche di adesione al vero storico; l’opera d’arte deve riprodurre la verità, e lo scrittore ha il dovere non soltanto estetico, ma anche etico, di far agire i suoi personaggi nel quadro complesso della realtà sociale (vedi Victor Hugo, I miserabili; A. Manzoni, promessi sposi). Il nuovo romanzo ottocentesco, lungi dal limitarsi a tracciare la vicenda psicologica di pochi protagonisti, come nei romanzi epistolari del Settecento (Richardson, Rousseau, Goethe, Foscolo), tendono a cogliere la dinamica sempre più complessa della società capitalistica, di descrivere il bene e il male, le azioni nobili e quelle più basse. Il più grande dei romanzieri europei dell’Ottocento, Honoré De Balzac, riproduce un mosaico di personaggi attinti dalla complessa realtà sociale, espone un inventario di vizi e virtù, la storia dei costumi di un’intera civiltà, sempre alla ricerca delle cause che determinano gli effetti sociali.
Cfr. Riccardo Marchese, Letteratura e realtà, vol.3, “Dall’età napoleonica a Verga”.
venerdì 7 ottobre 2011
IL ROMANTICISMO IN ITALIA
IL ROMANTICISMO IN ITALIA ebbe un caratteristiche peculiari moderato rispetto al movimento che interessò tutta l'Europa.
Le ragioni vanno ricercate
nella persistenza in ambito culturale della mai tramontata tradizione classicistica, che operò da freno, epurando il romanticismo italiano dagli aspetti morbosi, irrazionali e mistici che apparivano in contrasto con il principio classico di armonia ed equilibrio delle forme.
L’altra ragione va ricercata nella difficile condizione politica italiana, uscita ancora divisa dal Congresso di Vienna, ridotta ad “una semplice espressione geografica” secondo la sprezzante definizione di Metternich, ma tuttavia anelante all’indipendenza e all’unità. Pertanto molti scrittori romantici italiani isolarono e svilupparono del Romanticismo soprattutto l’aspetto politico, quello che esaltava il sentimento nazionale e la libertà dei popoli oppressi, e si assunsero il compito di risvegliare e galvanizzare la coscienza nazionale e l’amor di patria, di educare politicamente e di elevare spiritualmente il popolo italiano.
Altro elemento frenante del Romanticismo italiano fu, oltre alla complessa situazione politica e alla persistente tradizione classicistica, la presenza ancora viva, specialmente il Lombardia, di molti aspetti derivanti dalla cultura illuministica: il solido realismo degli scrittori del “Caffe”, le idee divulgate dai fratelli Pietro e Alessandro Verri, da Cesare Beccaria, l’influenza della poesia politico-civile di G. Parini, il neoclassicismo di U. Foscolo.
I Romantici italiani, pertanto, si sforzarono di conciliare le manifestazioni più esasperate del Romanticismo europeo con la tradizione culturale italiana di matrice classicistica.
Il Romanticismo italiano, al di là della comune base concettuale, presenta due indirizzi fondamentali, insiti nella natura stessa del Romanticismo: l’indirizzo realistico ed oggettivo (legato all’analisi del dato reale); l’indirizzo lirico, patetico e soggettivo ( di influenza prevalentemente nord europea).
1 L’indirizzo realistico ed oggettivo si fa testimone di un’arte il più possibile aderente al “vero” storico. L’arte deve svolgere principalmente una funzione didascalica : deve contribuire alla formazione nel cittadino di una coscienza nazionale; deve contribuire al progresso civile della società. In questo senso il Romanticismo diede luogo ad una ricca produzione patriottica del Risorgimento ed ebbe quale massimo esponente A.Manzoni (a.Manzoni: l'arte deve avere il vero come soggetto,l'utile per scopo, l'interessante per mezzo).
