martedì 15 ottobre 2013

TIPOLOGIA A : ANALISI TESTUALE - PROMESSI SPOSI, CAP. XI, rr.1-73 (dall'elaborato di Jessica Tedesco, II E - a.s. 2012-13)


ANALISI DEL TESTO 1-Il brano in esame è tratto dall'undicesimo capitolo dei “Promessi Sposi", il capolavoro di Alessandro Manzoni, poeta , scrittore e drammaturgo italiano dell'Ottocento (1785-1873). Il testo ha inizio con l'immagine dell'attesa nervosa di Don Rodrigo all'interno del suo sinistro palazzo: egli aspetta impazientemente il ritorno dei suoi bravi guidati dal Griso, che nella notte avrebbero dovuto rapire Lucia Mondella. Don Rodrigo scorge dalla finestra i suoi fedeli sgherri e, non vedendo Lucia, inizia ad agitarsi. L'istinto di rimproverare il Griso è molto forte, infatti il signorotto accoglie il bravo con urli e improperi “signore spaccone, signor capitano, signor lascifareame”( cap 11, rr.33-34)senza neppure attendere che questi fornisca le sue motivazioni.Subito dopo, infatti, si pente del suo comportamento eccessivamente impetuoso, e gli rivela le faccende da eseguire il giorno seguente. Entrambi poi, stanchi, vanno a dormire. Questo brano può essere suddiviso in tre principali nuclei narrativi o macrosequenze. Nella prima parte, quella iniziale ( ivi, rr. 1-28), notiamo la presenza di una lunga sequenza descrittivo-riflessiva caratterizzata dall’immagine di Don Rodrigo che attende nervosamente i bravi e il Griso. Nella parte centrale del brano prevalgono le sequenze dialogiche relative alla serrata discussione fra Don Rodrigo e il Griso. Nella parte finale, invece, emerge la sequenza riflessiva in cui il narratore onnisciente espone le sue considerazioni riguardo agli episodi accaduti e consola ironicamente il Griso per i maltrattamenti ricevuti “Va' a dormire, povero Griso, che tu ne devi avere bisogno” (ivi, rr. 66-73). IL RITMO della narrazione appare nel complesso vario e mutevole per l’alternarsi di sequenze descrittive, narrative, dialogiche e riflessive. In apertura del testo, come anche in conclusione il ritmo è pacato e lento per la presenza di sequenze descrittive e riflessive (vedi il monologo interiore di don Rodrigo, la digressione del narratore onnisciente). Altrove esso appare più veloce e serrato, in corrispondenza dei dialoghi e del discorso raccontato (sequenze narrative) che rivelano ulteriori sviluppi della vicenda. IL NARRATORE, A. Manzoni, è esterno (eterodiegetico) infatti non partecipa alla vicenda, ed è onnisciente, poiché conosce tutto dei personaggi, persino i pensieri: ciò è evidente, in particolare, nella celebre digressione finale in cui il narratore interviene nella storia rivolgendosi direttamente al Griso. Nel brano non ricorrono analessi, mentre una breve prolessi appare alle righe 55-62, per questo fabula e intreccio non sempre coincidono. 2-> I PERSONAGGI principali presenti nel brano sono Don Rodrigo e il Griso, entrambi protagonisti della vicenda ( rispettivamente “protagonista” e “deuteragonista” o “secondo protagonista”). Tra di loro c'è un legame molto stretto, di malvagia complicità. Ovviamente, il personaggio dominante tra i due è Don Rodrigo. Questi si presenta dall’indole autoritaria e impulsiva, lo deduciamo dal modo in cui accoglie il Griso. "Ebbene - gli disse, o gli gridò - signore spaccone, signor capitano, signor lascifareame?"(ivi, rr. 33-34). Con questa frase assai pungente ed ironica Don Rodrigo esprime tutta la sua indignazione, la sua disapprovazione per come il Griso aveva svolto i suoi doveri. Dopo aver ascoltato le ragioni e le giustificazioni del Griso, Don Rodrigo attenua la propria ira confidando nei risvolti dei giorni successivi "[...] lasciò andare anche il Griso, congedandolo con molte lodi, [...]." ( ivi, r.63) Il Griso, che è il capo dei bravi, al rientro al palazzotto appare molto turbato, e soprattutto mortificato per non aver potuto soddisfare i disdicevoli ordini del padrone : "L' è dura - rispose il Griso, restando con un piede sul primo scalino - L'è dura di ricever de’ rimproveri, dopo aver lavorato fedelmente, e cercato di fare il proprio dovere, e arrischiata anche la pelle" (ivi 35-37). Il fatto che il losco personaggio rimanga con il piede sul primo scalino, ci trasmette la sua insicurezza, la sua esitazione a presentarsi dinanzi al padrone ed affrontare le sue ire. Infatti si decide ad entrare nella stanza solo dopo la frase di Don Rodrigo: "Com'è andata? Sentiremo, sentiremo" (ivi, r. 38). 3-L’alternanza di sequenze descrittive, riflessive, dialogiche e narrative fa sì che il IL TEMPO DELLA STORIA non sempre coincida con il tempo del racconto, ed è proprio per questa ragione che il ritmo della narrazione appare mutevole. Solo in presenza delle sequenze dialogiche il tempo della storia coincide con quello del racconto. La vicenda narrata nel brano si svolge all’interno del palazzo di Don Rodrigo, nella notte del 10 novembre 1628. Sono trascorsi tre giorni dall’incontro di Don Abbondio con i bravi (7 novembre 1628, tramonto). 4-IL NARRATORE E' ONNISCIENTE in quanto possiede una conoscenza illimitata di ciò che narra. Il brano è scritto in terza persona, per questo definiremo il Manzoni un narratore eterodiegetico. 5-Nelle prime tre righe del brano è presente un’ efficace similitudine: "Come un branco di segugi, dopo aver inseguita invano una lepre, [...]" con la quale il Manzoni paragona la compagnia dei bravi ad un brano di segugi e la povera Lucia ad una lepre. Ciò fa comprendere la profonda delusione dei bravi che ritornano al padrone come cani bastonati, senza la preda tanto agognata. Del resto Lucia rappresenta l'oggetto del desiderio per cui i personaggi lottano all'interno del romanzo. "[...] lo concio per il dì delle feste." (ivi 45-46): è questa una metafora che ben esprime, con particolare intensità espressiva, il grande desiderio di Don Rodrigo di farla pagare a colui che ha osato mandare a monte il suo piano. Il Manzoni, nella parte finale del brano, ironizza sulla figura del Griso: lo consola dei maltrattamente subiti, ironizza sul fatto che egli fosse stanco, sul fatto che avrebbe potuto rischiare grosso. Lo fa per sottolineare il contrasto tra le parole intenerite del narratore e la gravità della condotta del personaggio a cui esse sono rivolte : non dimentichiamo che il Griso è il più turpe dei loschi personaggi che circondano Don Rodrigo. Per il Manzoni egli non merita alcuna comprensione, ma solo biasimo. 6-IL TEMA DOMINANTE del brano è quello della Provvidenza, la “provvida sventura”. Ancora una volta è proprio la Provvidenza a tessere i fili degli eventi e a fare in modo che Lucia, nella “notte degli imbrogli” non cada nella trappola di Don Rodrigo.

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