lunedì 9 febbraio 2015

FACCIAMO IL PUNTO SU: G.CARDUCCI (1835-1907), LA PRODUZIONE LETTERARIA

IL CLASSICISMO LETTERARIO GIOVANILE ("GIACOBINO") : IUVENILIA, LEVIA GRAVIA, GIAMBI ED EPODI
GIAMBI ED EPODI
Raccolte in volume nel 1882, le poesie di Giambi ed Epodi rappresentano al meglio il Carducci “giacobino”, repubblicano e anticlericale. L’ultima composizione inseritavi è del 1879, l’anno della “conversione” monarchica e della riconciliazione con le istituzioni. Il titolo, che accosta due titoli pressoché sinonimi, allude alle poesie satiriche di Orazio di metro prevalentemente giambico, riunite nell’ Epodon liber (“Libro degli epòdi”), assunte come modello di invettiva politica e civile. Il principale obiettivo dello sdegno del poeta è il “tradimento” degli ideali risorgimentali perpetrato dallo Stato unitario, quando, come scrisse lo stesso Carducci nella prefazione dell’opera, “l’Italia ebbe inoculato il disonore: cioè la diffidenza e il disprezzo di se stessa, il discredito e il disprezzo sogghignante delle altre nazioni”. Di qui l’ammirazione (peraltro non ricambiata) per Mazzini, e la contrapposizione delle grandi idealità rappresentate dalla rivoluzione francese alla miseria morale del presente. ”Sono acerbe parole queste ch’io scrivo, lo so”, diceva ancora il poeta nella prefazione, “Ma anche so che per un popolo che ha nome dell’Italia non è vita […] non avere né un’idea né un valore politico, non rappresentare nulla, non contar nulla, essere in Europa quello che è il matto nel gioco de’ tarocchi: peggio […], essere un cameriere che chiede la mancia a quelli che si levano satolli dal famoso banchetto delle nazioni, e quasi sempre, con la scusa del mal garbo, la mancia gli è scontata in ischiaffi”.
[Fonte bibl.: Giambi ed Epodi, in G. Carducci, Opere, III, Zanichelli, Bologna 1935-1940]

IL CLASSICISMO LETTERARIO DELLA MATURITA': RIME NUOVE, ODI BARBARE, RIME E RITMI

RIME NUOVE (105 poesie composte tra il 1861- 1887)
Pubblicato in edizione definitiva nel 1887, il volume accoglie poesie scritte tra il 1861 e il 1887, e suddivise in nove libri, secondo affinità talvolta metriche, talvolta tematiche. Ad esempio, i sonetti sono raccolti nel libro II e le odi saffiche nel libro IV. Il libro III riunisce le liriche di natura “privata”, d’amore o di dolore, e il libro V ospita in prevalenza poesie ispirate a ricordi autobiografici. Nei libri VI e VIII trovano posto le rievocazioni di carattere storico, e il libro VII è occupato per intero dai sonetti di Ça ira, dedicati alla rivoluzione francese. I libri I e IX sono costituiti ciascuno da una sola poesia, rispettivamente Alla rima e Congedo. Il volume accoglie inoltre numerosi traduzioni da poeti stranieri, soprattutto tedeschi, in particolare Goethe ed Arrigo Heine. Il dato unificante dell’intera raccolta è comunque di carattere tecnico: si tratta infatti dell’uso della rima, presente in tutte le poesie ( mentre risulta completamente assente nelle Odi barbare).
Rispetto ai Giambi ed Epodi la disposizione di Carducci appare qui più distesa e più incline a vedere nella poesia una forma di consolazione. Ciò si avverte soprattutto nelle liriche scritte tra il 1871 e il 1880, durante la relazione con Carolina Cristofori Piva.
[Fonte bibl.: Rime nuove, in G. Carducci, Opere, III, cit.]

LO SPERIMENTALISMO CARDUCCIANO: ODI BARBARE (50 liriche tra il 1873-1889)

L’edizione definitiva delle Odi barbare (1893) raccoglie le Odi barbare del 1877, le Nuove odi barbare del 1882 e le Terze odi barbare del 1889. Il titolo è spiegato dallo stesso Carducci in una nota all’edizione del 1877: “Queste odi poi le intitolai barbare, perché tali sonerebbero agli orecchi e al giudizio dei greci e dei romani, se bene volute comporre nelle forme metriche della loro lirica, e perché tali sonerebbero pur troppo a moltissimi italiani, se bene composte e armonizzate di versi e accenti italiani”. Il dato più rilevante della raccolta è certamente la sperimentazione metrica, rivolta a riprodurre le cadenze e i ritmi della versificazione classica, seguendo prevalentemente i sistemi metrici che furono di Orazio e cercando di imitare, col gioco degli accenti, gli schemi metrici quantitativi della poesia latina e greca, basati sulla “durata” (quantità) delle sillabe (sillabe lunghe - sillabe brevi). Nelle Odi barbare il Carducci si sforza di far coincidere l’accento ritmico quantitativo con l’accento tonico della metrica italiana, conciliando così la metrica quantitativa antica con la metrica accentuativa moderna.
Per quanto riguarda i temi, a un gruppo omogeneo di poesie dedicate alla civiltà romana si affiancano le consuete rievocazioni storiche, - attraversate dall’ideale di “Nemesi”, una Provvidenza laica, per cui le colpe dei tiranni e dei conquistatori ricadono sui loro discendenti, che ne pagano il fio – e alcune composizioni di carattere privato e autobiografico. L’interesse di Carducci per l’imitazione dei metri classici è testimoniato anche dall’antologia La poesia barbara nei secoli XV e XVI, da lui curata nel 1881.
[Fonte bibl.: Odi barbare, in G. Carducci, Opere, IV, cit.]

RIME E RITMI (29 poesie composte tra il 1887 -1889)
Pubblicato nel 1889, il volume raccoglie l’ultima produzione poetica di Carducci, sia le poesie rimate in metri tradizionali, sia le poesie barbare. Gli argomenti sono di vario genere, ma non escono dai consueti schemi della commemorazione storica e della “confessione” autobiografica. Vi si accentuano, semmai, le riflessioni sulla morte e l’intensificarsi delle movenze oratorie nei versi celebrativi (sintomatiche, da questo punto di vista, odi celebri e troppo lodate come Piemonte o La chiesa di Polenta). Il volume si chiude con uno stornello d’addio che dichiara la fine dell’attività poetica: “Fior tricolore, | tramontano le stelle in mezzo al mare | e si spengono i canti entro il mio core”.
[Fonte bibl.: Rime e ritmi, in G. Carducci, Opere, IV, cit.]

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