2 L’indirizzo lirico e soggettivo fa riferimento ad un’arte individualistica, che sia la chiara espressione dei sentimenti dell’artista , dei suoi dissidi interiori, del suo profondo senso del dolore. Qesto filone ha come massimo esponente G.Leopardi, proseguirà nel cosiddetto “Secondo Romanticismo” e nel movimento della Scapigliatura.
Il Manifesto del Romanticismo italiano è rappresentato dalla “ Lettera semiseria di Grisostomo” (1816) di Giovanni Berchet pubblicata nel 1816, anno in cui apparve sul primo numero della rivista “ La Biblioteca italiana” un articolo di Madame De Stael dal titolo “ Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni” (gennaio 1818).
La Lettera sembra scritta sotto l’influenza stessa dell’articolo sull’utilità delle traduzioni, perché il Berchet, sotto lo pseudonimo di grisostomo, finge di inviare il figlio, che è lontano in un collegio, la traduzione di due Ballate del poeta tedesco Goffried Burger (1747-94) - Il cacciatore feroce e l’Eleonora- di argomento fortemente romantico per la presenza di elementi drammatici, avventurosi, lugubri. Tale occasione offre al Berchet lo spunto per affrontare il tema della nuova poesia romantica e per metterne in evidenza, con notevole rigore logico, la modernità e la superiorità sulla poesia classica.
L’articolo di Madame De Stael Madame de Staël (scrittrice francese di origini svizzere, Parigi 1766 – Parigi, 1817), pubblicato nel 1816, nella traduzione di Pietro Giordani, polemizzava con i classicisti italiani per la loro staticità nelle tematiche, ormai antiche, anacronistiche e ripetitive ; consigliava dunque ai letterati italiani di abbandonare le tematiche della mitologia greco-romana, giudicate oramai anacronistiche nel resto d’Europa, e prendere spunto dalle letterature europee, come quella inglese e tedesca, che rappresentavano grande innovazione e modernità. Fra i grandi sostenitori del Classicismo italiano che risposero all'articolo della De Staël, furono Pietro Giordani e Giacomo Leopardi.
G. Leopardi partecipò alla polemica classico-romantica dapprima, ancora adolescente, con una lettera indirizzata ai compilatori della “Biblioteca italiana”, che però non venne pubblicata, e nel 1818, quando scrisse il “Discorso di un italiano sulla poesia romantica”. In entrambi gli interventi Giacomo Leopardi si dichiara contrario alle traduzioni dei opere straniere, giudicate infarcite di descrizioni mostruose, assurde e fantastiche, tutte cose lontanissime dalla “vera, castissima, santissima, leggiadrissima natura”.
« Dovrebbero a mio avviso gl'italiani tradurre diligentemente assai delle recenti poesie inglesi e tedesche; onde mostrare qualche novità a' loro cittadini. »
(Madame de Staël, "Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni", traduzione di Pietro Giordani)
Già al momento della sua pubblicazione, l’articolo di Madame De Stael apparve come una denigrazione della gloriosa tradizione culturale italiana, suscitando subito la sdegnosa reazione dei classicisti italiani. L’articolo si inserì nella celebre “polemica classico romantica” che vide contrapposti intellettuali classicisti, pronti a difendere l’integrità e il carattere nazionale della cultura italiana, ed intellettuali romantici, che ritennero giuste le critiche della De Stael, riconoscendo la decadenza italiana nel contesto della cultura europea ed impegnandosi a vivificarla e a modernizzarla. Gli intellettuali romantici in Italia ebbero come organo di divulgazione la rivista “Il Conciliatore” (1818-1819), così intitolato perché mirava a “conciliare i sinceri amatori del vero”, come scrisse il suo redattore capo, Silvio Pellico. Furono collaboratori del “Conciliatore” Giovanni Berchet, Ludovico Di Breme, Ermes Visconti, Pietro Borsieri, Federico Confalonieri. Erano uomini di idee liberali e ben presto attirarono i sospetti e l’intervento della censura austriaca. Così l’attività del “Conciliatore” fu sospesa dal governo austriaco nel dicembre 1819.
Le ragioni vanno ricercate
nella persistenza in ambito culturale della mai tramontata tradizione classicistica, che operò da freno, epurando il romanticismo italiano dagli aspetti morbosi, irrazionali e mistici che apparivano in contrasto con il principio classico di armonia ed equilibrio delle forme.
L’altra ragione va ricercata nella difficile condizione politica italiana, uscita ancora divisa dal Congresso di Vienna, ridotta ad “una semplice espressione geografica” secondo la sprezzante definizione di Metternich, ma tuttavia anelante all’indipendenza e all’unità. Pertanto molti scrittori romantici italiani isolarono e svilupparono del Romanticismo soprattutto l’aspetto politico, quello che esaltava il sentimento nazionale e la libertà dei popoli oppressi, e si assunsero il compito di risvegliare e galvanizzare la coscienza nazionale e l’amor di patria, di educare politicamente e di elevare spiritualmente il popolo italiano.
Altro elemento frenante del Romanticismo italiano fu, oltre alla complessa situazione politica e alla persistente tradizione classicistica, la presenza ancora viva, specialmente il Lombardia, di molti aspetti derivanti dalla cultura illuministica: il solido realismo degli scrittori del “Caffe”, le idee divulgate dai fratelli Pietro e Alessandro Verri, da Cesare Beccaria, l’influenza della poesia politico-civile di G. Parini, il neoclassicismo di U. Foscolo.
I Romantici italiani, pertanto, si sforzarono di conciliare le manifestazioni più esasperate del Romanticismo europeo con la tradizione culturale italiana di matrice classicistica.
Il Romanticismo italiano, al di là della comune base concettuale, presenta due indirizzi fondamentali, insiti nella natura stessa del Romanticismo: l’indirizzo realistico ed oggettivo (legato all’analisi del dato reale); l’indirizzo lirico, patetico e soggettivo ( di influenza prevalentemente nord europea).
1 L’indirizzo realistico ed oggettivo si fa testimone di un’arte il più possibile aderente al “vero” storico. L’arte deve svolgere principalmente una funzione didascalica : deve contribuire alla formazione nel cittadino di una coscienza nazionale; deve contribuire al progresso civile della società. In questo senso il Romanticismo diede luogo ad una ricca produzione patriottica del Risorgimento ed ebbe quale massimo esponente A.Manzoni (a.Manzoni: l'arte deve avere il vero come soggetto,l'utile per scopo, l'interessante per mezzo).
2 L’indirizzo lirico e soggettivo fa riferimento ad un’arte individualistica, che sia la chiara espressione dei sentimenti dell’artista , dei suoi dissidi interiori, del suo profondo senso del dolore. Qesto filone ha come massimo esponente G.Leopardi, proseguirà nel cosiddetto “Secondo Romanticismo” e nel movimento della Scapigliatura.
Il Manifesto del Romanticismo italiano è rappresentato dalla “ Lettera semiseria di Grisostomo” (1816) di Giovanni Berchet pubblicata nel 1816, anno in cui apparve sul primo numero della rivista “ La Biblioteca italiana” un articolo di Madame De Stael dal titolo “ Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni” (gennaio 1818).
La Lettera sembra scritta sotto l’influenza stessa dell’articolo sull’utilità delle traduzioni, perché il Berchet, sotto lo pseudonimo di grisostomo, finge di inviare il figlio, che è lontano in un collegio, la traduzione di due Ballate del poeta tedesco Goffried Burger (1747-94) - Il cacciatore feroce e l’Eleonora- di argomento fortemente romantico per la presenza di elementi drammatici, avventurosi, lugubri. Tale occasione offre al Berchet lo spunto per affrontare il tema della nuova poesia romantica e per metterne in evidenza, con notevole rigore logico, la modernità e la superiorità sulla poesia classica.
L’articolo di Madame De Stael Madame de Staël (scrittrice francese di origini svizzere, Parigi 1766 – Parigi, 1817), pubblicato nel 1816, nella traduzione di Pietro Giordani, polemizzava con i classicisti italiani per la loro staticità nelle tematiche, ormai antiche, anacronistiche e ripetitive ; consigliava dunque ai letterati italiani di abbandonare le tematiche della mitologia greco-romana, giudicate oramai anacronistiche nel resto d’Europa, e prendere spunto dalle letterature europee, come quella inglese e tedesca, che rappresentavano grande innovazione e modernità. Fra i grandi sostenitori del Classicismo italiano che risposero all'articolo della De Staël, furono Pietro Giordani e Giacomo Leopardi.
G. Leopardi partecipò alla polemica classico-romantica dapprima, ancora adolescente, con una lettera indirizzata ai compilatori della “Biblioteca italiana”, che però non venne pubblicata, e nel 1818, quando scrisse il “Discorso di un italiano sulla poesia romantica”. In entrambi gli interventi Giacomo Leopardi si dichiara contrario alle traduzioni dei opere straniere, giudicate infarcite di descrizioni mostruose, assurde e fantastiche, tutte cose lontanissime dalla “vera, castissima, santissima, leggiadrissima natura”.
« Dovrebbero a mio avviso gl'italiani tradurre diligentemente assai delle recenti poesie inglesi e tedesche; onde mostrare qualche novità a' loro cittadini. »
(Madame de Staël, "Sulla maniera e l'utilità delle traduzioni", traduzione di Pietro Giordani)
Già al momento della sua pubblicazione, l’articolo di Madame De Stael apparve come una denigrazione della gloriosa tradizione culturale italiana, suscitando subito la sdegnosa reazione dei classicisti italiani. L’articolo si inserì nella celebre “polemica classico romantica” che vide contrapposti intellettuali classicisti, pronti a difendere l’integrità e il carattere nazionale della cultura italiana, ed intellettuali romantici, che ritennero giuste le critiche della De Stael, riconoscendo la decadenza italiana nel contesto della cultura europea ed impegnandosi a vivificarla e a modernizzarla. Gli intellettuali romantici in Italia ebbero come organo di divulgazione la rivista “Il Conciliatore” (1818-1819), così intitolato perché mirava a “conciliare i sinceri amatori del vero”, come scrisse il suo redattore capo, Silvio Pellico. Furono collaboratori del “Conciliatore” Giovanni Berchet, Ludovico Di Breme, Ermes Visconti, Pietro Borsieri, Federico Confalonieri. Erano uomini di idee liberali e ben presto attirarono i sospetti e l’intervento della censura austriaca. Così l’attività del “Conciliatore” fu sospesa dal governo austriaco nel dicembre 1819.
IL ROMANTICISMO (caratteri generali)
Il Romanticismo fu un vasto movimento di pensiero che caratterizzò le tendenze e le manifestazioni culturali europee della prima metà dell’Ottocento.
La genesi storico-filosofica va ricercata nella crisi dell’Illuminismo e nella delusione che fece seguito in Europa al fallimento degli ideali libertari innescati dalla Rivoluzione francese, fallimento testimoniato dapprima dall’assolutismo dell’Impero napoleonico, poi dal nuovo assetto geopolitico scaturito dalla Restaurazione.
In Inghilterra le tendenze preromantiche si manifestano già alla metà del Settecento nella poesia sepolcrale e notturna di autori come EDWARD YOUNG (Pensieri notturni 1774), THOMAS GRAY (Elegia scritta in un cimitero di campagna 1751), HORACE WALPOLE (Il castello di Otranto 1764), JAMES MACPHERSON (I Canti di Ossian, che egli fece passare per antico epos nordico; I Canti di Ossian furono noti in Italia dalla traduzione di Melchiorre Cesarotti). Queste opere narrano storie leggendarie d’amore e di morte che si svolgono sullo sfondo di una natura selvaggia e ostile, pervasa dal gusto del patetico, dell’orrido.
In Germania chiare tendenze preromantiche si ravvisano nella nascita del movimento STURM UND DRUNG (Tempesta e assalto), fiorito tra il 1770 e il 1785, derivando il titolo dal nome di un dramma di Friedrich Klinger (1752-1831). Tale movimento, che rifiutava il rigido accademismo della poetica neoclassica rivendicando l’assoluta libertà creativa del poeta, ebbe tra i maggiori teorici e sostenitori gli scrittori e filosofi Johann Georg Hamann (1730-88), e Johann Gottfried Herder (1744-1803), i quali delinearono la figura creativa e l'originalità spirituale del “genio” artistico in alternativa alla tradizionale cultura letteraria adagiatasi nelle proprie convenzioni borghesi. Nell’ambito dello Sturm und Drung fecero le prime esperienze poetiche J.Wolfang Ghoete e Friedrich Schiller.
In Italia tracce di tendenze preromantiche si avvertono alla fine del Settecento nelle opere di G. Parini e di V. Alfieri . Quest’ultimo, in particolare, polemizzando con gli esiti della Rivoluzione francese, aveva rivendicato l’importanza della componente spirituale, la sacralità di valori quali l’individualismo, il titanismo, l’amor di patria e il soggettivismo artistico, in contrapposizione all’egualitarismo, al razionalismo meccanicista, al determinismo della filosofia illuministica.
Attraverso l’opera di questi intellettuali “preromantici” entrano in circolazione ed acquistano forte rilevanza alcuni motivi ed atteggiamenti che vanno contro la letteratura del buon senso e del garbo, contro il classicismo della cultura salottiera e aggraziata dominante tra Settecento e Ottocento.
Il termine “Romantic” fu usato per la prima volta con connotazione dispregiativa dai razionalisti inglesi alla fine del Seicento in riferimento a narrazioni dal carattere fantastico e irreale. Ancora durante il Settecento razionalista il termine designava cose lontane dalla realtà, incredibili, “romanzesche”. La rivalutazione del vocabolo avviene in Francia per opera di J.J. Rousseau (1712-1778) che lo usò per indicare gli aspetti suggestivi di un paesaggio e le sensazioni patetico-malinconiche che il paesaggio suscitava nell’osservatore.
Questa identificazione tra “romantico” e “pittoresco, malinconico” venne ripresa in seguito d alcuni intellettuali tedeschi, che arricchirono di ulteriori sfumature di significato la parola: questa venne quindi a qualificare l’irrequieta sensibilità dei poeti moderni, che contrapponevano l’innocenza e la forza dei sentimenti alle rigide astrazioni dell’intelletto. I fratelli Schlegel in sede di critica letteraria usarono il termine “Romantico” per indicare la nuova poesia, ingenua , sentimentale ed infinita, contrapposta a quella dotta e stereotipata di imitazione classica. Madame De Stael, infine col suo libro “De l’Allemagne”, lo diffuse in tutta Europa.
CARATTERI FONDAMENTALI DEL ROMANTICISMO:
L’IRRAZIONALISMO, ESALTAZIONE DEL SENTIMENTO, FRATTURA TRA L’IO E IL MONDO
L’ESALTAZIONE DELL’INDIVIDUO, INTESO COME ESSERE UNICO E IRRIPETIBILE (ACCENTUATO INDIVIDUALISMO)
ESALTAZIONE DELL’EROE RIBELLE (TITANISMO)
ESALTAZIONE DELLE TEMATICHE RELIGIOSE E SPIRITUALISTICHE
MISTICISMO O PANTEISMO NEI CONFRONTI DELLA NATURA
RINNOVATO SENSO DI IDENTITA’ NAZIONALE; RISCOPERTA DEL VALORE DELLA STORIA E DELLE TRADIZIONI POPOLARI (STORICISMO)
L’ ARTE INTESA COME ASSOLUTA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE ; ESALTAZIONE DEL GENIO AL DI FUORI DELLE REGOLE. Nella prospettiva secondo la quale i Romantici intendono il sentimento, l’istinto, la fantasia intese come forze primarie, non soggette alle regole generali della ragione, confluiscono i concetti di “entusiasmo” e di “sublime”: il concetto di sublime è quello che caratterizza l’arte vera, dominata da sentimento, istinto e fantasia, che non produce un limpido diletto, ma al contrario genera un sentimento di smarrimento, struggimento ed inquietudine.
Il Romanticismo, che ebbe il suo centro di irradiamento in Germania, fu un fenomeno a carattere europeo; dunque, ciascuna nazione sviluppò una poetica romantica in conformità alla proprio contesto storico- politico e alla propria tradizione culturale.
In Germania, culla del R., questo movimento ebbe un carattere prevalentemente filosofico-mistico, fondato sulla nuova intuizione della realtà in “fieri” e proteso alla conquista dell’assoluto e dell’infinito: “la poesia romantica è in continuo divenire; anzi questa è la sua vera essenza: che può soltanto divenire, mai essere” (F. Schlegel, Frammenti, 1798).
Oltre ai fratelli Friedrich e August Schlegel, altro teorico tedesco della poesia romantica fu Friedrich Schiller, autore del saggio “ Sulla poesia ingenua e sentimentale” (1796); secondo Schiller la poesia moderna (romantica) si caratterizza essenzialmente come “sentimentale” in opposizione alla poesia “ingenua” e primitiva, che domina presso gli antichi. Mentre la poesia ingenua è “naturale” ed è legata agli oggetti della realtà sensibile attraverso un rapporto diretto, la poesia moderna (romantica, sentimentale) coglie la divaricazione tra reale e ideale, evoca l’indefinito, unifica il visibile e l’invisibile, rispecchia la condizione dilemmatica e drammatica dell’uomo contemporaneo.
Organo di diffusione del Romanticismo tedesco fu la rivista “Athenaeum” fondata e diretta da F.Schlegel.
Il Romanticismo inglese ebbe un carattere panico-nostalgico, volto a fondere l’Io individuale con la natura in un abbandono fiducioso e totale: la Natura intesa panteisticamente, può essere “letta” come terreno di rivelazione del divino o comunque di forze mistiche e metafisiche. A tal proposito ricordiamo: P.B. Shelley (1792-1822), e la sua celebre Ode to the west wind; W. Wordsworth e S. Coleridge, autori delle Lirycal Ballads la cui prefazione fu assunta come “ Manifesto” del Romanticismo inglese.
Altri interpreti del Romanticismo inglese furono J. Keats e G. Byron, cantore degli ideali di Patria, di libertà, di indipendenza.
Il movimento romantico francese, sorto più tardi rispetto a quello tedesco, ebbe tra i maggiori interpretiil poeta Alphonse de Lamartine, con le sue raccolte poetiche, e Victor Hugo. Il Romanticismo francese risentì dei principi della grande rivoluzione ed ebbe un carattere umanitario-sociale, volto all’affratellamento universale ed al riscatto dgli oppressi. Suo manifesto è considerata la prefazione alla tragedia Cromwell di V. Hugo.
La genesi storico-filosofica va ricercata nella crisi dell’Illuminismo e nella delusione che fece seguito in Europa al fallimento degli ideali libertari innescati dalla Rivoluzione francese, fallimento testimoniato dapprima dall’assolutismo dell’Impero napoleonico, poi dal nuovo assetto geopolitico scaturito dalla Restaurazione.
In Inghilterra le tendenze preromantiche si manifestano già alla metà del Settecento nella poesia sepolcrale e notturna di autori come EDWARD YOUNG (Pensieri notturni 1774), THOMAS GRAY (Elegia scritta in un cimitero di campagna 1751), HORACE WALPOLE (Il castello di Otranto 1764), JAMES MACPHERSON (I Canti di Ossian, che egli fece passare per antico epos nordico; I Canti di Ossian furono noti in Italia dalla traduzione di Melchiorre Cesarotti). Queste opere narrano storie leggendarie d’amore e di morte che si svolgono sullo sfondo di una natura selvaggia e ostile, pervasa dal gusto del patetico, dell’orrido.
In Germania chiare tendenze preromantiche si ravvisano nella nascita del movimento STURM UND DRUNG (Tempesta e assalto), fiorito tra il 1770 e il 1785, derivando il titolo dal nome di un dramma di Friedrich Klinger (1752-1831). Tale movimento, che rifiutava il rigido accademismo della poetica neoclassica rivendicando l’assoluta libertà creativa del poeta, ebbe tra i maggiori teorici e sostenitori gli scrittori e filosofi Johann Georg Hamann (1730-88), e Johann Gottfried Herder (1744-1803), i quali delinearono la figura creativa e l'originalità spirituale del “genio” artistico in alternativa alla tradizionale cultura letteraria adagiatasi nelle proprie convenzioni borghesi. Nell’ambito dello Sturm und Drung fecero le prime esperienze poetiche J.Wolfang Ghoete e Friedrich Schiller.
In Italia tracce di tendenze preromantiche si avvertono alla fine del Settecento nelle opere di G. Parini e di V. Alfieri . Quest’ultimo, in particolare, polemizzando con gli esiti della Rivoluzione francese, aveva rivendicato l’importanza della componente spirituale, la sacralità di valori quali l’individualismo, il titanismo, l’amor di patria e il soggettivismo artistico, in contrapposizione all’egualitarismo, al razionalismo meccanicista, al determinismo della filosofia illuministica.
Attraverso l’opera di questi intellettuali “preromantici” entrano in circolazione ed acquistano forte rilevanza alcuni motivi ed atteggiamenti che vanno contro la letteratura del buon senso e del garbo, contro il classicismo della cultura salottiera e aggraziata dominante tra Settecento e Ottocento.
Il termine “Romantic” fu usato per la prima volta con connotazione dispregiativa dai razionalisti inglesi alla fine del Seicento in riferimento a narrazioni dal carattere fantastico e irreale. Ancora durante il Settecento razionalista il termine designava cose lontane dalla realtà, incredibili, “romanzesche”. La rivalutazione del vocabolo avviene in Francia per opera di J.J. Rousseau (1712-1778) che lo usò per indicare gli aspetti suggestivi di un paesaggio e le sensazioni patetico-malinconiche che il paesaggio suscitava nell’osservatore.
Questa identificazione tra “romantico” e “pittoresco, malinconico” venne ripresa in seguito d alcuni intellettuali tedeschi, che arricchirono di ulteriori sfumature di significato la parola: questa venne quindi a qualificare l’irrequieta sensibilità dei poeti moderni, che contrapponevano l’innocenza e la forza dei sentimenti alle rigide astrazioni dell’intelletto. I fratelli Schlegel in sede di critica letteraria usarono il termine “Romantico” per indicare la nuova poesia, ingenua , sentimentale ed infinita, contrapposta a quella dotta e stereotipata di imitazione classica. Madame De Stael, infine col suo libro “De l’Allemagne”, lo diffuse in tutta Europa.
CARATTERI FONDAMENTALI DEL ROMANTICISMO:
L’IRRAZIONALISMO, ESALTAZIONE DEL SENTIMENTO, FRATTURA TRA L’IO E IL MONDO
L’ESALTAZIONE DELL’INDIVIDUO, INTESO COME ESSERE UNICO E IRRIPETIBILE (ACCENTUATO INDIVIDUALISMO)
ESALTAZIONE DELL’EROE RIBELLE (TITANISMO)
ESALTAZIONE DELLE TEMATICHE RELIGIOSE E SPIRITUALISTICHE
MISTICISMO O PANTEISMO NEI CONFRONTI DELLA NATURA
RINNOVATO SENSO DI IDENTITA’ NAZIONALE; RISCOPERTA DEL VALORE DELLA STORIA E DELLE TRADIZIONI POPOLARI (STORICISMO)
L’ ARTE INTESA COME ASSOLUTA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE ; ESALTAZIONE DEL GENIO AL DI FUORI DELLE REGOLE. Nella prospettiva secondo la quale i Romantici intendono il sentimento, l’istinto, la fantasia intese come forze primarie, non soggette alle regole generali della ragione, confluiscono i concetti di “entusiasmo” e di “sublime”: il concetto di sublime è quello che caratterizza l’arte vera, dominata da sentimento, istinto e fantasia, che non produce un limpido diletto, ma al contrario genera un sentimento di smarrimento, struggimento ed inquietudine.
Il Romanticismo, che ebbe il suo centro di irradiamento in Germania, fu un fenomeno a carattere europeo; dunque, ciascuna nazione sviluppò una poetica romantica in conformità alla proprio contesto storico- politico e alla propria tradizione culturale.
In Germania, culla del R., questo movimento ebbe un carattere prevalentemente filosofico-mistico, fondato sulla nuova intuizione della realtà in “fieri” e proteso alla conquista dell’assoluto e dell’infinito: “la poesia romantica è in continuo divenire; anzi questa è la sua vera essenza: che può soltanto divenire, mai essere” (F. Schlegel, Frammenti, 1798).
Oltre ai fratelli Friedrich e August Schlegel, altro teorico tedesco della poesia romantica fu Friedrich Schiller, autore del saggio “ Sulla poesia ingenua e sentimentale” (1796); secondo Schiller la poesia moderna (romantica) si caratterizza essenzialmente come “sentimentale” in opposizione alla poesia “ingenua” e primitiva, che domina presso gli antichi. Mentre la poesia ingenua è “naturale” ed è legata agli oggetti della realtà sensibile attraverso un rapporto diretto, la poesia moderna (romantica, sentimentale) coglie la divaricazione tra reale e ideale, evoca l’indefinito, unifica il visibile e l’invisibile, rispecchia la condizione dilemmatica e drammatica dell’uomo contemporaneo.
Organo di diffusione del Romanticismo tedesco fu la rivista “Athenaeum” fondata e diretta da F.Schlegel.
Il Romanticismo inglese ebbe un carattere panico-nostalgico, volto a fondere l’Io individuale con la natura in un abbandono fiducioso e totale: la Natura intesa panteisticamente, può essere “letta” come terreno di rivelazione del divino o comunque di forze mistiche e metafisiche. A tal proposito ricordiamo: P.B. Shelley (1792-1822), e la sua celebre Ode to the west wind; W. Wordsworth e S. Coleridge, autori delle Lirycal Ballads la cui prefazione fu assunta come “ Manifesto” del Romanticismo inglese.
Altri interpreti del Romanticismo inglese furono J. Keats e G. Byron, cantore degli ideali di Patria, di libertà, di indipendenza.
Il movimento romantico francese, sorto più tardi rispetto a quello tedesco, ebbe tra i maggiori interpretiil poeta Alphonse de Lamartine, con le sue raccolte poetiche, e Victor Hugo. Il Romanticismo francese risentì dei principi della grande rivoluzione ed ebbe un carattere umanitario-sociale, volto all’affratellamento universale ed al riscatto dgli oppressi. Suo manifesto è considerata la prefazione alla tragedia Cromwell di V. Hugo.
Comunicazione agli alunni V F
Di imminente pubblicazione post sul Romanticismo. Saluti, la prof
giovedì 6 ottobre 2011
COMUNICAZIONE AGLI ALUNNI VF
SABATO 08 OTTOBRE LEZIONE DI ITALIANO . Ribadisco l'assegno : La polemica classico-romantica, pp. 204-208 + ripetizione generale + controllo quadernoni.
Saluti, la Prof
Saluti, la Prof
Iscriviti a:
Post (Atom)